Rcs vola in borsa, ma per gonfiare il titolo bastano 5 milioni

Rcs vola in borsa, ma per gonfiare il titolo bastano 5 milioni

Un agosto con le bollicine per Rcs. In un mese il titolo ha guadagnato il 120% sfondando la soglia di un euro per azione – oggi ha chiuso a 1,06 euro, +24,7% – ma da venerdì scorso l’impennata è stata dell’81 per cento. C’è da dire che i volumi scambiati oggi, 4,6 milioni di euro, rappresentano appena lo 0,6% della capitalizzazione, pari a 761,8 milioni di euro: Piazza Affari è diventata davvero un deserto, se per influenzare l’andamento dell’editore del Corriere della Sera bastano soltanto cinque milioni di euro.

Il motivo dello strano rapporto tra le piccole operazioni e i grandi guadagni sta nel flottante: soltanto il 16,4% del capitale sociale, cioè 120 milioni di euro, è libero. Dopo l’uscita di Della Valle, lo scorso aprile, il patto di sindacato vincola il 58,1% delle azioni, ma subito dietro il blocco Mediobanca-Fiat-Pirelli-Intesa ecc ecc c’è l’imprenditore della sanità lombarda Giuseppe Rotelli, al 13 per cento. Rcs praticamente non è contendibile, anche se il lancio di un’eventuale Opa, ai prezzi correnti, non sarebbe neanche troppo oneroso: chi volesse accaparrarsi il 30% di Rcs dovrebbe sborsare poco più di 250 milioni di euro, valutando il titolo a 1,2 euro per azione. 

Peanuts, noccioline, si direbbe. Più difficile, invece, capire chi stia rastrellando: il mercato o le proverbiali mani forti? Secondo un report di Mediobanca, che è anche primo azionista di Rcs (al 14,2%), l’eventualità di un aumento di capitale da 400 milioni di euro potrebbe essere sventata grazie a un piano di cessioni da 450 milioni di euro. Oltre alla casa editrice francese Flammarion, da tempo in cerca di acquirenti, si punta a un partner industriale per le attività spagnole di Unidad Editorial, che pubblica El Mundo, Expansion e Marca, e alla cessione dell’internet company Dada.

Funzionerà? Sarà mai attuato? Non è dato sapere, ma una cosa è certa: i soci non hanno alcuna intenzione di mettere mano nuovamente al portafoglio. In primis Piazzetta Cuccia, già impegnata a portare a termine l’operazione Unipol-Fonsai, che riprenderà la prossima settimana con l’avvio dell’asta dell’inoptato seguito all’aumento di capitale chiuso a inizio agosto.

Rcs ha chiuso il primo semestre del 2012 in perdita per 427 milioni (-19,5% rispetto allo stesso periodo del 2011) sia per via dei ricavi in calo del 10% sul primo semestre 2011 a quota 799 milioni, sia a causa delle pesanti svalutazioni delle attività immateriali, per altri 305,4 milioni di euro. A preoccupare maggiormente gli azionisti è il debito, in salita a 1 miliardo di euro (938 milioni al 30 giugno 2011), oltre alla contrazione dei ricavi pubblicitari a quota 332,8 milioni (-12,6% rispetto al 2011). Insomma, si prospetta un autunno caldissimo per Pietro Scott Jovane, ex numero uno di Microsoft Italia nominato amministratore delegato di Rcs lo scorso luglio. Nel frattempo la Consob ha messo gli occhi sull’operatività del titolo, per capire se gli scambi sono concentrati oppure diffusi, e quali sono gli intermediari coinvolti nel rally agostano di via Solferino. 

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