Sarmiento, un bronzo nel taekwondo strappato al calcio

Sarmiento, un bronzo nel taekwondo strappato al calcio

Un bronzo dedicato a Sofia. La compagna di Mauro Sarmiento, presto moglie, e in dolce attesa fino a gennaio, è Veronica Calabrese, pugliese di Mesagne che grazie al taekwondo ha conosciuto il suo Mauro. Compagni di nazionale e nella vita. Sarmiento l’ha promesso, voleva sposarsi con la medaglia al collo. Non sarà d’oro come sperava, ma di bronzo.

La storia dell’azzurro è quella di un talento strappato al calcio. Giocava a Casoria, su uno dei tanti campetti di periferia di Napoli e ancora oggi se lo chiamano non rinuncia a una partita a calcetto. A dieci anni è una cosa normale e le alternative non sono poi così tante. Poi un giorno il padre, vigile urbano del paese dell’hinterland partenopeo, lo presenta a un maestro di taekwondo che aveva la palestra sotto casa sua. «Già – dice sempre lui – perché i miei non mi avrebbero potuto accompagnare con la macchina lontano e sotto casa ho conosciuto lo sport che oggi amo e grazie al quale ho incontrato la mia futura moglie».

Argento a Pechino 2008, bronzo a Londra 2012, il taekwondo ha sempre attecchito all’ombra del Vesuvio se è vero che la prima medaglia è targata 1988 quando lo sport era ancora dimostrativo e la vinse il maestro D’Oriano che oggi gestisce una palestra a Ponticelli.

Ventinovenne caporal maggiore dell’esercito con una grande passione: il Napoli. Non c’è torneo in giro per il mondo che non lo veda immediatamente informarsi del risultato degli azzurri. «Sono sfegatato, il Napoli mi fa dannare». Un sogno olimpico vissuto sin dal primo giorno. È partito da solo alla volta di Londra soltanto per prender parte alla cerimonia di apertura dei Giochi di Londra 2012, poi è rientrato in Italia per poi ripartire e disputare le sue gare in programma al termine della seconda settimana delle Olimpiadi.

Per gli amici è “O’ luong”, per la famiglia è “Maurì”, per l’Italia è una grande scoperta. Per la moglie una grande sofferenza quando gareggia. Cosa ricambiata perché entrambi dicono «Mi fa più male vedere lui/lei che gareggia che essere io sul tatami». E per caricarsi una canzone su tutte: “Non mollare mai” di Gigi D’Alessio. «Una canzone che sembra fatta per noi atleti». Se non è D’Alessio, l’ultimo dei neomelodici, è sicuramente musica napoletana per portare il calore del Vesuvio in giro per il mondo. Durante la sfilata della cerimonia d’apertura lui, Russo, Occhiuzzi, Avola hanno sfilato dietro un tricolore goliardico con la scritta Benvenuti al sud. Lo stesso sbandierato da Occhiuzzi sul podio della sciabola a squadre dove con Tarantino ed Avola hanno vinto il bronzo. E Napoli non ha tradito portando la terza medaglia nel carniere azzurro.