Dismissioni e mutui, ecco i conti della Firenze di Renzi

Dismissioni e mutui, ecco i conti della Firenze di Renzi

Aggiornamento 29 novembre ore 19.40

La procura di Firenze ha aperto un fascicolo sulle indenità e i premi che, a partire dal 2011, i dipendenti pubblici del Comune hanno percepito come “salario accessorio”. L’azione della pubblica accusa è basata sugli atti trasmessi dalla Corte dei Conti della Toscana, nata da una segnalazione degli ispettori del ministero dell’Economia che, dopo una serie di accertamenti in numerosi Comuni sulla ”contrattazione decentrata”, mossero appunti sull’applicazione delle regole con cui a Firenze è stata stabilita l’entità del fondo per la contrattazione integrativa dei dipendenti comunali, riferisce l’agenzia Ansa. Sempre l’Ansa riferisce che gli accertamenti della Corte dei Conti della Toscana, condotti dalla guardia di finanza, riguardano la ”entità aggiuntiva degli stipendi conferita oltre a quella fissata dai contratti nazionali” ai dipendenti comunali, che attualmente sono 4.800, per un ammontare di 50 milioni di euro. Sui riflessi che i rilievi del ministero possono avere sugli stipendi dei dipendenti comunali ci sono stati anche incontri fra i sindacati e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. 

Il conto alla rovescia per il tour elettorale di Matteo Renzi è iniziato. Il 13 settembre partirà da Verona il giro d’Italia in camper del candidato alle primarie del centrosinistra. «Come farà ad amministrare la città in questi tre mesi di viaggio?» si chiedono i critici. Come l’ha amministrata finora? È questa, invece, la domanda da porsi, alla luce delle ambizioni politiche del “rottamatore”.

Sulla testa di ogni fiorentino grava un debito di circa 1.300 euro, ma ovviamente non tutto si è formato sotto la guida di Renzi, ai piani alti di Palazzo Vecchio dal maggio 2009. Dal 2008 a oggi le spese correnti sono rimaste pressoché costanti, come salta subito all’occhio dai grafici di Open Data, piattaforma fortemente voluta dal sindaco e realizzata in collaborazione con Wikitalia: si passa dai 490 milioni dell’ultimo anno della gestione di Leonardo Domenici ai 486 dell’anno scorso, mentre le entrate vanno dai 732 milioni di tre anni fa alle 664 dell’anno scorso. Dai dati pubblici si scopre ad esempio che i cittadini che fanno Rossi di cognome sono 1.543 (i Bianchi sono al secondo posto con 962), ma non è possibile risalire – alla faccia del pur meritevole tentativo di rendere facilmente fruibili i “numeri” dell’amministrazione – a due parametri di fondamentale importanza per capire come sono state spese le inesauribili energie di Renzi: i debiti. L’indebitamento netto nel consuntivo 2011 è di 533 milioni di euro, in discesa rispetto ai 546 milioni del 2010, ma in salita sui 495 milioni del 2009, mentre il debito – dal 2009 al 2012 – è aumentato di ben 126 milioni di euro, dai 627 del 2009 ai 753 milioni di euro registrati l’anno scorso (+20%). Prendendo come base il debito del 2004 (652 milioni di euro), anno finale del suo secondo mandato, Domenici è invece riuscito a ridurlo del 3,79% (a quota 627.261.099 euro). 

Debiti al 31 dicembre 2011 (Fonte: Relazione giunta rendiconto 2011)

Proprio per i dissidi insanabili sulla gestione finanziaria della città che ha dato i natali a Giotto, Donatello e Brunelleschi, esattamente come i sindaci star De Magistris e Orlando, Renzi ha dovuto affrontare la grana delle dimissioni dell’assessore al Bilancio Claudio Fantoni. Il motivo, passato un po’ sottotraccia, sta nelle 52 delibere “fuori sacco”, cioè senza il parere di regolarità contabile, che l’enfant prodige del Pd ha chiesto di approvare nel corso di una riunione straordinaria di giunta convocata alla fine dello scorso maggio. Molte delle quali riguardavano la variazione della destinazione d’uso degli immobili per la vendita. Il parere degli uffici tecnici, dicono i bene informati, sembra sia arrivato il giorno dopo la riunione, ma sia stato retrodatato. «Ho continuato a svolgere ostinatamente il lavoro affidatomi sin dalle ultime ore, ma ad oggi con particolare riferimento ad insanabili divergenze in ordine alle procedure e alle azioni da mettere in atto relative alla gestione economica/finanziaria dell’ente, quindi alla sicurezza dei conti, non posso che considerare venute meno le condizioni perché io possa proseguire coerentemente nell’esercizio delle deleghe affidatemi», si legge nel comunicato diffuso da Fantoni dopo l’uscita. 

Assieme alle alienazioni immobiliari, i mutui sono uno dei tasti dolenti sui quali più volte è intervenuta l’opposizione in consiglio comunale. «Dall’inizio del mandato sono stati contratti mutui per 232 milioni di euro, ma solo 140 milioni sono stati restituiti, aumentando così di circa 90 milioni l’indebitamento totale, obbligando il Comune di Firenze, per tornare sotto la soglia del 4% imposta dal Governo, ad azzerare totalmente nuovi mutui a partire dal 2014, guarda caso l’anno in cui Renzi finirà il suo mandato di Sindaco», denunciava lo scorso aprile il consigliere di Sel, Tommaso Grassi. Renzi, tuttavia, dice di avere un asso nella manica: se il Governo non cambierà i parametri del patto di stabilità, si procederà alla vendita di Toscana Energia, controllata al 51% da un pool di una ventina di Comuni (Firenze è al 20,6%) e al 48% da Snam, che si occupa della distribuzione del gas e ha chiuso l’ultimo anno con un utile di 26,7 milioni di euro, con un dividendo da 4,3 milioni per Palazzo Vecchio. Soldi a cui, in caso di emergenza, Renzi potrebbe rinunciare. Ornella Del Zordo, capogruppo della lista civica perUnaltracittà, spiega a Linkiesta: «Lo scostamento tra le previsioni di entrata rispetto al consuntivo è nell’ordine del 75%, quindi è stato costretto a ridimensionare tutto, per questo sono stati tagliati i servizi sociali e alla persona per 2 milioni di euro». Nel piano d’investimenti 2012-2014 sono previsti mutui per 90 milioni di euro. Parte di essi andrà a finanziare la linea 2 e 3 della famigerata tramvia, per completare la quale sono stati iscritti nel bilancio del triennio 37,6 milioni di euro, dei quali 14 via mutuo e altri 21,9 grazie alle alienazioni immobiliari. 

Il piano di dismissioni previsto nel programma 2012-2014 dà una misura tangibile dell’ottimismo di Renzi. Se nel 2011 sono stati venduti palazzi storici per un controvalore di 24 milioni di euro – e una plusvalenza di 4 milioni – la cifra per il 2012 sale a 38 milioni, a 40 per il 2013 e addirittura a 46 milioni nel 2014, per un totale di 125 milioni in tre anni. A leggere la relazione della giunta sul consuntivo 2011, tuttavia, si scopre che su 127 milioni di entrate previste grazie ad alienazioni e trasferimenti (Titolo IV), sono entrati nelle casse di Palazzo Vecchio soltanto 52 milioni. Non solo: dei 17 milioni di euro stralciati dai residui attivi (i crediti che il Comune vanta ma non ha ancora incassato), che ammontano a 147,9 milioni, 3,4 milioni si riferiscono alla «vendita di un immobile posto in via Giambologna non andata a buon fine». La speranza di una ripresa del mercato immobiliare – Firenze rimane una città attraente per i ricchi che parlano russo o cinese – è dunque l’ultima a morire. Tanto che dall’entourage di Renzi sottolineano come non sia un caso che il sindaco abbia fortemente voluto ospitare in città il numero uno di Gazprom, oppure abbia incontrato, in una missione in India, l’industriale Ratan Tata. E come ci siano colloqui in corso per la trasformazione dell’area dell’ex teatro comunale in un albergo costruito, per l’appunto, da un russo. «Il momento non è dei più facili», ammette Alessandro Petretto, assessore al Bilancio, che afferma: «Non è vero che le stime sono ottimistiche. Firenze è un investimento attrattivo soprattutto per gli stranieri». 

Una capriola finanziaria del sindaco stilnovista riguarda il salvataggio della Fondazione teatro del maggio musicale fiorentino, da lui presieduta, che ha perso 8,8 milioni di euro nel 2010 e altri 6,3 nel 2011. Per evitare il commissariamento, il Comune ha stanziato 26 milioni di euro come quota parte della Fondazione nel nuovo Auditorium parco della musica, che sorgerà su un terreno che non è ancora di proprietà del Comune, ma di Rfi (gruppo Ferrovie dello Stato). «Si tratta di un’operazione azzardata non solo perché il terreno non è del Comune, ma anche perché l’immobile è ancora in costruzione, quindi sostanzialmente stiamo cedendo una cosa che non abbiamo», denuncia De Zordo. Anche perché la variante urbanistica per cambiare la destinazione d’uso delle Officine Ferroviarie di Porta a Prato, condizione negoziata con Rfi per la cessione del terreno su cui sorge l’Auditorium.

La macchina amministrativa della città adagiata sulle rive dell’Arno, a fine 2011, contava 4.981 dipendenti, di cui 47 dirigenti, che costano ai fiorentini poco meno di 200 milioni di euro l’anno (190.922.266,70 euro). Significa uno stipendio medio di 38mila euro l’anno, 3mila euro al mese. È però sulle consulenze alle partecipate – circa 7,5 milioni di euro l’anno nel 2009 e 2010 – che continua a scagliarsi Marco Stella, capogruppo del Pdl in consiglio comunale, così come i voli in business class di Renzi, costati 29mila euro in un anno e mezzo. Di questi giorni, invece, le polemiche sui 20 milioni di euro spesi in consulenze tra il 2004 e il 2009, quando il rottamatore sedeva sulla poltrona di presidente della Provincia di Firenze. 

Sulle partecipate, la parola d’ordine è una sola: vendere. La Quadrifoglio, società che gestisce i rifiuti fiorentini, controllata dal Comune per l’80% circa, la Ataf Spa, società dei trasporti (82% di partecipazioni comunali) e la Centrale del Latte sono in via di dismissione. La Ataf era una voragine per Firenze: 247,4 milioni di euro euro di debito al 2010, in aumento rispetto al 2009 (216,5 milioni di euro) e largamente oltre i 164 milioni del 2008. E anche se un merito si può trovare nell’attivo di bilancio del 2010 (un utile di 9.402 euro), restano le perdite di 4,5 milioni del 2009, quasi raddoppiate rispetto ai 2,3 milioni del 2008. In ogni caso non è più un problema del Comune: per 19,7 milioni di euro, il ramo Ataf Gestione Srl è stata venduta al gruppo Ferrovie dello Stato, il passaggio è previsto per il prossimo mese.

Con la Ataf se ne dovrebbe andare anche la Gest Spa, controllata per il 49% dalla stessa Ataf e per il 51% dalla francese Ratp, che probabilmente salirà al 100 per cento. In stallo, invece, la trattativa con Granarolo per la cessione della Centrale del Latte Firenze Pistoia e Livorno, controllata al 42%, che lascia al 2011 l’enorme debito di 70 milioni di euro, comunque diminuzione rispetto ai 71 milioni del 2010 e i 76 milioni del 2009. «Il problema della Mukki è l’impegno con il consorzio del Mugello, dal quale acquista latte a condizioni fuori mercato per sostenere l’area».

La Quadrifoglio, infine, ha registrato un incremento del debito di più di 20 milioni di euro tra il 2009 e il 2011, passando dai 69 milioni agli 89 milioni di euro. Ad aumentare è anche il personale: da 894 dipendenti del 2008 ai 976 del 2011, che ha portato il costo del lavoro da 43 milioni del 2008 ai 47,8 milioni del 2011. «Il debito è dovuto ad una serie di investimenti che sono stati fatti per la costruzione di nuovi impianti», osserva Petretto, che spiega: «Per quanto riguarda il personale, non lo considero fuori quota rispetto alle altre partecipate». La Quadrifoglio sta attraversando una fase di trasformazione, a seguito della concentrazione industriale che avverrà nell’area relativa a Toscana Centro, società costituita nel 2011 per la programmazione, organizzazione e controllo delle attività delle società dei rifiuti nelle provincie di Firenze, Prato e Pistoia.

Infine ci sono Casa Spa, controllata al 59% dal Comune, si occupa di gestione e manutenzione dell’edilizia residenziale pubblica: 33,6 milioni di euro di debiti nel 2011, 31,5 milioni di euro nel 2010, in aumento dai 25 milioni circa dell’anno precedente, e Firenze Parcheggi che, con una partecipazione comunale del 49% circa, conta debiti per 17,5 milioni di euro al 2011 (sostanzialmente invariati rispetto al 2010 e al 2009) ma un utile di 76 mila euro, il primo anno chiuso in positivo dopo le perdite del 2010, che ammontavano a quasi un milione e mezzo di euro. Sarà di buon auspicio per il probabile futuro leader del centrosinistra?

antonio.vanuzzo@linkiesta.it

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