Pochi e raccomandati, la casta dei commissari straordinari

Pochi e raccomandati, la casta dei commissari straordinari

Discrezionalità assoluta. Nomine politiche. Incarichi multipli. Chi, tra avvocati, magistrati e commercialisti, riesce a ottenere un ruolo da commissario straordinario presso il ministero dello Sviluppo Economico, trova un tesoro. Come confermano dal Mise, il mandato è fiduciario, e la nomina avviene su diretta indicazione del ministro. Significa che l’unico rischio di revoca, non essendoci neppure una data di scadenza dell’incarico, è quello di un ricambio alla guida del dicastero. E dire che le responsabilità dei commissari non si limitano soltanto alla restituzione dei cespiti vantati creditori della grande azienda finita in disgrazia, ma alla collettività. Il loro obiettivo deve essere uno solo: riportare in bonis le società nel più breve tempo possibile e salvaguardare posti di lavoro. Per capire quanto sia cruciale questa figura basta un dato: i tavoli di crisi aperti al Mise sono 150, con 180mila lavoratori a rischio.

In principio fu la Prodi-bis (D.lgs. 270/99), il provvedimento del ’98 – in quegli anni le cronache finanziarie raccontavano il crac Italcase-Bagaglino – con cui si aggiornava la legge Prodi del lontano ’79 alla luce della legislazione comunitaria. La norma, che riguarda imprese con più di 200 dipendenti, affida al commissario gli stessi poteri dei curatori fallimentari “ordinari”, cioè la predisposizione di un piano d’impresa e l’avvio delle azioni di responsabilità nei confronti degli organi sociali. La nomina avviene soltanto dopo che il Tribunale presso cui l’azienda ha portato i libri consideri percorribile la via del risanamento. In caso positivo, autorizza l’apertura della procedura e solo a quel punto interviene il ministero, che nomina un commissario, vigilato dal Tribunale. A distanza di oltre dieci anni, dicono dal Mise, è ancora «in corso di definitiva predisposizione» il regolamento per la nomina dei commissari, i quali nel frattempo sono scelti sulla base dei requisiti previsti per i curatori fallimentari. In generale, la gestione dell’attivo della società è del ministero, mentre il passivo spetta al Tribunale.

Qualche anno dopo arriva la Marzano (D.lgs. 347/03), che prende il nome dal ministro delle Attività produttive del secondo governo Berlusconi. Tagliata su misura per Parmalat, si applica a società con più di 500 dipendenti e 300 milioni di debiti. In questo caso, la procedura è gestita direttamente dal ministero: ha quindi natura amministrativa e non giudiziaria. I poteri dei commissari sono più ampi rispetto alla Prodi-Bis, e il controllo è del Governo. Il regolamento che delinea i requisiti dei commissari stavolta esiste, e prevede l’iscrizione da almeno cinque anni «negli albi degli avvocati, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali che hanno esercitato, per eguale periodo, l’attività professionale, maturando una specifica competenza nel settore delle procedure concorsuali, ovvero della programmazione, ristrutturazione o risanamento aziendale», oppure laureati in discipline diverse, ma con almeno cinque anni di esperienza nella gestione delle insolvenze di grandi imprese, sia privatamente che su mandato pubblico. 

Spulciando i due elenchi (uno per la Marzano, l’altro per la Prodi-Bis) dei commissari in carica a via Veneto, si scopre ad esempio che Renzo Bellora, commercialista e revisore contabile di Gallarate, è contemporaneamente commissario per Ferrania Spa, per Cms – Tecnodiffusione, per Lares Cozzi e ancora per Air Italy. Così come Renato Nigro, commissario di Milanostampa, Coopcostruttori e Arquati. Daniele Discepolo, attuale commissario della compagnia aerea Livingston e di Valtur, di recente ha seguito anche Meraklon, Cooperativa Covac, Arquati, Olcese, oltre a essere stato commissario liquidatore del Consorzio agrario provinciale di Pavia e di Bergamo. Discepolo, che ha un curriculum a dir poco chilometrico, attualmente ricopre cariche anche negli organi sociali di Risanamento, Esaote, Zucchi, Artemide, Truestar, Ambromobiliare, eccetera. Contattato da Linkiesta, non è riuscito a rispondere poiché troppo impegnato nelle varie riunioni delle società di cui è sindaco o amministratore. 

Stefania Chiaruttini per conto del ministero gestisce Itea, Tecnosistemi, Giacomelli, Agile, e per Banca d’Italia l’amministrazione straordinaria di Cape Natixis Sgr. Chiaruttini, nome noto alle cronache finanziarie perché consulente del Tribunale di Milano in materia finanziaria, spiega a Linkiesta: «È necessario cambiare i criteri di nomina dei commissari, introducendo la figura del commissario manager con competenze economiche e industriali. A questo va affiancato un professionista tecnico-giuridico, come un commercialista o un avvocato fallimentarista, che sappia leggere i bilanci e conosca il diritto fallimentare. Si potrebbe creare una lista di manager tra gli ex dirigenti in pensione dell’azienda in crisi, chiamando chi abbia voglia di mettere a disposizione la propria professionalità». «C’è poi il tema della vicinanza territoriale: perché deve venire da Roma un commissario straordinario per un’azienda di Genova?», osserva ancora l’esperto. 

La domanda sorge spontanea: dove trovano il tempo per occuparsi di più società contemporaneamente? Qui è necessario un distinguo: se si tratta di subentro nella fase di liquidazione di una società, quando cioè sono stati già venduti i gioielli dell’impresa e si sta per chiudere, è possibile riuscire a gestire più incarichi, alla stregua dei curatori fallimentari “privati”. In tutte le altre fasi, per contro, è assolutamente impossibile gestire numerosi dossier in contemporanea, quantomeno a detta di chi fa questo mestiere. Eppure succede. Tra i fallimentaristi, il tema della creazione di un “albo” dei commissari ministeriali con dei requisiti precisi e stringenti d’eleggibilita, oltre a dei limiti temporali al mandato, è dibattuto da anni, ma senza alcun risultato. 

Silvano Montaldo, commercialista e fedele scudiero di Claudio Scajola, è un esempio di cooptazione. Ex tesoriere regionale di Forza Italia, ex sindaco di Laigueglia (SV) attualmente ricopre la carica di assessore al Bilancio della Provincia di Savona. Quando Scajola sedeva ai piani alti di via Veneto, Montaldo ha gestito l’amministrazione straordinaria di Merloni, Iar-Siltal, Olcese e via discorrendo, oltre a essere attualmente sindaco di Finmeccanica, Aeroporti di Roma, Porto Imperia Spa (fino al novembre 2011), Autostrada dei Fiori, Aeroporto di Villanova d’Albenga, Gse e Carige Assicurazioni. Contattato ripetutamente da Linkiesta, Montaldo non ha potuto rispondere perché impegnato all’estero.

Posto che sono nominati dal ministro, e che nel caso della Marzano non subiscono alcun controllo, quanto guadagnano i commissari straordinari? La risposta è nel Decreto sviluppo, che fissa alcuni criteri di calcolo dei compensi, tra cui: «a) applicazione del regolamento relativo ai compensi dei curatori fallimentari, con una decurtazione del 20%; b) calcolo della quota di compenso a valere sull’attivo realizzato, al netto dei costi della procedura; c) preventiva determinazione dei parametri di calcolo sulla base di criteri di economicità, efficacia ed efficienza della procedura al fine di ridurre la discrezionalità amministrativa all’atto della liquidazione».

Il provvedimento, inoltre, introduce «restrizioni in materia di attribuzione da parte dei commissari straordinari di incarichi di collaborazione e consulenza professionale o di delega a terzi di funzioni proprie». Un passo in avanti, che però non affronta ancora il nodo della discrezionalità delle nomine, né dal punto di vista del curriculum né tantomeno dell’efficacia. Nonostante i 200mila lavoratori che attendono con trepidazione di sapere quale sarà il loro futuro. Il ministro Passera farà qualcosa?

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