Renzi a Parma fa il pienone di grillini e il Pd lo snobba

Renzi a Parma fa il pienone di grillini e il Pd lo snobba

PARMA – Il cinema Astra, troppo piccolo per il popolo renzian-parmigiano, dà un film che è tutto un programma: «Il matrimonio che vorrei». Forse è quello che il rottamatore va cercando in queste settimane su e giù per l’Italia con il popolo di centrodestra. Di sicuro è un matrimonio, o almeno un bel fidanzamento, quello tra Renzi e gli abitanti della Stalingrado a Cinque Stelle. Lo aspettano in mille e passa. I più fortunati – 500 – entreranno dentro il cinemino per lo show format del sindaco di Firenze; gli altri fuori, in piedi, a goderselo dal maxischermo. Come una partita, come un evento. In attesa del camper Adesso non rimane che conoscere il popolo renziano nel laboratorio politico italiano, il cornicione da cui si affaccia la Terza Repubblica. «Mi chiamo Mariangela Pedozzi, sono la coordinatrice di un comitato elettorale di Renzi, alle ultime elezioni ho votato Pizzarotti». «Sì, anche io – dice Mario Dilda – ho dato la mia preferenza ai grillini e ora sono qui: faccio parte di un altro comitato pro Renzi».

Il pensionato ride e fa vedere la spilletta che certifica l’appartenenza. Eccola, Parma. Ecco l’elettorato fluido. E quindi Pizzarotti e il grillismo sono l’altra faccia del rinnovamento-rottamista renziano? Sembra proprio di sì. È proprio questa la zona grigia su cui punta tutto il sindaco di Firenze: un elettorato mobile che vada oltre il Pd. E fuori al cinema Astra ad attendere il camper gli elettori democratici sono pochi, almeno da un rapido e casareccio sondaggio. Del partito, di ciò che ne rimane a queste latitudini, il pezzo più grosso è Gabriele Ferrari, consigliere regionale democrat, Assente, ovvio, il bersanian perdente Vincenzo Bernazzoli, il grande sconfitto delle elezioni, rimasto inchiodato alla poltrona di presidente della Provincia. Altrove anche i consiglieri comunali, a partire dal capogruppo Nicola Dall’Olio (che da poco si è trasferito a Bruxelles per tre mesi, lasciando sguarnito il Consiglio, per un progetto della Ue rivolto ai funzionari della pubblica amministrazione: questa sì che è opposizione).

Insomma, zero nomenklatura, qualche simpatizzante eretico del Pd – qui siam sempre in Emilia – e poi tanti delusi della politica. E quindi grillini all’occorrenza, ora renziani, domani chissà. Poi ci sono i comitati promotori degli studenti universitari, perché Matteo fa presa sui giovani e parla sempre di futuro, Europa, Internet…Massimiliano Saladino, 23 anni, studia nella città ducale. Viene da Verona e alle ultime europee «ho votato Pdl». Ma la maggioranza sono i grillini di una botta e via. Coloro che per sfregio alle ultime politiche hanno votato Grillo e per interposta persona Pizzarotti. «Ma Renzi è un’altra cosa, dice molti concetti di Beppe ma senza offendere, urlare, dire parolacce, insomma non è un comico» ragiona una parmigiana del milieu radical chic. È questa la chiave politica dell’appuntamento. Ed è per questo motivo, forse, che Grillo dalla Sicilia ha messo nel suo mirino – con la storia un po’ volgarotta dell’invidia penis – proprio Renzi.

La ressa davanti al cinema dove si tiene l’incontro

Che non a caso da Parma gli manda a dire: «Se riusciamo a portare avanti il nostro rinnovamento all’interno della classe dirigente del Pd e del Paese, e poi entriamo nel merito del contenuti, Grillo arriva a numeri da prefisso telefonico». Se invece, dice implicitamente il rottamatore, dovesse vincere Bersani si ripeterebbe lo schema di Parma con un «Pd superficiale e arrogante che ha sottovalutato l’avversario prendendo una sonora sconfitta». Quella che qui, nella città di Maria Luigia, ha aperto le porte ai Cinque Stelle. Ma ora, passata la novità, i parmigiani cercano altro. E anche per questo motivo si spiega il pienone da Renzi. Andrea Borchini, assessore Pd di Lesignano, piccolo comune della provincia, spiega che «Matteo è un’occasione, l’unica via d’uscita per un partito che ha davvero bisogno di una scossa». A Parma, in un mese, sono nati 10 comitati elettorali. «E altri continuano a spuntare fuori come funghi di Borgotaro», scherza un vecchio militante del Pci. Sì, perché ci stanno un po’ tutti in questo quadro astratto.

Ciascuno nel suo angolo e con la propria storia da difendere. «Ma qui il problema è il futuro: mio figlio è laureato, ma non trova lavoro», si lamenta una signora mentre mette il lucchetto alla bici. Ma i poteri forti come lo vedono il rottamatore? «Loro non si espongono, rimangono alla finestra», ragiona un esponente del Pd 2.0. In sala però c’è l’ingegner Giampaolo Dallara, fondatore dell’omonima casa automobilistica di Varano de’ Melegari, rinomata in tutto il mondo e pezzo da novanta degli industriali locali. La Gazzetta di Parma, voce di Confindustria, ha accolto il sindaco fiorentino con un editoriale del direttore Giuliano Molossi: «Matteo Renzi, il ragazzo che vuol diventare premier». Titolo da telenovela, contenuto guardingo ma di apertura verso la novità da non sottovalutare come accaduto con Pizzarotti. E quando con quasi quaranta minuti di ritardo si affaccia il camper la folla va in tripudio. Ci sono anche le ragazzine, quelle della vasca nella chic via Farini, che gli fanno le foto con il cellulare: «È un bel figaccione», si danno di gomito.

L’imprenditore Giampaolo Dallara (quello con la giacca) 

Finita l’attesa è il tempo dello show renziano. Di cui ormai si sa tutto: i video di Croza e Obama, lo spezzone di «Non ci resta che piangere», la gag della Litizzetto. E poi slide su slide sull’Europa, gli asili nido, le difficoltà delle imprese. E la consapevolezza che la fase 1 della rottamazione – ora che Veltroni e D’Alema sono stati colpiti – è quasi finita. Sono giorni di polemiche per i rapporti con la finanza dopo la cena organizzata di David Serra. Ma alla fine, Cayman o non Cayman, il mattatore si fa grillino quando arringa il pubblico mettendo alla berlina «quelli che ci hanno governato». Gli stessi degli sprechi, del debito pubblico, della crisi economica, della casta. Insomma, loro. Il format, ormai collaudato dura un’oretta. Il tour non concede tregua perché «la politica ha bisogno di un’angioplastica». E sono applausi per la nuova metafora cardiaca e non più da sfasciacarrozze. I parmigiani sembrano apprezzare, e molto. «Il matrimonio che vorrei» sembra davvero un film azzeccato qui al cinema Astra.       

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