Il caos a Cipro continua, e la troika si spacca

La nuova Grecia?

Un pasticcio. Il salvataggio di Cipro, deciso lo scorso venerdì notte dall’Eurogruppo dopo mesi di trattative, continua a spaventare mezza eurozona. Colpa del prelievo forzoso dai conti correnti delle banche dell’isola, 6,75% per i depositi fino a 100mila euro e 9,9% per gli altri, che si è reso «necessario» – questo riferiscono fonti europee – per salvare il Paese. Il timore di un contagio dei timori ha indotto Cipro a rivedere queste aliquote. Ma sarà ancora l’Eurogruppo, questa notte, a dover decidere. E la pezza potrebbe essere ancora più dannosa della prima decisione.

Tutto da rifare in meglio? Non si sa ancora. Quello che è sicuro è che parte della fiducia che gli investitori avevano nell’eurozona è perduta. Il bailout di Cipro, la cui economia vale lo 0.2% del Pil dell’area euro, ha messo in luce le grandi lacune dell’eurozona nella gestione delle crisi. La scelta di effettuare un prelievo forzoso dai conti correnti delle banche dell’isola del Mediterraneo si è rivelata un boomerang. «Troppo iniqua, troppo elevata, è come se rubassero dai nostri conti correnti», riportano i ciprioti intervistati nei quotidiani dell’isola. Le due aliquote proposte per il prelievo una tantum sono però in via di revisione.

L’obiettivo, secondo quanto riporta il Wall Street Journal citando fonti europee, è quello di una maggiore equità. O meglio, si vuole cercare di salvaguardare i piccoli risparmiatori. Del resto, quella cipriota è una crisi tanto legata a un mondo bancario, quello locale, ipertrofizzato e con pesanti commistioni con la criminalità organizzata, russa soprattutto. Tre sono le aliquote della nuova proposta di prelievo: 3% fino a 100.000 euro, 10% fra 100.000 e 500.000 euro, 15% oltre i 500.000 euro. Pesante la risposta della Russia. «È una decisione iniqua, non corretta e pericolosa», ha commentato il presidente russo Vladimir Putin. Per non rovinare i rapporti fra Nicosia e Mosca, e per non penalizzare i piccoli risparmiatori, il governo cipriota starebbe pensando di introdurre una soglia limite di esenzione. Una soluzione minima, in ogni caso. 

La reazione è unanime: un accordo troppo pericoloso, anche se forse inevitabile. Il paragone più facile da fare è quello del contratto sociale. L’Ue, colpendo i conti correnti dei suoi cittadini, è come se avesse rotto questo patto di fiducia. È quindi legittimo domandarsi se, dopo Cipro, ci saranno casi analoghi. Secondo il membro dell’Executive board della Bce Jörg Asmussen non ci sono pericoli di contagio e le banche di Cipro possono stare al sicuro. «Hanno accesso all’Emergency liquidity assistance (Ela)», ha detto Asmussen, che era presente durante le trattative fra Ue e Cipro nella notte di venerdì. Tramite l’Ela le banche cipriote possono ottenere fondi direttamente dalla banca centrale di Cipro, senza dover passare dalla Bce. Le eventuali perdite sono però a carico dell’entità nazionale, non di Francoforte. Inoltre, è evidente la mancanza di un meccanismo esteso di garanzia sui depositi bancari, come invece presente negli Stati Uniti. 

Proprio in Germania è divampato il dibattito più acceso. Secondo il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble la decisione di tassare i depositi ciprioti è stato il frutto di una negoziazione, non di una scelta unilaterale di Bce, Ue e Fondo monetario internazionale, a cui lui si era opposto. «Avrei preferito salvaguarda i depositi dei piccoli correntisti, ma non è stato possibile», ha detto. Peccato che dopo poche ore, la Bce abbia comunicato di essere sempre stata contraria all’introduzione di un prelievo sui depositi sotto i 100.000 euro. Un gioco, quest’ultimo, fatto di ammissioni, accuse, mezze verità e responsabilità non prese, che rischia di destabilizzare ancora di più gli investitori.

La paura che quello cipriota possa essere solo il primo episodio di una lunga serie ha fatto sì che intervenisse anche il governo tedesco, tramite il portavoce Steffen Seibert. «Il caso di Cipro è speciale e non c’è alcuna ragione per cui i risparmiatori degli altri Stati dell’eurozona debbano avere paura per i loro depositi», ha detto Seibert. Eppure, i timori rimangono, specie perché tutta la vicenda ha del misterioso. Le trattative durate mesi e poi concluse nell’arco di una notte, la decisione presa prima del bank holiday (quindi con gli istituti bancari chiusi), il congelamento dell’operatività bancaria per i correntisti: misure forse spropositate se commisurate a ciò che è Cipro.

A rendere ancora più strano tutto il salvataggio ci sono due elementi. Il primo è che il presidente Nicos Anastasiades ha offerto di ripagare i depositanti con «bond governativi collegati ai futuri ricavi delle risorse di gas naturale». Il motivo di questa possibile proposta, ha spiegato Anastasiades, è che il Paese sta vivendo la più grande emergenza da 1974, anno dell’invasione turca. «La prima opzione è un default disordinato, dato che senza il supporto della Bce le nostre due più grandi banche sarebbero in bancarotta. La seconda opzione è accettare questo pacchetto», ha detto il presidente.

Nel frattempo, Gazprom avrebbe offerto a Cipro di sostenere i costi della ristrutturazione delle banche del Paese, come riporta il quotidiano Politis citando fonti governative. In cambio dei diritti di esplorazione, ed estrazione, per sfruttare le risorse di gas naturale dell’isola, Gazprom potrebbe quindi sostituirsi alla troika composta da Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Il presidente Anastasiades ha declinato l’offerta, dicendo che ci sono altre strade da percorrere piuttosto che cedere a questo genere di «proposte indecenti». Solo in serata è arrivata la smentita di Gazprom.

La palla ora è in mano tanto a Cipro quanto all’Eurogruppo. Anastasiades ha pensato di posticipare il voto sul pacchetto di aiuto a domani perché non ci sarebbe una maggioranza solida. Ma è plausibile che ci siano altri ritardi. Oltre alla crisi bancaria, la crisi politica. Ma l’Ue ribadisce che il voto deve esserci oggi, con eventuali margini di negoziazione nei prossimi giorni. In questo modo, spiegano fonti europee, è possibile che Cipro possa capire se la revisione del prelievo forzoso è fattibile o no. L’ultima parola spetta però all’Ue. Il problema è che, nel mentre, il contagio rischia di divampare in tutta l’eurozona.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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