La tolleranza di Costantino dall’antica Roma a Twitter

La mostra sull’imperatore romano fino al 24 marzo a Milano

Un successo storico, chi l’avrebbe detto. Storico, però, va inteso in due accezioni diverse: la prima, riferita al numero di visitatori, oltre 90mila. La seconda riferita alla materia: la storia, appunto. Siamo un Paese che scoppia di passato, ma che troppo spesso si scopre di memoria a breve termine. Invece, bella sorpresa, una mostra come quella sull’imperatore romano Costantino, al Palazzo Reale di Milano, riesce a radunare in pochi mesi vasto interesse. Tanto da meritarsi un prolungamento fino al 24 marzo. Dopo, l’allestimento passerà a Roma, per essere ospitato nel più storico dei contesti: Il Colosseo.

Ma da Milano si dovrà partire comunque, perché è attorno al suo aspetto di sede imperiale del IV secolo che gira buona parte dell’esposizione (non a caso, collegata ad essa, è stata prodotta anche una app per smartphone, “La Milano di Costantino” con la mappa di resti, monumenti e riferimenti vari). E naturalmente al centro di tutto di tutto c’è l’Editto di Milano, l’atto con cui l’imperatore d’Occidente Costantino (assieme al suo pari d’Oriente, Licinio) 1.700 anni fa dichiarava lecito il Cristianesimo fino ad allora perseguitato.

L’Editto proclamò la neutralità dell’Impero nei confronti di qualsiasi tipo di fede, cambiando la Storia con l’arma della tolleranza. E le conseguenze raggiungono i nostri giorni. La trasformazione dell’impero si vide subito nel diffondersi di una grandissima quantità di culti. Il Cristianesimo, come sappiamo, avrà particolare fortuna. Lo testimonia la diffusione del Chrismon, il simbolo formato dall’incrocio delle due lettere iniziali del nome di Cristo in greco (Xi e Rho). Nell’esposizione ha una parte da vero protagonista, raffigurato com’è su monete, oggetti preziosi o d’uso comune diffusi in ogni angolo dell’Impero. Senza dimenticare che è proprio il Chrismon a essere posto sulle insegne dell’imperatore dopo che Costantino ebbe la famosa visione (quella poi illustrata ad Arezzo nel Quattrocento da Piero della Francesca, nella “Leggenda della vera Croce”).

È il 312, l’anno prima dell’Editto. Costantino, il giorno dopo la visione, sconfigge l’usurpatore Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. «In hoc signo vinces»: in testa alle truppe, sullo stendardo imperiale, pare ci fosse proprio il Chrismon. E pensare che quella di Costantino, all’epoca, non fu neanche una vera e propria conversione: lui credeva nel culto del Dio Sole, piuttosto diffuso negli ambienti militari. Ma senza dubbio la nuova tolleranza imperiale favorì la diffusione e la convivenza di tanti culti. Fu un’epoca di grandi sincretismi ed è interessante notare, in mostra, come si siano mischiate le iconografie cristiane e pagane.

Ma la coesistenza di tante differenze è sempre stata parte del fascino di Roma. E il principio di tolleranza è un lascito preziosissimo. A proposito, la mostra passerà nella capitale con qualche cambiamento: data la nuova sede non c’è ancora la certezza che si trasferirà anche #Tolerance, l’ultima aggiunta della mostra (è stata installata l’11 marzo), “opera d’arte collettiva-digitale-multiculturale” ideata da Paco Simone e promossa da Arpanet, società che opera nella promozione della cultura usando le tecnologie a scopo emozionale.

Composta di due grandi schermi, #Tolerance si basa sulla geolocalizzazione di Twitter e Instagram. Un motore di ricerca seleziona tweet e foto secondo parole chiave come tolleranza, pace, rispetto (declinate in varie lingue e hashtag). Questi compaiono all’istante sulle mappe trasmesse dagli schermi, e scorrono anche in basso come dei sottotitoli. Gli schermi si aggiornano ogni otto secondi. «Davanti agli occhi passa un gran quantità materiale. All’inizio eravamo preoccupati. Ma è tutto in tempo reale. Appaiono e scompaiono. È curioso osservare i retweet, che possono saltare da una parte all’altra del mondo», dice l’ideatore Simone. #Tolerance è posta in una saletta di passaggio esattamente a metà del percorso della mostra. La sistemazione non è casuale. Alla base della struttura dell’opera c’è il concetto di flusso. «S’incontrano due flussi: quello delle persone che visitano la mostra, e quello dei pensieri twittati e fotografati». Tutto mutevole, come si addice a una piattaforma di storytelling basata sull’attualità, sebbene filtrata attraverso concetti come la tolleranza, validi ieri come oggi. Per questo, #Tolerance è situata lì, nel mezzo del percorso: perché i valori dell’Editto di Milano emanato da Costantino sono ancora validi, centrali per il mondo di oggi. 

E le istituzioni di quell’epoca, che fine hanno fatto? Quelle portanti, ovvero esercito, Chiesa e corte, non hanno certo la stessa importanza che avevano allora, ma in forma diversa sono ancora tra noi. Sono narrate anche loro. In mostra si possono ammirare le armi della cavalleria imperiale (compresi alcuni elmi riccamente decorati), i reperti dei primi luoghi di culto del cristianesimo ufficiale, una galleria di ritratti imperiali e, orgoglio delle corti, vari oggetti d’arte di splendida fattura: gemme, gioielli in oro e argento, cammei. Tesori talvolta destinati alle chiese. Sempre ben illuminati e accompagnati da didascalie che, per fortuna, non hanno nulla di retorico e puntano dritto al racconto e all’informazione. Il quadro dell’epoca è ben articolato ma, prima di uscire, una sezione lo completa: quella dedicata a Elena, madre dell’imperatore e santa. Viaggiò alla ricerca delle reliquie della Croce e la sua fama, già notevole nell’antichità (basta osservare le grandiose statue che la ritraggono), arrivò fino all’età moderna. Era additata come esempio d’umiltà, ma si fece costruire un grosso mausoleo. Sembrerebbe una contraddizione. Ma gli amanti dell’arte antica gliela perdoneranno volentieri. 

COSTANTINO 313 d.C.
Fino al 24 marzo
Palazzo Reale, piazza Duomo, Milano
lunedì: 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì, domenica: 9.30 – 19.30
giovedì, sabato: 9.30 – 22.30
biglietto: 9€, 7,50€ ridotto, 4,50€ ridotto speciale, Gratuito: minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità.
www.mostracostantino.it
 

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