“È morta la Thatcher e abbiamo ballato tutta la notte”

Revival anti Iron Lady

Se il giudizio politico e umano su Margaret Thatcher è sempre stato controverso, in nessun settore della cultura popolare britannica l’ostilità si è manifestata così apertamente come nell’ambito della musica pop. L’elezione della Lady di ferro nel 1979 era stata vissuta da molti musicisti – in prima fila le giovani generazioni appartenenti all’ondata punk – come l’apice negativo di un decennio difficile, caratterizzato da una profonda crisi economica e sociale, che si riverberava nel più celebre slogan punk, “no future”. Tra i primi ad affrontare di petto la questione, i politicizzati Pop Group guidati da Mark Stewart, che nel 1981 piazzano sulla copertina del loro singolo We Are All Prostitutes una immagine della Thatcher, fotomontaggio che unisce sorriso beffardo e dita immortalate in un inequivocabile gesto, l’invito sguaiato ad andare a quel paese.

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Ma è con l’avanzare del nuovo decennio che il fuoco di fila nei confronti del primo ministro, ormai saldamente al potere, si intensifica. Le manifestazioni di dissenso sono particolarmente marcate all’interno dei settori più progressisti della musica underground, laddove la tradizione working class – un elemento che attraversa storicamente tutte le culture giovanili dell’isola – è profondamente radicata.

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E tuttavia non è solo l’underground a schierarsi, nel decennio dell’edonismo reganiano. Tra i più vivaci e visibili oppositori troviamo uno dei simboli musicali degli anni Ottanta inglesi, gli Smiths, il cui frontman Morrissey non risparmia velenose dichiarazioni durante le interviste e dediche al vetriolo in forma di canzone. In quello che viene da molti considerato l’apice creativo del gruppo, The Queen Is Dead (il cui titolo denuncia una attitudine parimenti sarcastica nei confronti dell’istituzione britannica per eccellenza, la Regina), anno 1986, un brano in particolare, Bigmouth Strikes Again, è esplicitamente dedicato alla Thatcher. Non solo: il pezzo che Morrissey sceglierà per chiudere Viva Hate, il suo primo lavoro solista pubblicato nel 1988, è un ancora più esplicito Margaret On The Guillotine, sarcastica fantasia in cui il cantante immagina la Lady di Ferro sul patibolo, con esplicite dichiarazioni quali “la gente come te mi fa sentire vecchio dentro, quando muori?” e una incitazione, rivolta al “popolo gentile”, a trasformare la fantasia in realtà. Margaret On The Guillotine, si verrà a sapere anni dopo, era in origine il titolo prescelto per The Queen Is Dead, ma il gruppo di Manchester aveva pensato che non fosse il caso di essere così espliciti.

C’è tuttavia un momento particolarmente significativo in cui questa opposizione si manifesta, coincidendo con uno degli eventi più controversi della reggenza Thatcher, la Guerra delle Falkland con l’Argentina, un conflitto che per molti il primo ministro ha cercato di cavalcare a scopo propagandistico, e che nondimeno causerà un numero consistente di caduti. Nel 1982, anno del conflitto, Elvis Costello scrive Shipbuilding, canzone politica che denuncia il miraggio di nuovi posti di lavoro nei cantieri destinati a produrre navi da guerra, l’annuncio di una ripresa economica viziato però, alla base, dallo spreco di vite umane, un costo inaccettabile. Per cantarla, Costello chiama Robert Wyatt, padre nobile dell’avanguardia rock più politicizzata.

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Roger Waters, leader dei Pink Floyd, decide addirittura di riscrivere buona parte del disco cui sta lavorando, The Final Cut, per trasformarlo in un vero e proprio pamphlet dedicato a quella guerra e alla sua principale artefice. In uno dei brani, The Fletcher Memorial Home, immagina di rinchiudere dittatori e tiranni passati e presenti in una sorta di pensione che trae il suo nome dal cognome del padre del musicista, caduto nella Seconda Guerra Mondiale, per poi far fare loro una brutta fine. Tra gli ospiti, accanto a Hitler e Napoleone, c’è naturalmente Margaret Thatcher.

Il biennio 1984/85 è parimenti infiammato: molti artisti manifestano solidarietà nei confronti dei minatori, impegnati in un braccio di ferro disperato con il governo. La pesantissima sconfitta dei primi ridimensionerà il peso dei sindacati, ma le iniziative degli artisti a favore dei lavoratori e delle loro famiglie non si contano, e cementano il fronte anti-Thatcher. Sono in molti a pubblicare musica a sostegno dei minatori: il già citato Wyatt, gli anarchici Chumbawamba e Crass, e Billy Bragg, la cui versione di Which Side Are You On? (“da che parte stai”?), un brano degli anni Trenta, diventa inno di protesta aggiornato ad una nuova epoca.

Lo stesso Bragg (nelle cronache di questi giorni per aver polemizzato, per mezzo di dedica musicale, con Paolo Di Canio, dopo le dichiarazioni pro-fascismo di quest’ultimo), insieme ad altri artisti come Paul Weller dei Jam, Madness, Sade, Elvis Costello, Jerry Dammers degli Specials, Jimmy Sommerville, Heaven 17, dà vita nel 1986 a Red Wedge, un vero e proprio collettivo che può contare sul supporto del partito laburista, il cui scopo è combattere il governo tory favorendo l’affermazione dei progressisti, un obiettivo ancora una volta fallimentare.

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Se nei Novanta la stella della Lady di Ferro è politicamente in declino, il ricordo di quella lotta impari ma orgogliosa rimane, e le tracce arrivano fino ai giorni nostri. Nel 2010 Peter Wylie, protagonista della scena musicale alternativa di Liverpool, compone un inequivocabile inno rock intitolato The Day That Margaret Thatcher Dies!; qualche anno prima gli Hefner avevano scritto un brano dal titolo quasi identico (con uno dei versi che recitava: “il giorno in cui morirà la Thatcher, balleremo e suoneremo tutta la notte”). Una canzone che a quanto pare, non appena si è saputa la notizia della dipartita, è diventato un vero e proprio fenomeno virale in Rete.

Che si tratti della celebrazione della fine di un’epoca (i cui strascichi e i cui costi sociali e culturali si sono allungati sui decenni successivi), di una manifestazione di dissenso che rischia di tracimare nel cattivo gusto o di una fedeltà all’indole working class della cultura popolare britannica, difficile dirlo. Probabilmente si tratta di un insieme di tutte e tre le cose. Quel che è certo è che pochi personaggi politici hanno stuzzicato l’immaginario artistico della propria epoca come Margaret Thatcher, ed è plausibile che nei prossimi giorni si assisterà a un revival del fenomeno. Intanto, Morrissey ha ridato fuoco alle polveri, commentando sul sito www.dailybeast.com la scomparsa dell’antico nemico: «La Thatcher verrà ricordata con affetto solamente da sentimentalisti che non hanno sofferto sotto la sua leadership, ma la maggior parte dei lavoratori britannici l’hanno già dimenticata, e il popolo argentino ne festeggerà la dipartita. Il dato di fatto appurato è che la Thatcher ha rappresentato una forma di terrore priva di qualsivoglia briciolo di umanità».

Altre canzoni anti-Thatcher? Vai alla top ten

Morrissey Margaret on the Guillotine

The Specials Ghost Town

Hefner The Day That Thatcher Dies

Crass How Does It Feel To Be The Mother Of A Thousand Dead

Billy Bragg Between the Wars

Elvis Costello Tramp the Dirst Down

Klaus Nomi Dong Dong The Witch is Dead!

The Clash London Calling

Pink Floyd The Post War Dream

Renaud Miss Maggie

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