Come ci si inventa un lavoro, se manca l’occupazione

Spunti e storie di impieghi “diversi”

Il lavoro non c’è, inventatevelo. Quante volte i soloni dell’economia hanno dato questo consiglio ai giovani? Ora qualcuno l’ha fatto. Hanno tra i 30 e i 40 anni e alle spalle quasi sempre esperienze lavorative poco gratificanti, spesso mal pagate, che comunque avevano poco a che fare con i loro interessi. Ed è così che si sono creati una nuova professionalità, che è riuscita a far combaciare passioni e guadagni. Gli esempi si possono pescare in diversi campi lavorativi.

Spesso è un’esigenza pratica e naturale come la maternità a far nascere un nuovo impiego. È il caso di Laura Cocchetti, che tiene corsi di allattamento naturale. «È iniziato tutto – spiega la mamma oggi 40enne – quando sono rimasta incinta. In Italia negli ospedali sconsigliano quasi di allattare i figli. Io invece volevo farlo, nonostante avessi più di 30 anni. Addirittura mi volevano forzare a un parto cesareo. È stato così che grazie a mio marito, che arriva dalla Germania, dove c’è un’altra cultura, e a internet, ho iniziato a informarmi sull’allattamento naturale. Ho scoperto che esistono corsi di allattamento naturale e ne ho seguito uno. Oggi sono un’insegnante diplomata e da questo punto di vista la mia vita è cambiata radicalmente. Prima di intraprendere questa professione gestivo infatti un’officina di carpenteria, un lavoro che con la crisi dava sempre meno introiti e che comunque non era quello dei miei sogni. Oggi le cose vanno in maniera diversa».

Una storia simile è quella che ha visto protagonista invece Francesca Bianchetti, che è diventata peer counselor, un termine perfettamente inventato per definire una professione che prima di lei non esisteva. «Ero un’assistente di storia – spiega la ragazza che oggi ha 35 anni – e quando ho avuto il primo figlio ho deciso di iscrivermi a un corso di counseling. In breve ho elaborato una mia specialità che è quella del counseling che cura il rapporto mamma-bambino. Oggi riesco a gestire questa mia professione nuova e la famiglia, con le mie lezioni collettive».

Non solo le mamme sono costrette a “inventarsi” una professione, ma anche i papà. È il caso di Guido Pasolino, trentaquatrenne con il pallino dell’informatica, dopo mille lavori, ha messo su famiglia ed è diventato web master. Per riuscire a capitalizzare il proprio tempo al meglio ha inventato un sito sull’onda del successo di The Million Dollar Homepage, il portale pubblicitario che ha riscosso successo in Inghilterra.

«L’idea – spiega Pasolino – è quella di realizzare un sito che ospiti un’infinità di banner pubblicitiari. Il costo di ogni spazio è di 100 euro ed è per 10 anni. I banner girano a rotazione ogni 10 secondi e attraverso un player l’utente riesce a bloccarli qualora vi trovi qualcosa di suo interesse. Il sito si chiama www.thetensecondshomepage.com».

C’è anche chi ha fatto di una propria scelta etica una nuova professione. È il caso di Marco Rossi, cuoco in una casa di riposo trasformatosi in cuoco vegano. «La mia reale passione – spiega – erano gli animali, ma non avendo una grande attitudine allo studio non sono riuscito a iscrivermi a veterinaria. Ho ripiegato sul mio secondo interesse, che è la cucina e sono diventato cuoco. Essendo vegano e animalista per me era un problema cucinare gli animali. Ho trovato una nuova branca del mio lavoro. Sono un cuoco vegano a domicilio e per 100 euro vado a casa di chi lo richiede a cucinare un piatto che non prevede ingredienti che derivino dal mondo animale».

C’è anche chi decide di lavorare per gli altri come Erica Baldaro che ha fondato la casa editrice Gattobenzina. Lei è una studentessa universitaria di 23 anni, che con i soldi raccolti con i classici lavoretti, baby sitter o commessa durante le feste natalizie, ha aperto una società editoriale. Al momento ha pubblicato il suo primo libro di poesie, che ha come autore Robert Petrescu, disoccupato romeno, che scrive in italiano.

Qualcuno addirittura riesce a dare anche un vero e proprio nuovo servizio alla comunità. È il caso di Stefano Vezzani, 40enne terziario francescano, ex operaio in bilico tra cassa integrazione e mobilità. «Mi sono stancato – spiega – della mia continua situazione di incertezza e così ho deciso di abbandonare il lavoro. Prima ho trovato impiego come barista per circa 1.000 euro al mese. Questo mi consentiva di stare vicino alla mia famiglia, ma anche di dare un contributo nella gastronomia di mia moglie. Quando si è trattato di prendere un dipendente, abbiamo scoperto che andava rivoluzionato tutto e ci costava 30mila euro. Sono diventato coadiuvante e il mio ruolo è portare il pasto economico agli anziani». In realtà Vezzani e sua moglie Katia Spezza riescono a coprire un servizio che il comune non riesce a dare. Quando si sono accorti che nel piccolo centro dove vivevano il pasto economico costava 6,80 euro e veniva portato da un catering di Bergamo, che spesso consegnava alle 10 di mattina, hanno pensato di poter dare lo stesso servizio a chilometro zero.

Il costo è di 6 euro e gli anziani non sono costretti a scaldarsi il pasto, che spesso arriva molto presto nel microonde che il comune ha dato loro in comodato gratuito.«Serviamo 42 persone – dicono – che con i nostri pasti spesso mangiano anche a cena. È vero che il comune ha dovuto aumentare e noi abbiamo prezzi più bassi, ma questo fa parte della nostra etica francescana. Dal lavoro non si deve guadagnare più del dovuto». Molte delle nuove professioni dei 30-40 enni italiani in realtà non permettono certo di arricchirsi, ma loro sono decisi ad andare avanti. Almeno fino a quando qualcuno non presenterà loro un loro coetaneo impiegato in un call center che sia miliardario.