Una carriera non basta: ora i lavoratori hanno 4 vite

L’età lavorativa dura fino ai 75 anni

L’età della pensione si sposta in avanti? Avere un impiego dopo la laurea è il sogno irrealizzato di molti? Benvenuti nel nuovo mercato del lavoro. Perché se l’ingresso ritarda a venire, anche l’uscita si prolunga. E la carriera non è più solo una: le stagioni professionali che viviano sono ormai ben quattro. Lo spiegano anche dall’agenzia per il lavoro Randstad Italia, che si occupa di ricollocamento e formazione. «Il ciclo iniziale è quello tra i 15 e i 30 anni, seguito dal ciclo dello sviluppo tra i 30 e i 45, il ciclo della maturità tra i 45 e i 60, mentre il ciclo della seniority dura fino ai 75 anni».

I giovani restano giovani più a lungo e gli anziani diventano anziani più tardi. Le dinamiche demografiche hanno prodotto in tutti i 27 Paesi dell’Unione europea una crescita media dell’11,4% della popolazione tra i 50 e i 74 anni. Un’intensità quasi quadrupla rispetto alla crescita totale degli individui tra i 15 e i 74 anni. Questo scarto si riscontra in tutti i principali Paesi Ue: l’aumento di questa fascia della popolazione in età lavorativa ha superato il 14% in Francia, l’11% nel Regno Unito, il 9% in Italia e Germania.

In questo contesto, il raggiungimento dell’anzianità lavorativa, rispetto a 50 anni fa, si è spostato di una decina d’anni. Settantacinque anni è il limite ultimo dell’ultima delle quattro stagioni professionali. E «ogni stagione ha la sua sfida», spiegano da Randstad. «Il ciclo iniziale, dai 15 ai 30 anni, presenta la sfida dell’induction e del training alla carriera. Segue il ciclo dello sviluppo, dai 30 ai 45 anni, in cui c’è lo sviluppo di carriera, poi il ciclo della maturità, dai 45 ai 60 anni, infine il ciclo della seniority dai 60 ai 75 anni». Questo può significare anche assumere mansioni diverse lungo la vita lavorativa. Perché «non si può pretendere che a 60 anni si facciano le stesse cose che si facevano a 30», spiega Fabio Costantini, chief operations officer di Randstad. 

Tra il 2004 e il 2012 gli occupati over 50 sono cresciuti in Italia di oltre 1,6 milioni. «Circa tre quarti delle assunzioni (nel 2012, ndr) di over 50 si concentrano nella fascia da 50 a 54 anni», spiegano dall’agenzia del lavoro. Una tendenza destinata a ripetersi nel tempo anche in conseguenza dell’ultima riforma del sistema pensionistico che ritarda l’uscita dei lavoratori dalla vita attiva. In compenso, nelle fasce d’età “alte” sono aumentati anche i disoccupati, passando dal 4,7 al 5,8 per cento.

Pensare a un orientamento professionale continuo, con azioni di collocamento e outplacement diverse indirizzate a ogni fase, potrebbe essere la giusta soluzione? «Il downsizing (i licenziamenti, ndr)», spiega Fabio Costantini, «genera stress e depressione tra gli individui usciti dalle organizzazioni, sensi di colpa e bassa produttività tra quelli rimasti in servizio. Rischia di generare per le organizzazioni perdita di know how, di produttività e di innovazione, oltre a un alto carico di lavoro per i sopravvissuti. In un contesto di forte crisi economica, le aziende devono optare per strategie e tattiche alla ricerca del rigthsizing (ristrutturazione, ndr), la giusta dimensione, avendo a supporto servizi e soluzioni adeguati che garantiscano benessere organizzativo, con un focus specifico sulle persone e sui loro cicli di vita professionali».