I dieci comandamenti della Chiesa per l’esodo in auto

I consigli della Pastorale della strada

Anas, Società autostrade e il Codice della strada sono sempre un valido aiuto su come comportarsi alla guida, specialmente durante l’esodo estivo ma anche la Chiesa cattolica ha qualcosa da dire a riguardo. Con Orientamenti per la pastorale della strada , 58 pagine (pubblicate nell’agosto 2007) sulla rivista People on the move, scopriamo che la Chiesa ha compilato un Decalogo del conducente che ricalca i dieci comandamenti. Non solo: il Vaticano ha anche uno specifico settore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti che si occupa proprio dei comportamenti in strada.

Nel documento disponibile in Rete , si legge che:

«L’auto condiziona l’esistenza, poiché si è fatto della mobilità un idolo, che l’automobile simboleggia […]

Il movimento stradale e quello ferroviario sono cosa buona […]

Se egli fa buon uso dei mezzi di trasporto, accettandoli come doni che Dio gli concede […] potrà trarne vantaggio per il proprio perfezionamento umano e cristiano».

La domanda sorge spontanea, perché la Chiesa dovrebbe occuparsi di circolazione stradale? Come spiega il documento, la prima motivazione si trova nei passi biblici riguardanti la strada. Nell’Antico Testamento l’evento culmine è l’Esodo dall’Egitto di Mosè attraverso il Mar Rosso, nel Nuovo invece troviamo i viaggi di Maria e Giuseppe prima e dopo la nascita di Gesù, gli spostamenti continui di Cristo durante la sua vita pubblica e i viaggi degli Apostoli, ovvero il notissimo passo di Matteo «Andate e insegnate a tutte le genti». Oltre la Bibbia però la Pastorale sottolinea che:

«tanto la Chiesa quanto lo Stato devono operare […] al fine di creare una coscienza generale e pubblica per quel che riguarda la sicurezza stradale e promuovere, con tutti i mezzi, una corrispondente, adeguata educazione dei conducenti, come pure dei viaggiatori e pedoni».

Dalle peregrinazioni bibliche alle partenze estive il passo sembra quindi più breve di quanto non ci si aspetti.

«Il veicolo è un mezzo di cui ci si può servire in modo prudente ed etico, per la convivenza, la solidarietà e il servizio degli altri, oppure se ne può anche abusare»

avverte il documento, che espone anche la psicologia dell’automobilista, essere umano che può cadere vittima dell’istinto di dominio:

«Il disporre liberamente della velocità, l’avere la possibilità di accelerare a proprio piacimento e di lanciarsi alla conquista del tempo, dello spazio, superando, “sottomettendo” quasi, gli altri conducenti, diventano fonti di soddisfazione derivante da dominio».

Ci sono poi la Vanità ed esaltazione personale , in cui la vettura diventa

« oggetto di ostentazione di sé e mezzo per eclissare gli altri e suscitare sentimenti di invidia . [Guidare] fa emergere dall’inconscio inclinazioni che di solito, quando non si è per strada, sono «controllate» […] e viene favorita la regressione a forme di comportamento primitive […] mancanza di cortesia, gestacci, imprecazioni, bestemmie».

Per evitare di cadere in questa regressione primordiale il conducente cristiano deve attenersi a un rigido decalogo che segue in parte i Comandamenti.

  • Il primo è un lapidario «Non uccidere».
  • Secondo punto è «La strada sia per te strumento di comunione tra le persone e non di danno mortale».
  • Il terzo, «Cortesia, correttezza e prudenza ti aiutino a superare gli imprevisti».
  • Quarto? Imprevisti in cui si deve essere caritatevoli e aiutare «il prossimo nel bisogno, specialmente se è vittima di un incidente».
  • Il quinto punto sottolinea che «L’automobile non sia per te espressione di potere, di dominio e occasione di peccato», mentre la guida in stato di ebbrezza è contenuta nel quinto punto, «Convinci con carità i giovani, e i non più tali, a non mettersi alla guida quando non sono in condizione di farlo».
  • Meno presenti nel nostro comportamento quotidiano e nella legislazione i punti sei e sette:«Sostieni le famiglie delle vittime di incidenti» e «Fa incontrare la vittima e l’automobilista aggressore in un momento opportuno, affinché possano vivere l’esperienza liberatrice del perdono». Si va ben oltre il CID, la Constatazione amichevole di incidente.
  • Terminano il decalogo un avvertimento «Sulla strada tutela la parte più debole» e un più generale «Senti te stesso responsabile verso gli altri».

Fuor di decalogo troviamo elementi ben più religiosi, come la recita del rosario durante il viaggio che «per il suo ritmo e la sua dolce ripetizione, non distrae il conducente».

Twitter: @alessiolana

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