Tutto quello che credete di sapere sugli Ufo è vero

Tutto quello che credete di sapere sugli Ufo è vero

Sono passati sessantasei anni e ieri si è tornati a parlarne. Un doodle di Google ha fatto tornare alla mente di tutti gli extraterrestri quello strano incidente che si verificò il 3 luglio 1947 nel deserto degli Stati Uniti.

Siamo a Roswell, in New Mexico, una grande distesa pianeggiante in cui risiedono allevatori e soldati, data la presenza nella zona del Roswell army air field (Raaf), una base militare molto attiva durante la Seconda guerra mondiale e per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Nella notte fra il 3 e il 4 luglio un veivolo si schianta all’interno della proprietà di William Ware Mac Brazel, che rinviene rottami metallici e fibre di nylon sparsi sul terreno.Il contadino si reca in città e avverte lo sceriffo locale che, accompagnato da un rappresentante della base, effettua un sopralluogo e raccoglie le prove per compiere le verifiche del caso.

Pochi giorni dopo, l’8 luglio, dalla base viene emanato un comunicato che parla di un oggetto volante non identificato, unidentified flying object, un Ufo. La notizia scatena la curiosità della stampa locale, che diffonde la notizia e alimenta il mito della navicella spaziale aliena. A stretto giro arriva la rettifica della Raaf, che corregge il tiro e riconosce in quei rottami un pallone sonda lanciato in atmosfera per effettuare dei rilevamenti scientifici. Ma ormai il dado è tratto: la rettifica viene letta come un tentativo di insabbiamento e si diffonde l’idea che il governo degli Stati Uniti sia entrato in contatto con degli alieni provenienti da altri pianeti. La notizia varca i confini del New Mexico e ottiene la ribalta nazionale, ma dopo alcuni giorni viene sopita e tutto torna alla normalità.

Trent’anni dopo, nel 1978, Jesse Marcel, che all’epoca dell’incidente era maggiore alla Raaf, dichiara in un’intervista che i resti trovati appartenevano veramente a una navicella e non a un’apparecchiatura per lo studio dei venti. Il caso viene riaperto dall’uscita di un libro, The Roswell Incident, che racconta anche del ritrovamento di due cadaveri umanoidi, presunti passeggeri della navicella schiantatasi al suolo. La storia continua negli anni successivi, con nuove indagini e nuove rivelazioni di testimoni oculari che giurano di aver visto questo o quel particolare in quella notte di inizio luglio 1947. Escono numerosi libri, ma è soprattutto la diffusione del web ad alimentare il dibattito tra gli ufologi, complottisti e non.

La visione predominante è quella dell’insabbiamento e non è solo Roswell a farne le spese: secondo la vulgata, l’Area 51, distretto militare a nord di Las Vegas, dovrebbe brulicare di omini con le antenne stipati in decine di piani interrati sotto il deserto. Ma non va poi dimenticato il florido corollario di eventi collegati agli ufo: avvistamento di dischi volanti, cerchi nel grano e luci nella notte sono i tre principali fenomeni che rimbalzano periodicamente in giro per il mondo. Grande fortuna hanno fatto (e fanno tutt’ora) quelle trasmissioni che riportano tali notizie e che su questo tema hanno ricamato ulteriori storie. L’esempio di Voyager, su Rai2, è evidente perché la trasmissione di Roberto Giacobbo ha costruito la propria fortuna a partire da leggende e fatti di cronaca non del tutto chiari. In questa lista, naturalmente, gli avvistamenti di ufo non potevano di certo mancare.

Allo stesso modo si sono comportati per anni anche i rivali di Mediaset: Mistero e Studio Aperto hanno a più riprese proposto servizi basati su immagini prese dal web, contornati da musiche inquietanti stile X-files e con rari (o del tutto privi di) interventi di commentatori esterni in grado di bocciare o almeno argomentare la tesi del giornalista. Il risultato è una paranoia diffusa a livelli davvero incredibili: nel 2007, nella sola provincia di Roma, sono state novecentomila le segnalazioni di avvistamento effettuate alle forze dell’ordine.

Ma l’interesse per gli ufo non è esclusivo dei fanatici e dei curiosi: anche i politici sono suscettibili al fascino del mistero extraterrestre. Indimenticabile il fuorionda dell’ex presidente (oggi premier) russo Dimitrij Medvedev, che confermò l’esistenza “segretissima” degli alieni sul nostro pianeta e così facendo scatenò i timori dei parlamentari dell’Italia dei Valori Vatinno e Barbato.

E come non parlare dei cerchi nel grano? Di pochissimi giorni fa è la notizia di un nuovo avvistamento a Robella d’Asti, un comune di 500 abitanti a 50 km da Torino. Edoardo Russo del Centro italiano studi ufologici ha sottolineato in un’intervista al Quotidiano Piemontese che quella di Robella è «un “opera d’arte” che a buon diritto rientra nella categoria “land art”». Non un segnale spaziale, dunque, ma un’attrazione turistica capace di richiamare centinaia di persone da tutta Italia e non solo. Come ha dimostrato a fine 2012 Francesco Grassi per il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), i cerchi nel grano possono essere realizzati senza l’impiego di tecnologie spaziali e da persone davvero comuni. Questo non significa che nell’universo non esistano altre forme di vita, ma da qui ad affermare che sono tra noi e forse ci controllano il passo è lungo. Anche se negli uffici postali

Twitter: @claudio_dutto

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