Storia di Google, quindici anni dal garage ai miliardi

L’azienda fondata da Brin e Page

(1 – Gli inizi) Fino a quindici anni fa per cercare indirizzi sul web si usavano le Pagine Gialle. In pochi lo ricorderanno ma ai tempi del modem a 56k venivano regolarmente pubblicati una serie di libretti che presentavano lunghe stringhe di url, gli indirizzi della pagine, suddivise in categorie. Si stava così di fronte al monitor e si cercava. Nonostante uno dei browser più in voga si chiamasse Navigator, il web non offriva una vera e propria navigazione da un sito all’altro ma più un volo aereo da una destinazione all’altra. Poi ci si interrompeva, si cercava altro sui libretti e si partiva alla volta di una nuova meta. Tutto però inizia a cambiare il 27 settembre del 1997, giusto 15 anni fa: quel giorno infatti nasceva Google Search, il motore di ricerca che oggi chiamiamo semplicemente Google. Il primo nome però fu BackRub (nella foto, il garage dove è nato Google © Mashable)

(2 – Page Rank) Search non fu il primo motore di ricerca. Negli anni ’90 c’erano già lo svizzero Aliweb, il primo a essere nato nel 1993, gli americani Lycos, AltaVista, Excite e, nel 1996, erano apparsi gli italiani Virgilio e Arianna. Yahoo! Invece arriverà molto più tardi, nel 2004. Google però nasceva con un’idea diversa: secondo i due studenti di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, i motori dovevano offrire risultati in base a un criterio più umano: il Page Rank ovvero la popolarità. Maggiori erano i link che portavano a una pagine più essa sarebbe salita nella lista delle ricerche. Un po’ come quando consigliamo un ristorante agli amici: più persone ci indirizzano in un dato posto più siamo sicuri che sia buono anche se non ci siamo mai stati (nella foto, la pagina realizzata per i 15 anni di Google con l’aspetto della prima versione del motore di ricerca)

(3 – Burning Man) Il 4 settembre 1998 fondavano Google Inc. prendendo il nome non, come dicono in molti, dal termine inglese che designa il binocolo (goggles) ma da Googol, ovvero un numero costituito da un uno seguito da 100 zeri. Pochi giorni dopo, il 30 agosto, nasce il primo doodle, ovvero una rilettura del logo che compare al centro della pagina. Brin e Page hanno 25 anni e sono andati al festival americano del Burning Man. Visto che sarebbero stati assenti dall’ufficio per una settimana, avevano pensato di comunicarlo al mondo modificando il logo e integrando nella seconda “o” il simbolo della manifestazione, l’omino che brucia

(4 – Lennon doodle) Il primo doodle multimediale invece arriva l’8 ottobre 2010 ed è dedicato al compleanno di John Lennon. Le due “oo” del logo diventano i celebri occhialini tondi del cantante mentre la “e” è un player che fa partire un video di Imagine. Peccato che la data sia sbagliata. John Lennon infatti era nato il 9 ottobre

(5 – Don’t be evil) Il motto dell’azienda è “Don’t be evil”, non essere cattivo, che designerebbe una differenza di Google dalle altre aziende. Big G sarebbe vicina agli utenti, sta dalla loro parte. Oltre a dipingersi come buona, è un’azienda che si ritrae giocosa: l’interfaccia del motore di ricerca infatti è disponibile anche in lingue assurde come la Elmer Fudd, ispirata alla parlata dell’omonimo personaggio della Warner Bros, il Klingon, la Bork, bork, bork! e il Piratese. Si dice che anche i dipendenti se la passino bene: gli ambienti sono colorati, con tanti spazi per il relax e la mensa per molti anni è stata guidata dallo chef Charlie Ayers, ex cuoco della band Grateful Dead. Ciononostante Google subisce continui attacchi verso la sua politica di censura: in molti Paesi infatti i risultati vengono censurati per venite incontro alle richieste dei vari regimi. Un esempio su tutti: la Cina (nella foto, la sede di Mountain View – foto Afp)

(6 – AdSense) È tempo però di monetizzare e i soldi arrivano grazie a una parola: pubblicità. Grazie alle ricerche Google è in grado di captare i nostri interessi e inviare réclame personalizzate sia nella pagina dei risultati, in alto, che nella stringa superiore di Gmail. A questo si deve la nascita di AdSense, piattaforma di Big G che propone gli annunci pubblicitari in base alla pertinenza con una ricerca (nella foto, un assegno ricevuto da Google per AdSense – Flickr, kawanet)

(7 – Gmail) Legare l’utente, fidelizzarlo e tenerlo stretto a sé. Dopo le ricerche ecco arrivare Gmail, il servizio di posta nato il primo aprile 2004 che è tutto fuorché un pesce d’aprile. L’interfaccia è lineare, all’interno può confluire la posta di altri provider e il bello è che nel tempo si ramificherà legandosi al social network Google + e a Drive, il cloud di Big G che consente di creare, modificare e conservare documenti online (il logo di Gmail)

(8 – Android) È il 2007 quando Steve Jobs sale sul palco e presenta un oggetto che nessuno capisce: l’iPhone. La comunicazione interpersonale e l’approccio alla Rete sta per cambiare radicalmente e Google non può perdere questo treno. Il 17 agosto 2005 acquisisce Android e comincia a sviluppare un sistema operativo open source che viene presentato due anni più tardi, il 5 novembre 2007, dalla OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende hi-tech che si presenta fin da subito come l’anti Apple. Tra loro troviamo gli attuali sostenitori del Robottino Verde come HTC, Samsung, e Qualcomm (il logo di Android – Flickr, ToastyKen)

(9 – Maps) Ma siamo sicuri che lo smartphone sia solo un telefono? Nel 2005 l’idea che un navigatore satellitare possa essere integrato nei nostri device portatili inizia a farsi avanti e il duo Page-Brin trova un’altra nicchia da coprire: la cartografia. L’8 febbraio di quell’anno lanciano Maps e due anni dopo My Maps che consente di trovare percorsi, aggiungere foto e note. Dalla Terra poi lo sguardo volge al cielo: sempre nel 2007 nasce Sky, che mappa lo spazio tramite le foto del telescopio Hubble, mentre al momento si sta lavorando a Moon e Mars che si propongono di offrire la cartografia completa della Luna e di Marte

(10 – “To google”) Bastano solo nove anni per creare la Google Mania. È il 2006 quando il verbo “To Google” entra nell’Oxford English Dictionary con l’accezione di “cercare informazioni riguardanti qualcuno o qualcosa su Internet, generalmente usando il motore di ricerca Google”. In italiano il termine “googolare”, “gugolare” o “googlare” appare più tardi, intorno al 2009 (la voce del verbo “to google”)

(11 – YouTube) Nel 2006 attaccare la televisione sembrava ancora un’utopia eppure il 10 ottobre Google acquisisce YouTube per 1,65 miliardi di dollari pagati in azioni proprie. In breve tempo la condivisione di video diventa una mania e oggi il Tubo è il terzo sito più visitato al mondo dopo Google e Facebook (nella foto, gli uffici di YouTube)

(12 – Chrome) Già che ci si occupa di web, avranno pensato a Google, perché non dotarci di un browser tutto nostro? È il primo settembre 2008 quando un fumetto di Scott McCloud, lo sceneggiatore di Superman, annuncia Chrome, software open source per navigare il web che insidia il colossale Explorer di Microsoft e un altro programma aperto, Mozilla Firefox. La barra per gli indirizzi e quella per le ricerche vengono fuse, l’interfaccia è minimalista e i vantaggi sono parecchi: è veloce, leggero e occupa poche risorse del computer (la schermata di errore di Chrome)

(13 – Google +) Lanciato il 28 giugno 2011, Google+ è il social network di Google e rappresenta la sua più grande sfida a Facebook. Gli utenti non mancano anche perché chiunque abbia un account Gmail è automaticamente convogliato verso la rete sociale ma gli utenti sono inattivi, non hanno lo stesso stimolo alla condivisione che troviamo su Twitter o su Facebook stesso. Big G comunque ci aveva già provato con Google Wave, nato nel 2009 e chiuso tre anni più tardi (uno dei server di Google)

(14 – Google Glass) La prossima frontiera di Google si chiama Glass, un paio di occhiali con un piccolo monitor in alto a sinistra che consentono di avere sempre uno sguardo sul mondo digitale senza mai staccare gli occhi dalla realtà. I primi prototipi sono già in sperimentazione e l’arrivo sul mercato è previsto entro la fine dell’anno. (nella foto, un progetto fotografico realizzato da Richard Koci Hernandez solo con Google Glass)

(15 – il futuro) Più ambizioso invece il progetto per un’auto che si guida da sola. La Google Car è stata sviluppata partendo da una Toyota Prius e al momento pare siano in corso contatti con il produttore di pneumatici Continental e l’azienda informatica IBM per creare i robo-taxi, i taxi senza conducente. Di recente è stata annunciata anche, in occasione del 15° anniversario della compagnia, l’adozione di Hummingbird, il nuovo algoritmo di ricerca (nella foto i due fondatori di Google Brin e Page a bordo della Google Car e più indietro Eric Schmidt)

Twitter: @AlessioLana

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