Voto palese, i grillini provano a incastrare il Cav.

La decadenza di Berlusconi/2

Tutto confermato. Al netto di clamorose retromarce oggi il Movimento Cinque Stelle presenterà a Palazzo Madama una proposta di modifica del regolamento per cancellare il voto segreto. Lo aveva anticipato Beppe Grillo con un post sul suo blog domenica scorsa. «Il voto segreto è un abominio, un tradimento degli elettori», lo hanno ripetuto ieri diversi senatori pentastellati. Una modifica da approvare in tempi rapidi. Tanto da permettere all’Aula di votare la decadenza di Silvio Berlusconi, già nelle prossime settimane, con le nuove disposizioni.

Mentre le politica attende il videomessaggio del Cavaliere – secondo indiscrezioni la nota con cui Berlusconi annuncerà il ritorno a Forza Italia e confermerà il sostegno al governo sarà trasmessa in mattinata – a tenere banco è ancora il voto del Senato sulla sua decadenza. E in particolare lo scontro sul sistema di voto che accompagnerà la pronuncia dell’Aula di Palazzo Madama sul suo destino di parlamentare. È davvero possibile cambiare le regole e derogare al voto segreto? Mentre il Partito democratico si conferma timidamente favorevole al progetto, il Pdl grida allo scandalo di una norma “contra personam”. Intanto ieri sera sono arrivate due importanti prese di posizione sul tema. Particolarmente rilevante l’apertura da parte del presidente del Senato Pietro Grasso. «Esiste una regola del Senato che dice che il voto personale è segreto – le sue parole da Bruxelles – ma se c’è la possibilità, e c’è, di cambiare il regolamento, le forze politiche possono trovare la forza di cambiarla e non sarà il presidente del Senato a impedire questo». Meno possibilista il premier Enrico Letta, che pur non volendo entrare nel dibattito assicura: «Ci sono regole al Senato, andranno applicate per come sono scritte».

Intanto oggi la proposta di modifica del regolamento dei grillini dovrebbe essere firmata da tutti i componenti del gruppo parlamentare. Un’iniziativa presentata dal senatore siciliano Vincenzo Santangelo, per riscrivere l’articolo 113 del regolamento di Palazzo Madama. E in particolare il comma «che prevede per venti traditori la possibilità di invocare il voto segreto», come spiega prima di entrare nella giunta per le elezioni e le immunità parlamentari il collega pentastellato Michele Giarrusso. Il riferimento è al secondo comma, che recita: «L’assemblea vota normalmente per alzata di mano, a meno che quindici senatori chiedano la votazione nominale e, per i casi consentiti, venti chiedano quale a scrutinio segreto». Anche se probabilmente per costringere l’Aula al voto palese sul Cavaliere basterebbe cancellare il terzo comma. «Sono effettuate a scrutinio segreto – si legge – le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede». Nel progetto del M5S il voto segreto potrebbe rimanere valido solo per le deliberazioni su temi etici.

Regolamento alla mano, la norma appare piuttosto chiara. Il principio nasce da lontano, persino prima della nostra Costituzione. Del resto il voto segreto era previsto già dallo Statuto Albertino del 1848. Anzi, l’articolo 63 del documento prevedeva l’obbligatorietà del voto segreto per la votazione finale di ogni legge. Il paradiso dei franchi tiratori? Piuttosto un estremo tentativo di salvaguardare l’indipendenza dei singoli parlamentari dalle pressioni di partiti e monarchia. Stupisce che persino il fascismo – che pure abolì l’istituto dello scrutinio segreto – permise per lungo tempo ai parlamentari italiani di rendere anonimi i propri voti. La decisione di istituire l’obbligatorietà delle votazioni palesi venne inserita solo nel 1939, con la legge che istituiva la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Un’accortezza, raccontano gli storici, dopo che l’anno precedente, durante l’approvazione delle leggi razziali in Senato, sei parlamentari si erano espressi in maniera contraria.

Adesso il tema torna prepotentemente di attualità. Mentre i partiti discutono sul sistema di voto, il procedimento sulla decadenza del Cavaliere procede spedito. Oggi dovrebbe terminare la discussione generale nella giunta per le elezioni. Mercoledì sera dopo la replica del relatore Andrea Augello ci sarà il voto. Poche speranze di colpi di scena (anche secondo i pronostici del diretto interessato). In caso di probabile bocciatura, si dovrà dunque procedere con l’individuazione di un nuovo relatore di maggioranza. Con ogni probabilità potrebbe essere lo stesso presidente della giunta Dario Stefano.