Il professore bocconiano e lo scroccone democristiano

Come Casini ha distrutto (anche) Monti

E insomma se ci fosse un garante, una lega anti vivisezione politica, un Wwf a protezione dei governanti sprovveduti e degli elettori creduloni, dovrebbe imporre a Casini di attraversare il Transatlantico con una scritta fosforescente sulla cravatta – “attenzione” – accompagnata da una fotografia che illustra gli effetti devastanti su esseri umani pur dotati d’intelligenza: ed ecco dunque il volto disfatto di Mario Monti. Solo una superbia e una vanità ottundenti possono spiegare come Monti abbia potuto collegarsi a Casini, al più spregiudicato tessitore di trame che la Seconda Repubblica abbia mai conosciuto, senza nemmeno sospettare che sarebbe andata a finire così, con una pernacchia crudelmente democristiana e venti senatori di Scelta Civica ammutinati, pronti a convolare a nozze con Alfano, a garantirsi un altro po’ di placido galleggiamento parlamentare, il tradimento dell’opportunismo.

Ed è uno sberleffo, un tragico motteggio, l’intervista che oggi Casini ha rilasciato a Repubblica. Tratta Monti come uno strambo e noioso vecchietto passato di lì per caso: ma che vuole questo anziano? “Mario è ridicolo”, “la politica non è l’università dove lui fa lezione e gli altri ascoltano”, gli dice Casini, lui che appena otto mesi fa lisciava Monti come fosse un padre eterno, “siamo onorati di stare in seconda fila dietro di lui”. Ed è ancora una volta lo stesso Casini di sempre, quel ragazzo di bottega Dc, l’allievo di Forlani, che dava di gomito ai cronisti parlamentari e strizzava l’occhio con un sorriso canzonatorio, “aspetta un po’ e senti cosa gli faccio dire stavolta al vecchio Arnaldo”. 

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Non si può guarire da se stessi. Monti si era convinto, da solo, di essere l’uomo del destino, e Casini gli ha ricordato i tempi in cui viviamo, gli ha mostrato un destino fatto di pernacchie, il martirio lento e doloroso dello spelacchiamento. Casini ha trasformato Monti in un Bendicò, il cane dei Salina, del Gattopardo, ultima traccia di una famiglia dalla storia nobile, che fu buttato dal balcone. “Durante il volo giù dalla finestra la sua forma si ricompose un istante: si sarebbe potuto vedere danzare nell’aria un quadrupede dai lunghi baffi e l’anteriore destro alzato sembrava imprecare. Poi tutto trovò pace in un mucchietto di polvere livida”.

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Saltato con agilità da una liana politica all’altra, da Forlani a Berlusconi, da Berlusconi a Monti, dopo aver spolpato e seppellito il suo ultimo tragico padrino politico, adesso Casini tenta di aggrapparsi ai giovani leoni Angelino Alfano ed Enrico Letta, altro giro, altro salto, altre vittime. E una sola ossessione, sempre la stessa, “il centro”, e poi ancora, i “moderati”. 

Ecco, gli italiani dovrebbero ormai fuggire a gambe levate al solo sentir pronunciare queste parole. “Il centro” all’italiana, cioè i “moderati” alla Casini, è la pozza nella quale vengono affogati tutti i meriti. E il capolavoro è stato quello di trasformare il professore che salvò l’Italia dalla troika e dall’abisso del default in un piccolo manovratore di Palazzo, un Forlani in sedicesimo, un Montino che s’era tragicamente consegnato nelle mani di Casini, e degli altri oscuri tramatori che si chiamano Andrea Riccardi e Mario Mauro, credendo di poter dirigere e finendo invece diretto. 

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Più volpe di D’Alema, più gatto di Veltroni, eterno come Andreotti, Casini ha rovinato Mario Monti, l’ha blandito, ne ha sfruttato la vanità per ghermirlo, l’ha usato come un tronco d’albero per restare a galla nella tempesta, è riuscito a farsi rieleggere solo grazie e lui, l’ha spolpato fino all’osso e l’ha infine scaricato, consegnandolo a una macchiettistica irrilevanza. Adesso dovrebbero mettergli sul serio un bollino rosso in fronte, lo stesso dei film vietati ai minori, un avviso di pericolo, a tutela dei possibili nuovi consumatori, come si fa per i pacchetti di sigarette, “danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”…

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