Dramma Pompei, sei giorni per non perdere 100 milioni

Gli scavi partenopei

Sei giorni lavorativi per non perdere 105 milioni di euro. Massimo Bray, ministro dei Beni Culturali, ha tempo fino al 9 dicembre per nominare il commissario straordinario per Pompei, che dovrà mettersi pancia a terra e stilare entro il 31 dicembre il piano da presentare all’Unesco. Il rischio è lo stralcio dal novero dei siti “patrimonio dell’umanità” e la perdita dei fondi dell’Unione europea. Dopo la querelle su Giuseppe Scognamiglio, ex diplomatico ora a Unicredit sulla cui testa ha posto il veto lo stesso Bray, il nome più accreditato per per razionalizzare e migliorare le procedure di spesa è quello di Fabrizio Magani, apprezzato soprintendente ai Beni culturali dell’Abruzzo visto di recente a Palazzo Chigi. Le tre qualità richieste al commissario saranno la conoscenza dei gangli della Pa, dei meccanismi di funzionamento dei fondi Ue e l’abilità nel creare indotto per il territorio circostante. Avrà infine voce in capitolo sulla nomina del nuovo soprintendente di Pompei ed Ercolano, che il decreto prevede di spacchettare dalla soprintendenza di Napoli.

A complicare ulteriormente la situazione degli scavi partenopei ci ha pensato Johannes Hahn, eurocommissario alle Politiche Regionali: «Considero il progetto Pompei molto importante per l’Italia e il mondo. In particolare però è importante per la Campania, dove può generare posti di lavoro e trainare l’economia locale grazie ad un turismo di qualità. Ovviamente i ritardi non sono positivi e il tempo sta per scadere, visto che i programmi attuali termineranno entro la fine del 2015», ha detto. Un monito forte e chiaro, al netto delle gentilezze diplomatiche.

Dei 105 milioni stanziati dal decreto Valore cultura varato lo scorso 9 ottobre, 60 derivano dalla riprogrammazione dei fondi per la Coesione, mentre i rimanenti 45 sono stati concessi da Bruxelles in seguito alle richieste italiane. Purtroppo non sono a fondo perduto: o l’Italia è in grado di spenderli o saranno allocati altrove lasciando il Paese a bocca asciutta. Si tratta complessivamente di 30 miliardi di euro che – lo ha ricordato il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia – se non saranno impiegati entro il 31 dicembre 2015 non saranno più riprogrammati in direzione Roma. Secondo uno studio di Confindustria Assoconsult, si tratta di 17 miliardi di euro assegnati all’Italia e altri 13 cofinanziati, rispetto ai 49,5 miliardi complessivi stanziati nell’ambito del programma comunitario 2007-2020. L’Italia ne ha speso il 40,2%, livello al di sotto della media europea pari al 51 per cento.

Ogni anno visitano Pompei circa 2,3 milioni di turisti. Nonostante l’incuria della politica campana e gli interessi della camorra. Il piatto è ricco e circa 30 milioni sono stati finora assegnati. Per questo lo scorso settembre la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) di Napoli ha effettuato un “accesso ispettivo” contro eventuali tentativi d’infiltrazione mafiosa, controllando due società e una ventina di persone che stanno restaurando la casa delle Pareti Rosse, la casa di Sirico e la casa del Marinaio.

Agli appetiti della criminalità organizzata si affiancano quelli dei signori dei bookshop. Ovvero del manipolo di società che sistematicamente gestiscono biglietteria e servizi complementari dei musei italiani, in molti casi – come per il vittoriano a Roma – tramite affidamento diretto o bandi su misura. Lo scorso ottobre, ad esempio, il Tar della Campania ha accolto un ricorso presentato dal consorzio Arte’M Net contro Mondadori Electa annullando atti e provvedimenti «relativi alla procedura di gara per l’affidamento in concessione dei servizi di progettazione e realizzazione editoriale, progettazione e realizzazione oggettistica, vendita prodotti editoriali e oggettistica presso gli Scavi di Pompei ed Ercolano». Una sorte, quella dell’annullamento o sospensione, che ha accomunato quasi tutte le gare indette nei musei dal 2010 in avanti (con le linee guida dell’ex commissario alla valorizzazione dei musei Mario Resca). Insomma, il neocommissario avrà un’agenda a dir poco impegnativa. E una missione sostanzialmente impossibile, sulla quale il ministro Bray si gioca il posto dopo aver capitalizzato l’esperienza da numero uno della Fondazione La Notte della Taranta.

Ironia della sorte, mentre a Roma si lotta contro il tempo per non perdere soldi e faccia, il British Museum porta sullo schermo, anche nelle sale italiane, Life and death in Pompeii and Herculaneum, documentario basato sulla mostra organizzata a Londra tra marzo e settembre scorso. Un modo per veicolare il marchio dell’istituzione britannica sfruttando l’effetto traino di un evento di successo osannato dal Guardian, che definisce il sito partenopeo «la testimonianza più importante che ci è rimasta sul passato dell’umanità». Della serie: Pompei funziona. Se la gestiscono gli altri.  

Il trailer del film del British Museum