I nemici Berlusconi e Grillo uniti contro Napolitano

La bussola politica

È come se una tenaglia gli si stesse stringendo attorno, avverte dalla distanza il cigolìo ineluttabile di una morsa che si fa sempre più prossima, due bracci portentosi ancora distanti eppure fatalmente destinati a coincidere per stritolarlo. E Giorgio Napolitano conta le ore e i minuti, osserva con inquietudine Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, sa che domani si deciderà in Senato il giorno della decadenza del Cavaliere, e così, d’un tratto, il presidente della Repubblica si rende conto che non è vero quel motto popolare che recita così: “Il nemico del mio nemico è mio amico”.

Grillo voterà per la decadenza di Berlusconi, e Berlusconi, decaduto, accuserà per questo Napolitano. E dunque nel labirinto inebriante delle contraddizioni italiane, nella contorsione pazzotica della politica,i nemici Grillo e Berlusconi si troveranno, separati eppure uniti, contrapposti eppure solidali, entrambi impegnati nella battaglia finale contro l’anziano presidente, l’uomo che regge da solo l’impalcatura del governo, “il nemico del mio nemico è mio nemico”. Ed è per eterogenesi dei fini che la decadenza di Berlusconi, i cui tempi sono scanditi dal rullio frettoloso del Movimento 5Stelle, porterà i due gran populisti d’Italia a colpire insieme quel presidente che nella sgrammaticatura di Grillo è “Morfeo”, “dentiera presidenziale”, mentre nella fantasia distorta del Cavaliere è “la causa di tutte le mie sciagure”, l’arcinemico che addirittura avrebbe condizionato la sentenza con la quale Berlusconi è stato condannato in corte di Cassazione.

E insomma, domani, l’ufficio di presidenza del Senato dovrà segnare sul calendario istituzionale una data fatale – potrebbe essere il 15 novembre – data che sarà forse consegnata al linguaggio politico, destinata a rimanere per antonomasia: “è successo un quarantotto”, “è successo un quindici novembre”. Perché non soltanto Silvio Berlusconi sarà espulso dal Parlamento dopo vent’anni d’impero, ma si chiuderà anche sulla testa del presidente della Repubblica un formidabile e tremendo ingranaggio che da tempo si è ormai messo in moto.

Grillo manovra e agita il suo vocabolario scomposto contro Napolitano, tesse la trama d’una campagna d’assedio come l’Italia repubblicana ne ha viste poche.  La forza d’urto del suo M5S, accompagnato dagli araldi giornalistici, fa impallidire Camilla Cederna, L’Espresso, e l’assalto che fecero a Giovanni Leone, poi dimissionario nel 1978. Quando Grillo voterà l’espulsione del Cavaliere, ritroverà Berlusconi, un minuto dopo, al suo fianco, nemico e nemico del nemico. Persino la stampa di centrodestra è già pronta: assieme a il Fatto Quotidiano, soltanto il Giornale e Libero hanno rivaleggiato quanto ad aggressività nei confronti del Quirinale. E assieme ai parlamentari del M5S, soltanto Daniela Santanché, Daniele Capezzone e Sandro Bondi, si sono distinti nello scagliare frasette ed epiteti all’indirizzo del Capo dello stato. La tenaglia è pronta, la morsa si stringe, manca soltanto la data. E poi splash.

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