A caso letteraioBullismo letterario

Il caso non esiste

Bentornati alla nuova puntata di A caso letterario! Come immagino già sappiate, un mese fa mi sono infilato in un bel pruneto: in accordo con lo specchiatissimo Giulio D’Antona, mi sono bendato di nuovo e ho scelto, sempre a caso, tre libri dalle mie librerie di casa (e visto che qua a Linkiesta Cultura ci lavora gente trasparente, abbiamo un Vine per dimostrare l’autenticità di questa prova). Adesso bisogna parlare attorno a questi titoli, trovando le cose che hanno in comune, cercando ancora una volta di dimostrare che un libro non significa in sé ma solo in connessione con altri libri e con i lettori. 

Dopo la prima puntata di due sabati fa, sono tornato da mia nonna e le ho detto, pavoneggiandomi: «Hai visto nonna, la volta scorsa me la sono cavata con quella figata che ho trovato su Gadda!», e lei mi fa: «Va bè, la fortuna del principiante, ti voglio vedere adesso». Molto bene. Guardami, nonna!

Ecco i tre titoli che mi sono capitati in sorte.

Robert Walser – La passeggiata (Adelphi)

Isaac Asimov – Dodici casi per i vedovi neri (minimum fax)

Andrea G. Pinketts – Mi piace il bar (Barbera Editore)

La passeggiata è un libricino meraviglioso che ho sottolineato talmente tanto da farlo diventare molto più grosso di quello che è. Racconta, appunto, una passeggiata dello scrittore svizzero (di lingua tedesca) in una piccola cittadina, dove incontra un sacco di gente e si diletta in elucubrazioni e divertimenti che rendono questo scritto – lo dico? lo dico – perfetto. 

Dodici casi per i vedovi neri mi ha sempre fatto strippare il cervello perché è un whodunit (o giallo deduttivo) scritto dal campione del mondo della fantascienza. Sei gentiluomini e un geniale cameriere si incontrano una volta al mese in un club per mangiare raffinatezze, bere brandy e conversare. In ogni racconto, ognuno dei vedovi neri, a turno, porta un ospite con un enigma apparentemente irrisolvibile e starà ai membri del club dipanarlo, il tutto senza muoversi dalla stanza e parlando in maniera molto forbita. SPOILER: alla fine il mistero viene risolto sempre dal cameriere.

E che cosa si può dire del pamphlet di Pinketts? Trent’anni di frequentazioni alcoliche nei locali di tutta Italia e non solo, un sacco di aneddoti ed esagerazioni così iperboliche da non poter non essere vere. E quindi?

Quindi iniziamo. E parliamo di bulli. Perché è sempre così: a scuola i bulli non devono mai argomentare le proprie ragioni. Picchiano senza spiegare e, se chiedi spiegazioni, ti mettono a tacere con una mutandata o con il giochino di farti credere che hai la maglia sporca e appena abbassi lo sguardo ti tirano su il naso con un buffetto (i peggiori con un montante) e urlano oooop! E’ l’estetica del “cazzo guardi?” e la leggerezza di un uovo marcio spiaccicato tra i capelli di un nerd. 

Bene, questi tre libri hanno l’estetica del “cazzo leggi?”. Mi spiego. Se fossi a un aperitivo e avessi bevuto x>3 Negroni, per intrattenere gli astanti sui volumi che ho pescato a caso in questa puntata direi: in uno c’è un vecchio che gira per un paesino svizzero parlandosi addosso, nell’altro un tipo probabilmente ubriaco racconta di quando si fa le sue serate al bar, sai che novità. Il terzo invece è un giochino letterario del padre della fantascienza che, quando non ha nulla da fare, impugna la penna bendato con la mano sinistra e si inventa dei gialli che funzionano tutti allo stesso modo. 

Bella roba leggi, mi risponderebbero. Ma infatti. Questi non sono libri da leggere. Quando li apri, le pagine sembra che si vogliano richiudere da sole per impedirtelo. Ti dicono: che cazzo leggi a fare la storia di una passeggiata, o di una sbronza o di un giallista improvvisato? 

E, ovviamente, come tutti i bulli, sono solo dei bambini sensibili in cerca di attenzione. Vogliono farti vedere quanto sono buoni e quanto sono belli. E, come tutti i bulli, alla fine te lo fanno pure ammettere. Walser riesce a rendere indimenticabile un momento banale, quotidiano: provate a scrivere voi 99 mirabili pagine su quando uscite di casa dopo le nove di sera per prendere le paglie alla macchinetta e magari vi siete dimenticati la tessera sanitaria a casa.

Asimov invece ti fa venire un gran nervoso per la sua provocatoria abilità nello scrivere letteralmente quello che gli pare: provate voi, giovani talenti letterari del noir, a buttar giù un romanzetto rosa più bello di tutti i romanzetti rosa che trovate all’autogrill.

E Pinketts? Beh, la sera al bar ci andiamo tutti, le storie incredibili ce le abbiamo tutti (anche se questo tizio è il migliore dell’universo) ma nessuno si fa pagare 13 euro e novanta per raccontarle.

Questi tre libri sono dei bulli, ti sbattono in faccia la loro superiorità. Si avvicinano al tuo orecchio e ti sussurrano: provaci tu, coglione. E poi sgommano via impennando sul Ciao con la più carina della classe abbarbicata sulla schiena.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter