Crisi casinò, gli incassi si riducono i lavoratori pure

Calo del 7,4% delle entrate

Incassi e dipendenti che diminuiscono, con previsioni fosche per i prossimi mesi. È la foto dei casinò italiani – Campione, Saint-Vincent, Sanremo, Venezia – scattata dai sindacati. Le ragioni della crisi sembrano molte, e vanno dalla situazione generale del Paese alla diffusione delle sale slot e del gioco onlineA Saint-Vincent 145 dipendenti hanno da poco ricevuto la lettera di licenziamento. A Campione il 2012 si è chiuso con una perdita di oltre 27 milioni. A Venezia quest’anno gli incassi sono inferiori di circa l’8% rispetto al 2012. A Sanremo da qualche giorno è stato sospeso il contratto di solidarietà, ma solo fino al 5 gennaio 2014. C’è chi chiede interventi legislativi e chi vorrebbe che le quattro case facessero più squadra, per rilanciarsi insieme. Ma sembra una soluzione molto difficile.

Numeri pesanti
Federgioco è l’associazione che riunisce i casinò italiani. Gli ultimi dati che ha diffuso sugli incassi riguardano il primo semestre di quest’anno. Al netto delle mance (e al lordo dei biglietti d’ingresso), le entrate sono state pari a quasi 156 milioni, contro i 168 dello stesso periodo del 2012. Un calo del 7,4%, più forte per quanto riguarda le slot (-9,5%), meno ai tavoli (-4,4%). Il primo “segmento” però pesa di più: alle macchinette la perdita è stata di oltre 9 milioni e mezzo, contro i due milioni e 800mila spariti ai tavoli.

Attorno a queste cifre al momento vivono circa 2mila dipendenti a tempo indeterminato. Qualche anno fa erano di più. La Uil di categoria parla di calo del 10-15%, in linea con i dati della Fisascat Cisl, che raccontano un taglio di diverse centinaia di posti. «I casinò italiani stanno molto male – dice Silvano Conti della Slc-Cgil. – Tra le ragioni ci sono l’invasione delle slot in bar e locali simili, le norme sulla tracciabilità dei soldi e la crisi generale del Paese. Le persone hanno meno capacità di spesa, anche se il target delle case da gioco è fatto di cittadini con reddito medio-alto». Il sindacalista parla di previsioni «non rosee» per i prossimi mesi, e indica due possibili linee di intervento: «In primo luogo provvedimenti legislativi che proteggano i casinò. Poi un contratto di lavoro nazionale, che dia ossigeno alle imprese. Attualmente ogni struttura ora ha il proprio accordo aziendale».

Avversari all’estero (e non solo)
Per Fabio Benigni, segretario nazionale Uilcom, la crisi delle case da gioco nasce al loro esterno. Anche lui cita la tracciabilità e la mancanza di un contratto nazionale che permetta di andare a bussare con forza alle istituzioni. «A questo si aggiunge una concorrenza spietata oltreconfine, dove non ci sono le nostre rigidità». La competizione più dura, però, sembra quella con il web e le sale slot. «Il settore nel complesso non è in crisi. Lo è nella parte che ha qualità occupazionale, ma non è accompagnata da processi che le permettano di svilupparsi. Su internet le entrate aumentano senza dare lavoro».

Benigni dice che negli ultimi anni i dipendenti dei casinò sono calati di almeno il 10%. Descrive una contrazione continua, una sorta di blocco del turnover, con esodi (volontari o incentivati) a cui non seguono assunzioni. Senza contare gli effetti sull’indotto: alberghi, ristoranti, negozi. Come reagire? «Le aziende stanno portando avanti processi di riorganizzazione. Provano a tamponare il fenomeno, sperando di raggiungere qualche risultato facendo lobby sulle istituzioni. Serve un tavolo sul fisco, per esempio. Questi problemi non sono risolvibili dentro le case da gioco».

Idee per una battaglia comune
Forse davvero ciò che sta fuori dai casinò (ma dentro il sistema gioco) è «ormai quasi ingovernabile». Lo sono web e sale slot secondo Giovanni Pirulli, segretario generale aggiunto della Fisascat Cisl. «Allargare il campo in modo diffuso sta indebolendo sempre di più Campione, Saint-Vincent, Sanremo e Venezia». Luoghi «controllati», assicura il sindacalista, con «regole precise», a partire dalle misure antiriciclaggio. «Tutto registrato e documentato». Compreso uno stato di salute dei conti che Pirulli definisce «un po’ pesante».

Germano Medici, coordinatore nazionale Fisascat per le case da gioco, chiama in causa anche le aziende. «Penso a gestioni che non propongono in modo organico alternative alla situazione del mercato. Servono interventi di marketing ed economie di scala, possibili se i casinò si comportano da squadra. Sostanzialmente, però, un atteggiamento di questo tipo è assente, tranne qualche operazione d’immagine».

Il dimagrimento della forza lavoro, spiega il sindacalista, viene da lontano. In tutto sono sparite alcune centinaia di posti, tra pensionamenti e uscite di altro genere. «Da 2-3 anni le imprese cercano di non fare turnover. A volte delegano parti importanti dell’attività a soggetti esterni». Anche Medici punta il dito contro tracciabilità («in Austria, Svizzera e Francia si gioca senza limiti»), web e sale slot. «Un conto è dover fare 400 chilometri per arrivare al casinò. Un altro camminare due minuti o sedersi al computer. Siamo passati da una situazione di oligopolio a una diffusione capillare». E se è vero che le previsioni per i prossimi mesi sono »molto incerte», i casinò italiani hanno di che preoccuparsi.