Il governo Renzi ha ottenuto la fiducia alla Camera

«Dopo oggi si inizia a lavorare»

Renzi supera la prova della Camera, con 378 voti favorevoli, 220 contrari e un astenuto. Dopo il dibattito iniziato alle dieci di mattina che ha visto circa 50 interventi, la replica di Matteo Renzi e le dichiarazioni di voto dei parlamentari, le due chiame e il risultato finale che assegna anche alla Camera dei deputati la fiducia. Nella notte fra il 24 e il 25 febbraio, con 169 voti a favore e 139 voti contrari, aveva ottenuto la maggioranza al Senato. La maggioranza numerica era fissata a 161, i votanti sono stati 308 su 320. A favore dell’esecutivo guidato dal segretario del Partito democratico hanno votato i senatori del Pd, del Nuovo centrodestra, di Per le Autonomie, di Scelta civica (8 meno uno) e Per l’Italia. Contro hanno votato i senatori di Sinistra Ecologia e libertà, Forza Italia, Gal e Lega Nord. Le dichiarazioni di voto dei parlamentari, la replica di Renzi e il voto.

Il video della replica di Matteo Renzi

«Sortire insieme dai problemi è la politica»: inizia l’intervento di Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio parla dell’elezione del Presidente della Repubblica nel 1985, guardata in televisione. «Sedete nei posti in cui grandissimi personaggi della nostra storia si sono potuti chiamare onorevoli». Renzi ricorda La Pira e dice che «con Mogherini (ministro degli Esteri) andrà a Tunisi, nel primo viaggio istituzionale». Renzi fa riferimento a Scalfaro, nel 1992, quando annunciava «un terribile momento della vita istituzionale e accelerava l’elezione del Presidente della Repubblica». Quella stagione «1992-1994, è stata il momento più basso della politica, per la nostra generazione». Quando sento parlare di «mafia con la leggerezza con cui ho sentito parlare questa mattina, sento un brivido». 

«La nostra generazione non ha più alibi». Renzi chiude la sua premessa: «in un partito, nel Partito democratico, siamo abiutati a confrontarci in modo non formale. Chi vince ha la maggioranza, chi perde sta nello stesso partito. Quando io ho perso, Bersani non mi ha espulso, ma il fatto che Bersani sia qui è un segno di uno stile, di un rispetto (…) è una cosa che si chiama democrazia interna e consente di essere persone migliori».

«Il contesto politico è riassumibile in tre tweet:

1. Il mondo corre a una velocità doppia di quello dell’Europa
2. All’interno dell’Europa ha un grado di difficoltà maggiore rispetto ad altri ed è un problema che abbiamo da almeno 15 anni
3. Dobbiamo cambiare il Paese

Questo passaggio avrebbe meritato un passaggio elettorale se ci fossero state le condizioni per il voto». Renzi che «può darsi che l’intervento al Senato non sia stato granché, le mani in tasca: faccio uno sforzo di chiarezza, ritornando sui punti del dibattito di questa mattina:

– Il semestre europeo è una gigantesca opportunità e non pensiamo che l’Europa sia un nostro nemico. I problemi dell’Italia non vengono dall’Europa, che l’Italia non ha subito, ma costruito. L’Europa non dà speranza. Abbiamo lasciato che il dibattito sull’Europa diventasse un dibattito su virgole e percentuali.

– L’Europa che vogliamo non è un’Europa dove l’Italia va a farsi dare la linea. E dobbiamo sciogliere da soli i nodi strutturali. E i governi precedenti hanno iniziato a farlo. E in particolare il governo guidato da Enrico Letta ha iniziato a farlo. L’Italia deve fare la riforma della legge elettorale, una riforma costituzionale: il bicameralismo e il Titolo V della Carta Costituzionale e abbia degli interventi su lavoro, fisco, Pubblica amministrazione e giustizia. Prima però c’è il problema della scuola. (Renzi riprende il discorso sull’edilizia scolastica e il prestigio del ruolo degli insegnanti)

– La questione delle riforme: l’Italia avrà un Senato senza che i senatori abbiano un’indenntità, senza che diano la fiducia, senza che votino il bilancio dello Stato. Questo porta a una riduzione del numero dei parlamentari e porta anche ad una semplificazione e una valorizzazione del ruolo del Senato nel rapporto con la Ue e nell’elaborazione.

– Non bastano le riforme costituzionali. In Italia c’è un’emergenza: la disoccupazione. “La nostra non è una Repubblica fondata sul lavoro, ma sulla rendita”, mi è stato detto. Dobbiamo rivoluzionare il contesto economico e normativo, ma anche essere vicini a questo dolore con la capacità del ministro Poletti di farsi vicino, prossimo. 

– Una volta alla settimana andremo non solo nelle scuole, ma anche nelle aziende. In quelle innovative e in quelle in difficoltà.

– Le proposte concrete le abbiamo fatte: sblocco totale dei debiti della Pa, aumento dei fondi di garanzia per cercare di combattere il credit crunch e la riduzione di pressione fiscale sul lavoro parte da una questione di rispetto: come è possibile investire se la pressione fiscale sul lavoro, che sarà di 10 miliardi (la doppia cifra riguarda i miliardi non la percentuale). 

– Deve cambiare la Pubblica amministrazione, se volete cambiare il ddl Delrio aiutateci: ma non fate insediare i nuovi presidenti di Provincia per cinque anni. Dobbiamo essere semplici nei confronti dei cittadini perdiamo la possibilità di tornare a casa. In questi vent’anni la Semplificazione è rimasta nei ministeri con il nome. 

– Quando riceveremo la delega fiscale cercheremo di ridurre la pressione fiscale. Quando si paga le tasse si recupera un rapporto con la Pa che sia perlomeno chiaro.

– Sui diritti non si fanno accordi,ma lo sforzo di ascoltarsi. Sapersi ascoltare non è un dis-valore, anche sui diritti.

– Renzi ricorda la situazione dei marò Latorre e Girone

– Questa è una maggioranza politica che ha una responsabilità verso chi non ci crede più: dire che l’Italia non ha finito il proprio tempo.

La Camera dei deputati che ha dato la fiducia al governo Renzi

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15:06 Dopo Khalid Chaouki del Partito democratico che si è detto dispiaciuto «dell’assenza del ministero dell’Integrazione», interviene Alessio Mattia Villarosa del Movimento 5 Stelle. Parla Vincenza Bruno Bossio del Pd: «Accogliamo una sfida, senza però dimenticare le emergenze che possono essere molto ravvicinate» come quella del personale scolastico, 24mila persone «che rischiano di essere licenziate». Parla Simona Bonafè, esponente renziana del Pd che ricorda i padri costituenti e parla di «grande svolta». Bonafè dice: «quella che abbiamo davanti è una cronometro a squadre». Interviene Elena Centemero di Forza Italia, che parla di scuola (è insegnante): «fondamentale il binomio scuola-modernizzazione». E sottolinea che «la scuola pubblica non è il sinonimo della scuola statale». «I giovani chiedono “merito”». Segue l’intervento di Raffaella Mariani del Partito democratico che parla di «sostenibilità dello sviluppo, green economy». Una sfida «molto moderna, molto diffusa tra i cittadini». Parla Simone Valente, del Movimento 5 Stelle che parla di «belle parole, ma un progetto a dir poco stitico». La parola chiave per l’istruzione è «soldi». Dopo Valente, parla Cova (Pd): «non ha fatto cenno all’agricoltura, ma ritrovo le possibilità di cambiamento nel comparto». Interviene Picchi (Forza Italia).

Entra Pier Luigi Bersani, per la prima volta in Parlamento dopo il 5 gennaio. Altro intervento dell’M5s, è la volta di Manlio Di Stefano. «Per stare in questa Europa che voi volete, ci vogliono 50 miliardi di euro l’anno» ricorda. Renata Polverini (Forza Italia) «non voglio guardare al dito ma alla Luna. Le sue parole sono state all’altezza della situazione in cui si trova l’Italia». «Il suo programma è lo stesso di Letta, che però lo leggeva a 33 giri. Lei è più moderno, lo ha letto a 45 giri». «Generiche quanto preoccupanti affermazioni sul superamento degli ammortizzatori sociali». Interviene Giulia Sarti del Movimento 5 stelle: «Parliamo di giustizia, del ministro Orlando: il nulla». Sarti dice che Orlando «a febbraio ha detto di essere disponibile a rivedere il 41bis». «Volete fare la riforma della giustizia con Angelino Alfano?». «Ieri al Senato non ha parlato di lotta alle mafie». «Per un attimo abbiamo sperato: spiega perché non avete confermato Gratteri?». La Sarti definisce «call center dei Ligresti» il ministro Cancellieri. Dopo Sarti, interviene Fico, sempre del Movimento 5 stelle, dice a Renzi: «il suo tempo è scaduto». Altro intervento dei grillini, con Brescia. Parla Nardella, del Partito democratico, di recente nominato vicesindaco di Firenze da Matteo Renzi. «Adottiamo un grillino, facciamoli uscire dal blog».

12:49 Claudio Fava di Sinistra, Ecologia e Libertà ricorda a Matteo Renzi di non aver parlato di «lotta alla mafia». 

12:44 «Rappresento il disagio di una parte del Paese»: l’intervento di Pippo Civati, che consiglia a Renzi di “tenere altro viaggio” citando Dante.

11:15 Duro intervento di Stefano Fassina, della minoranza del Pd: «Non toccate un’altra volta il lavoro». Poi segue la difesa più forte, fin qui, delle politiche del governo Letta.

10:55 L’attacco di Carlo Sibilla, M5s. Renzi “ultimo dei becchini della sinistra”. 

10.10 Prima parla Umberto D’Ottavio del Partito democratico, Micaela Biancofiore «Renzi, lei è gagliardo […] perché come noi di Forza Italia appartiene alla generazione Steve Jobs del “siate folli, rimanete affamati”. Io, a lei, la fiducia la darei. Ma non al suo partito». Biancofiore aggiunge «mi  aspettavo più del coraggio, che trionfasse l’eroicità. Sarebbe servito un governo di Grose Koalition, con Forza Italia, per riscrivere le regole dalla base». Biancofiore chiede di rivedere la quota di deputati attribuiti all’Alto Adige (dove si voterà con il Mattarellum). Interviene ora il deputato Mauro Ottobre del Gruppo Misto – Minoranze linguistiche, seguito dal deputato Rudi Franco Marguarettaz, della Val d’Aosta. Interviene anche Costa, capogruppo del Nuovo Centrodestra.

10:05 La presidente della Camera Laura Boldrini apre i lavori, seguono gli interventi dai gruppi parlamentari. Renzi ha depositato alla Camera il discorso tenuto ieri al Senato, è atteso alle 16 per la replica agli interventi. Seguiranno le dichiarazioni di voto e l’appello nominale per il voto di fiducia. 

7:00 Matteo Renzi, sul suo account Twitter, ha scritto questa mattina dopo il voto terminato al Senato all’una circa

Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio.Domani scuole, lavoratori,imprenditori,sindaci a Treviso. #lavoltabuona

— Matteo Renzi (@matteorenzi) 25 Febbraio 2014

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