Reportage da Cortona On The Move

Reportage da Cortona On The Move

Domenica 20 luglio è terminata la settimana di inaugurazione della quarta edizione di Cortona On the Move, il festival di fotografia curato da Arianna Rinaldo e dall’associazione On the move, tutto dedicato al tema del viaggio e alle diverse forme che può assumere questa pratica.

La scalinata in piazza della Repubblica: uno dei crocevia più importanti della città

L’esperienza al festival è sempre molto positiva: in questi anni lo si è visto crescere moltissimo e diventare uno dei migliori eventi sulla scena internazionale. Anche se Cortona On The Move è piccolo, tutto è curato e preciso e chi ci lavora, dai curatori ai numerosi volontari in maglietta rossa, ne è entusiasta. Gli autori sono selezionati con attenzione, le conferenze propongono temi ed argomenti originali, i professionisti che partecipano alle letture portfolio fanno parte di un circuito internazionale e sono chiamati a venire a Cortona per confrontarsi tra loro e con la scena italiana. L’unica cosa che manca è uno spazio all’editoria fotografica (da quella importante e ufficiale fino agli esperimenti di “autoproduzione”), sempre più prensente nel mondo della fotografia contemporanea.

Un momento della festa di sabato 19 luglio

Il festival è progettato con attenzione e anche le parti più informali, come le cene comunitarie e la festa, diventano momenti pensati con l’idea di costruire un’atmosfera di buona socialità, condivisione e confronto nella comunità degli amanti della fotografia.

Le sale dove avvenivano le letture portfolio: tutti i giorni, dalle 10 alle 18 un via vai di fotografi con cartelline, scatole, libri, computer ha animato i corridoi di Palazzo Vagnotti

Tra gli ambiti più importanti per costruire le relazioni c’è il momento delle letture portfolio nel quale gli autori mostrano a professionisti nazionali ed internazionali i propri lavori con l’idea di farsi conoscere e ricevere consigli e suggerimenti. È un momento prezioso soprattutto per l’opportunità di poter spiegare qualcosa di nuovo direttamente ad alcuni tra gli editor più importanti in circolazione.

Fuori dalla stanza ufficiale è stata organizzata dai fotografi Chico De Luigi e Stefano Mazzali una “lettura portafogli”: l’operazione era una sorta di seduta magica e consisteva nel “leggere” i portafogli, svuotarli sul tavolo, fotografarne il contenuto, scattare un ritratto della proprietaria – sì solo donne (il risultato si può vedere qui, nel blog di De Luigi)

La città di Cortona si mette a disposizione della fotografia e oltre che accogliere mostre all’aperto come quella di Mathias Braschler e Monika Fisher dedicata alla Cina, molti spazi nei giorni del festival si trasformano in luoghi espositivi.

La casa “Ruga Piana 60”

Le mostre, 15 più 5 del circuito off, sono allestite in diversi spazi storici della città: al vecchio ospedale, abbandonato da anni e rimesso in ordine grazie al lavoro del festival, è possibile visitare Goin’ Mobile, una collettiva tutta dedicata alla fotografia scattata con lo smartphone, curata da Katy Ryan e Scott Thode.

L’allestimento di “The Sochi Project” e la conferenza tenuta da Rob Hornstra al teatro in piazza Signorelli

Sempre lì sono allestite Negative Zero Chapter 1: Birth di Anastasia Taylor-Lind, Vapore di Edoardo Delille, oltre che le immagini dei vincitori del circuito Off. In alcune stanze è possibile visitare la mostra sul progetto di Rob Honstra e Arnold Van Bruggen, The Sochi Project. An Atlas of War and Tourism in the Caucasus, uno dei lavori di ricerca più interessanti e completi degli ultimi anni e il luogo dell’ospedale, tra piastrelle e vecchia strumentazione, è perfetto per il racconto dei due autori olandesi.

Le opere di Mathias Braschler e Monika Fisher dedicate alla Cina e allestite sui muri della fortezza del Girifalco

Per chiarirsi le idee circa la posizione della città e per osservare il paesaggio dal suo affaccio sulla val di Chiana basta salire alla fortezza del Girifalco, progettata da Gabrio Serbelloni nel 1561, dalla quale si vede un bellissimo panorama, un angolino di lago Trasimeno, i campi, i paesi e la corona di colline.

Gli ambienti della fortezza sono molto scenografici e la visita alle mostre diventa anche una visita/passeggiata al castello. Nei saloni è possibile vedere diverse opere di William Albert Allard, Portraits of America, il progetto di Albert Bonsfills, Lina and Mengchun, vincitore del premio Happiness on the move, di Martin Weber, A map of Latin American Dreams e del collettivo Terra Project, Land Inc.

La mostra di Albert Allard

Le altre mostre, come in una caccia al tesoro, sono sparpagliate per la città: i lavori Tomas Tomaszewski e Thomas Laszar sono allestiti in una vecchia palazzina in centro (novità di quest’anno), la bellissima attraversata Transiberiana di Jacob Aue Sobol nella chiesa di Sant’Antonio e Alvaro Laiz nell’ex magazzino delle carni. Poi, raminga e molto attesa, è arrivata anche la mostra European Dream, di Alessandro Penso.

L’ufficio dell’associzione. L’opera alle spalle del ragazzo è di Joel Meyerowitz, in mostra nel 2013

Il festival dimostra di essere sempre di più un appuntamento fondamentale per chi ama la fotografia. Chi l’ha creato, spiega di voler crescere cercando di tenere contenuti alti con un respiro internazionale. La settimana di inaugurazione è quindi giunta al termine e dal festival dicono essersi già rimessi ad immaginare nuove proposte ed idee.

È possibile visitare le mostre fino al 28 settembre 2014.

Antonio Carloni, direttore del festival, poco prima di salutarci

(Buon viaggio!)