Portineria MilanoCiucci (Anas), l’ultimo boiardo di stato con l’auto blu

Ciucci (Anas), l’ultimo boiardo di stato con l’auto blu

Pietro Ciucci, amministratore delegato e presidente di Anas, è davvero l’ultimo boiardo di stato (copyright Sergio Rizzo sul Corriere della Sera). «L’ultimo giapponese in trincea, con il fucile in mano» per dirla come chi lo conosce bene e osserva questi ultimi tragici mesi del numero uno dell’ente che gestisce le autostrade italiane. L’addio di Sergio Dondolini, direttore generale dei Trasporti, dopo quello di Maria Cannata a gennaio, non è che le ultima avvisaglia di un declino inevitabile per un manager ormai rimasto solo nel consiglio di amministrazione ma ancora convinto di restare in sella fino al 2016. In realtà, dopo le dimissioni di Maurizio Lupi dal ministero dei Trasporti, dopo le inchieste sul sistema Grandi Opere di Ercole Incalza che tirano in ballo diversi dirigenti Anas, le ore di Ciucci sarebbero contate. A quanto pare, merito del prepensionamento nel 2013 come della legge Madia sulla pubblica amministrazione, potrebbe essere deposto prima dell’approvazione del bilancio di fine aprile di quest’anno. Il premier Matteo Renzi ma soprattutto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti con delega sul Cipe, sono convinti sia giunto il momento di districare la palude dell’ente autostrade, dopo svariati scandali di ogni tipo. 

Del resto, nell’aprile del 2014 Linkiesta denunciò la comunicazione «dorata» di Anas, in particolare l’abuso di auto blu dopo la stretta da parte del governo. E pochi giorni dopo partì una circolare interna che ne vietava l’uso ai massimi dirigenti. Ma a qualcuno è rimasta. A chi? Proprio a Ciucci, che in un’intervista al quotidiano online L’Ultima Ribattuta giustifica così questo privilegio: «È previsto che abbia l’accompagno. L’auto blu non è una Maserati o un Mercedes, ma una Ford Mondeo, 1600 di cilindrata, scelta in base alle regole della spending review. È dotata di girofaro lampeggiante e paletta, perché in quanto presidente di Anas io sono un dirigente della Polizia stradale». Ciucci va nel dettaglio: «Teoricamente posso fermare le persone e fare contravvenzioni. In otto anni credo di aver usato il girofaro tre volte e sempre per motivi concreti. L’auto mi viene a prendere tutte le mattine alle 8, a volte anche prima, e mi riporta a casa alle 9 di sera. Cinque giorni a settimana. La uso esclusivamente per andare a lavorare. Hanno mai visto la mia auto fuori da un ristorante o da un cinema? Hanno mai riscontrato spese strane o utilizzi impropri della carta di credito aziendale? No, perché non faccio queste cose».

Il «poliziotto» Ciucci, quindi, resiste. Del resto, dal 2006 in Anas, un curriculum lungo un chilometro dentro società statali, da Autostrade dove iniziò a 19 anni, fino all’Iri, passando per i consigli di amministrazione di Banca Popolare di Roma e Alitalia, non sarà facile deporlo senza feriti sul campo. Ribattezzato anche «l’uomo del Ponte sullo stretto di Messina», essendo stato amministratore delegato dell’omonima società e sostenitore dell’opera negli anni del governo Berlusconi. Sponsorizzato a destra e sinistra, dal governo Prodi fino a quelli dell’ex Cavaliere passando per Mario Monti, il giornalista Stefano Cingolani raccontava così il suo approdo all’Iri: «Prodi lo ha portato nel potentissimo ufficio finanza attraverso il quale passava un flusso di denaro pressoché incontrollabile». Renzi e Lotti lo sanno bene. Ma il destino appare segnato. La lista di critiche e obiezioni alla sua amministrazione è ormai troppo lunga. Basti pensare che nell’estate del 2013 decise di non fare più il direttore generale. Ma invece di rassegnare le dimissioni si autolicenziò, percependo una buonuscita di 1 milione 825.745,53 euro. Risultati del sistema della pubblica amministrazione italiana, che fa dire ancora adesso a Ciucci «di non essere un cretino» ma soprattutto di poter rimanere in carica fino all’aprile del 2016. Ma non finisce qui. Martedì 24 aprile la procura della Corte dei conti del Lazio ha chiesto la condanna dello staff dirigenziale di Anas, a partire proprio da Ciucci, a risarcire 17.325.309 euro allo Stato. L’appalto riguarda la realizzazione del tratto Squillace-Simeri Crichi della statale 106 Ionica e del prolungamento di 5 chilometri della statale 280. Anche qui Anas provò a sfangarla, ma la Cassazione gli diede torto. E ora c’è il rischio di una condanna pesante. In più, dal novembre 2014 risulta indagato dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla Statale Maglie-Leuca.

Ma è solo l’ultimo degli scandali. Basti pensare al coinvolgimento dei manager del gestore delle autostrade nell’inchiesta sul Mose di Venezia, con le somme faraoniche percepite per i collaudi. Oppure ancora l’ultima inchiesta sulle Grandi Opere, con un appalto di un lotto della Salerno Reggio Calabria lievitato di almeno 300 milioni di euro, fatto confermato dallo stesso Anas in una rettifica a Linkiesta sabato 21 marzo. In un’intervista a La Repubblica di pochi giorni fa Ciucci spiegava di aver introdotto «da anni» la legge sull’anticorruzione. In realtà nell’ottobre del 2014 Raffaele Cantone dovette intervenire con una circolare dove spiegava che «anche l’Anas è pienamente soggetta alla legge anticorruzione. Il fatto che l’ex ente strade sia stato riorganizzato nella forma di una società per azioni non conta ai fini dell’applicazione delle norme di trasparenza e prevenzione introdotte dalle legge Severino (legge 190/2012)». Si mormora che potrebbe essere proprio il magistrato napoletano dell’anticorruzione a prendere in mano il dossier autostrade. Renzi ci starebbe pensando, ma prima bisogna togliere Ciucci dalla plancia di comando. E questa volta non sarà accompagnato dalla sua auto blu. 

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