Il passeggeroL’Istat: Il Paese invecchia e calano anche gli immigrati

L’Istat: Il Paese invecchia e calano anche gli immigrati

La demografia parla chiaro: l’Italia è tornata indietro di cento anni. Almeno, per quanto riguarda il saldo morti-nascite, i dati del bilancio demografico nazionale, pubblicati dall’Istat nel giugno 2015 registrano una differenza minima: solo 100mila unità, la stessa cifra che si registrava durante la Prima Guerra Mondiale. A differenza di un secolo fa, però, l’età media è molto più alta. In Italia cresce l’invecchiamento della popolazione, che arriva a toccare una media di 44,4 anni, aumentata di due decimi all’anno nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014.

La demografia parla chiaro: per quanto riguarda il saldo morti-nascite l’Italia è tornata indietro di cento anni, ma oggi l’età media è molto più alta

L’apporto del flusso migratorio, che dovrebbe comunque assicurare una crescita del saldo demografico, si è indebolito: alla fine del 2014 risulta che riesca a compensare l’andamento discendente dei grafici in modo minimo, mantenendo cioè la popolazione a un livello di crescita zero.

Cos’è successo? Da un lato è un fatto burocratico. È aumentato il numero di immigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Nel 2014, quasi 130mila stranieri (200 nazionalità a prevalenza di rumeni e albanesi, seguiti da cinesi marocchini) sono diventati a tutti gli effetti cittadini italiani. Per il resto, secondo i dati, si nota che il 51% è la percentuale straniera maschile che entra in Italia (per la prima volta supera quella delle donne), il 40% sono i minorenni che acquisiscono dunque la cittadinanza da padre residente e il 59% le donne tra i 25 e i 39 anni che in questo caso acquisiscono la cittadinanza per via matrimoniale.

Non è una compensazione sufficiente. Guardando i dati dell’Istat, si nota che le nascite della popolazione italiana sono diminuite, nel 2014, di 12mila unità. E quelle della popolazione straniera in Italia di 2683. Cosa significa? Che il flusso migratorio, con il tempo, sta perdendo l’efficacia di mantenere l’andamento demografico almeno al di sopra del livello di incremento negativo. Fino al 31 dicembre 2014 l’Italia contava quasi 61milioni di abitanti, di cui 5 milioni stranieri (l’8,9% del totale), ma nel corso dell’anno l’incremento della popolazione è rimasto minimo per la parte maschile (13mila unità) e addirittura negativo per quella femminile (-4mila unità).

Il flusso migratorio, con il tempo, sta perdendo l’efficacia di mantenere l’andamento demografico almeno al di sopra del livello di incremento negativo

I motivi sono almeno tre. Il primo è la crisi economica che, aggravandosi sempre di più, scoraggia le coppie a mettere su famiglia. Il secondo è, invece, l’invecchiamento della fascia femminile di quella generazione che, in passato, si era distinta per un alto numero di nascite. In sostanza si tratta della riduzione delle potenziali madri. Infine – e forse è il motivo che determina con maggior peso le statistiche discendenti – è il fatto che, rispetto agli anni precedenti, si vede una diminuzione del numero di immigrati ma, al tempo stesso, un aumento del numero di emigrati (anche se sembrerebbe difficile pensarlo, vista l’attuale emergenza immigrazione): se nel 2014 gli iscritti in anagrafe provenienti da un paese straniero sono stati 280mila, di cui il 90% i nuovi stranieri e solo il rimanente 10% quegli italiani rientrati in patria dopo un periodo all’estero, nello stesso anno in 136mila hanno lasciato il Paese. E 90mila di questi erano italiani.

Rispetto agli anni precedenti, si vede una diminuzione del numero di immigrati ma, al tempo stesso, un aumento del numero di emigrati 

Complessivamente la differenza tra questi due flussi di entrata e di uscita è pari a 140mila unità. Di queste, 60mila sono gli italiani che lasciano il paese, mentre 200mila sono gli stranieri. Se in più si calcola che molte persone, specialmente tra gli stranieri, vengono cancellate all’anagrafe per scadenza del permesso di soggiorno o per irreperibilità (colui che non è più in un determinato Paese ma non comunica l’emigrazione all’estero), emerge che il saldo con l’estero risulta di 82mila unità: un po’ più positivo, ma che non migliora molto la situazione.

Anche tra le varie regioni si riscontra una disparità demografica causata sia dal fenomeno migratorio proveniente dall’estero sia da quello che si muove all’interno del Paese (sebbene sembra che quest’ultimo si stia attenuando): nel Nord l’acquisizione della cittadinanza da parte di stranieri avviene con maggiore frequenza che al Centro o al Sud. In regioni come Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia vi è una maggiore concentrazione straniera, stabile da più tempo. Per quanto riguarda gli spostamenti interni, il modello migratorio (che vale sia per gli italiani che per gli stranieri) è ormai consolidato da tempo: segue la rotta Sud-Nord. Unica novità, è un leggero aumento della popolazione straniera al Sud, che tuttavia non riesce a compensare il movimento migratorio interno della popolazione.

La diminuzione della mortalità e il calo delle nascite spiegano invece il costante aumento dell’età media della popolazione. In particolare si registra il calo della popolazione al di sotto dei 15 anni con un aumento, dall’altra parte, degli over 65. Anche qui ci sono leggere differenze regionali, con un’età media più alta al Nord e più bassa al Sud.

* Studentessa del Liceo Classico Parini di Milano, in stage a Linkiesta

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