Breve test per capire se si è persone mature

Breve test per capire se si è persone mature

Prima di leggere qui, è obbligatorio fare questo semplice test. Del New York Times.

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Bene. Avete fatto? Letto?

La questione, come spiega il Nyt, è che la risposta era molto più semplice di quanto si potesse pensare. Solo, ogni numero è più grande di quello precedente. Molti, però, dopo averla azzeccata al primo tentativo, hanno subito dato/scritto la soluzione. Bravi, bravissimi. Peccato abbiate sbagliato.

Il test rivela due cose: la prima, che in questi contesti (test, etc), si pensa sempre che la risposta sia più complicata di quelle che è e si tentano strane arzigogolature. Pochi avranno notato che la sequenza di numeri indicava tre numeri in cui il secondo era più grande del primo e il terzo più grande del secondo. Si è cercata una risposta un filo più elaborata: il secondo è il doppio del primo, e il terzo del secondo. Oppure, ognuno è moltiplicato per due.

La seconda, è che dopo averla azzeccata, si dà subito la spiegazione al primo tentativo. Singolare, eh? Eppure si fa così perché si ha paura. Paura di sentirsi dire di no, di vedere che la propria interpretazione non sia corretta, che la risposta in realtà sia un’altra. Questo vale per tutti gli aspetti della vita. Il 78%, dopo aver avuto la prima risposta positiva, ha tentato la spiegazione. Solo l’8 ha ricevuto prima tre no. Sono percentuali significative. Nessuno vuole sentirsi dire di “no”. Battisti lo sapeva bene.

È una tendenza pericolosa: il timore di vedere le proprie teorie confutate da ulteriori dati rischia di accecare le persone. Basta un “sì” per sentirsi a posto, e i no scompaiono. Non vengono nemmeno considerati. Di sicuro, non vengono cercati. Il problema vale nella vita di tutti i giorni: nelle famiglie, nelle coppie. E però, nota il Nyt, anche a livelli più alti. Obama e la Fed hanno cercato troppo in fretta risposte positive alle loro politiche per il rilancio dell’economia. Bush, peggio ancora, ha persino falsificato le prove per dimostrare che si dovesse colpire l’Iraq. Le aziende, poi, questi errori li fanno tutti i giorni.

Come risolvere l’impasse? Alcuni settori hanno già inserito “la ricerca del no” nelle loro procedure decisionali. Funziona? Non funziona? Il rischio è che la tendenza è inevitabile, e tantissime le motivazioni per interrompere la ricerca scettica delle possibili controindicazioni: dalla paura del no, alla fretta di finire un lavoro che potrebbe trascinarsi per sempre. Per questo, prima o poi bisogna chiudere, e vada come vada. Si sbaglierà? Pazienza. Per essere infallibili bisogna essere Dio. O, in seconda battuta, il Papa.