In nero e mal pagato, il lavoretto estivo degli studenti

In nero e mal pagato, il lavoretto estivo degli studenti

Tre su cinque lavorano senza contratto e, nelle volte in cui uno stipendio si vede, per il 20% dei casi è anche mal pagato. È il lato oscuro del summer job, il lavoretto estivo, quello che uno su sette dei 1.800 studenti (di superiori e univesrità) intervistati da Skuola.net racconta di aver trovato per le vacanze. E non c’è bisogno di nessuna proposta del ministro Poletti: il 37% di chi lo ha fatto afferma di essersi messo all’opera seriamente per lavorare tutti e 3 i mesi estivi. Uno su tre sul posto di lavoro ci passa dalle sei alle otto ore al giorno, il 26% dalle quattro alle sei ore, ma non mancano gli stacanovisti che tornano a casa solo dopo aver superato le otto ore di lavoro. Ma perché lo fanno? A motivarli è la voglia di fare esperienza ed essere un po’ più indipendenti nel 75% dei casi.

LAVORO ESTIVO, MA SENZA STIPENDIO – Tutto si fa alla luce del sole. La fascia mattutina, quella che va dalle 6 alle 18 è la prediletta dai ragazzi lavoratori, anche se uno su dieci racconta di essere impegnato a lavorare la notte. Ma quando si parla di stipendi arrivano le note dolenti: il 20% dei giovani non riceve un centesimo, altrettanti vedono appena qualche spiccio che non supera i 200 euro mensili. A ricevere una retribuzione compresa tra i 200 e i 400 euro è un altro 20 per cento. Quando il lavoro non è in nero, è il contratto a tempo determinato che vince nel 34% dei casi, seguito da quello a collaborazione occasionale firmato dal 20% dei giovani.

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