Studenti, i “dimenticati” dal disegno di legge della Buona Scuola

Studenti, i “dimenticati” dal disegno di legge della Buona Scuola

Tra presidi-manager e piano assunzioni, docenti scontenti e proteste, il ddl la Buona Scuola di Renzi&Giannini ha riempito pagine e pagine di giornali. Leggendo articoli, interviste e prese di posizione a favore e contro, viene da chiedersi: dove sono gli studenti? A tutti gli effetti, sembrano loro i veri assenti dal dibattito sulla scuola. I “dimenticati”. E con loro tutto ciò che riguarda la formazione, la didattica, i servizi e le strutture che la scuola offre, mentre il discorso si concentra sui “posti di lavoro”. Skuola.net riporta l’opinione di chi, su tutto questo, ha le idee chiare: è l’ex super-preside del Newton di Roma e oggi vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi.

LA SCUOLA NON È SOLO UN POSTO DI LAVORO – «Quando si parla di scuola, ci si riferisce per lo più a posti di lavoro: dei bidelli, degli insegnanti, talvolta dei presidi – scrive Mario Rusconi – . Come siano preparati i nostri ragazzi diventa una componente quasi residuale del dibattito che si accende ad ogni iniziativa del governo di turno sul nostro sistema formativo». Di conseguenza, non si centrano le reali difficoltà della scuola. «Sono state affrontate in maniera ideologica, o incentrando il dibattito politico sulla politica del personale e aspetti secondari». Secondo Rusconi, «i veri problemi della scuola, per chi conosce e vive da anni la scuola, sono altri».

STUDENTI: I DIMENTICATI – Si parla molto di bullismo, dispersione scolastica, risultati scadenti e via dicendo. Tuttavia, «al di là del solito folklore massmediologico, da molti anni ormai si interviene sporadicamente, a ranghi sparsi, sulla “questione studenti”», sostiene Rusconi. Quali sono i veri problemi da risolvere? Prima di tutto, «il curriculum scolastico dei nostri studenti è rigido, non dando spazio a vere scelte e opzioni». La Buona Scuola si muove in questo senso, ma non lo fa in maniera davvero profonda. Un’altra pecca? Il recupero degli studenti in difficoltà. I fondi per la primaria e la media sono inesistenti, e alla secondaria i corsi di recupero sono organizzati sulla base delle scelte personali (e convenienze) dei docenti. La formazione degli studenti, poi, non può essere affidata solo alle pagine dei libri. Il sostegno dei professori non basta per insegnare, non solo la lezione del giorno, ma anche a crescere. «La scuola necessita di un “counceling” psicologico efficace, utile a studenti, docenti, genitori», che va istituzionalizzato per evitare gli episodi che, fin troppo spesso, vanno a popolare le pagine dei giornali.

I PROF: NON SOLO ASSUNZIONI, PIÙ MERITO –Secondo Mario Rusconi, non basta poi assumere docenti su docenti per fare la “buona scuola”. «L’immissione in ruolo di migliaia di precari storici non garantisce di per sé la qualità professionale». È importante perciò che si superi il momento di emergenza e che si trovi, in futuro, il modo di assumere personale su basi meritocratiche. In più, è necessario strutturare una vera formazione in servizio e mettere a punto progressi di carriera che valorizzino il lavoro di questi prof. Valutazione? Si, certo: vanno discussi i modi e i termini, ma di sicuro non si può evitare per un sistema che punti a migliorarsi. «Con la Buona scuola si avvia la discussione sull’argomento, sia pure in modo ancora molto parziale». La didattica deve essere funzionale agli obiettivi formativi, e slegarsi dalle norme contrattuali per offrire una scuola attiva sul territorio e aperta alle esigenze degli studenti.

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