Renzi vuole far ripartire il Sud, ma dimentica le mafie

Renzi vuole far ripartire il Sud, ma dimentica le mafie

Un masterplan di progetti per il Sud da preparare entro settembre. Perché, il problema del Meridione «non è la mancanza di soldi, ma la mancanza della politica». Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella direzione del Pd sulla ripresa e sulle politiche del Mezzogiorno. Un’intervento quello del premier, che ha passato in rassegna le eccellenze capaci di costruire un racconto positivo del Mezzogiorno, ma anche tutto quel che c’è da fare. Per «rottamare i piagnistei», che per Renzi non vuol dire non raccontare cosa non va, ma rimboccarsi le maniche per risolvere i problemi. Perché «possiamo fare dibattiti infiniti su chi sia il colpevole dei guai del Mezzogiorno, ma oggi sappiamo che i responsabili siamo noi del Pd, che governiamo tutte le regioni di quei territori, se non si risolveranno quei problemi». Per questo, «se qualcuno qua dentro immagina di strumentalizzare la discussione sul Mezzogiorno a fini interni e correntizi fa un errore madornale».

«Possiamo fare dibattiti infiniti su chi sia il colpevole dei guai del Mezzogiorno, ma oggi sappiamo che i responsabili siamo noi del Pd, che governiamo tutte le regioni di quei territori, se non si risolveranno quei problemi»

Centrale, per Renzi, è l’investimento nel capitale umano: «La povertà minorile, l’abbandono scolastico e l’investimento sulla cultura sono il punto chiave per il futuro dell’Italia e a maggior ragione per il Mezzogiorno». Non tutto è da buttare, oggi, ma molto è da fare. Parla di Olbia, «dove si sbloccano miliardi di euro di investimenti per un centro di eccellenza per la sanità», ma anche dove «la gente va al Nord a studiare e a curarsi». Delle scuole di Scalea, Secondigliano, Siracusa e di una «classe docente che è l’esercito che sconfigge la corruzione e l’illegalità», ma dove c’è anche un tasso di abbandono scolastico altissimo. Parla dell’Irpinia «in cui la Rolls Royce investe in ricerca e sviluppo, ma dove è ancora la crisi di Irisbus in corso». Di Matera capitale europea della cultura, a cui tuttavia manca un collegamento con Bari.

Ancora: parla di Melfi dove si fanno le jeep per l’America o a Gela dove l’Eni è rimasta investendo 1 miliardo di euro, ma anche a Termini Imerese, dove la trattativa è ancora in corso. Delle 476 start up hi tech che sono nate al Sud, creando investimenti per 94 milioni di euro. E rivendica con forza il salvataggio dell’Ilva a Taranto,«una battaglia fondamentale, con un intervento pubblico, altrimenti quell’azienda sarebbe chiusa», ma rimarca come sia una follia che nel mare Adriatico non si possa trivellare a fini di ricerca ed esplorazione, mentre i croati estraggono. Pensa a Modugno, in provincia di Bari, dove c’è un’azienda che ha lavorato per rendere più efficiente l’alta velocità giapponese, mentre l’alta velocità italiana «si è fermata a Salerno». Pensa alla rinascita di Ercolano, ma anche ai dati secondo cui i turisti esteri che vanno al Sud sono l’11%, «la stessa percentuale di quelli che vanno in provincia di Bolzano». 

I temi del Sud non sono quelli dei tomi dello Svimez, dice, ma quelli dei luoghi e dei territori: «Dobbiamo dire la parole fine a decenni di rimpallo», conclude il premier. Ma non affronta mai il tema delle mafie. E nel racconto, appassionato e articolato, è un’omissione che fa rumore. 

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