Per non morire di Industria 4.0 ben vengano Cisco ed Apple

Le due multinazionali americane hanno annunciato investimenti in Italia. Una buona notizia soprattutto per un motivo: abbiamo bisogno di creare competenze e legami tra la scuola e le imprese. Altrimenti la profezia del World economic forum sulla distruzione di posti di lavoro diverrà realtà

Prima Cisco, ora Apple. Gli investimenti di grandi multinazionali americane della tecnologia vanno salutate in modo positivo senza riserve, perché promettono di portare quello che oggi più ci serve: le competenze in un mondo che cambia a una velocità mai vista. Se di una svegliata avessimo ancora avuto bisogno, ce l’ha data lo studio sul futuro del lavoro ai tempi della quarta rivoluzione industriale, presentato al World Economic Forum (Wef) di Davos. Un report che descrive un mondo in cui entro il 2020 saranno bruciati (nei 15 Paesi osservati) 7,1 milioni di posti di lavoro, a fronte di 2,1 milioni creati in settori specializzati. Il report alla voce Italia dà un giudizio netto: “outlook negativo” sul mercato del lavoro, a causa della “disruption” innescata dalle nuove tecnologie. Perderemo posti nel commercio, nelle funzioni amministative, nel manifatturiero e nell’agricoltura e pesca. Potranno crescere i lavoratori dei trasporti e della logistica e quelli di servizi avanzati come la finanza e la consulenza legale, gli architetti, gli ingegneri e chi si occupa di informatica e matematica.

Il problema è che per cogliere le opportunità in questi settori bisogna fare un grande lavoro sulle competenze, e in fretta. A differenza delle rivoluzioni industriali precedenti, che hanno impiegato decenni a modificare gli assetti nel mercato del lavoro, l’Industria 4.0 avrà un impatto rapidissimo. Un terzo delle competenze che saranno considerate fondamentali nel 2020 oggi sono pochissimo diffuse. Anche in questo caso l’Italia sarà sottoposta a grandi stress: la maggioranza dei rispondenti al sondaggio dello studio del World Economic Forum pensa che l’impatto sulle competenze si farà sentire entro il 2017.

A differenza delle rivoluzioni industriali precedenti, che hanno impiegato decenni a modificare gli assetti nel mercato del lavoro, l’Industria 4.0 avrà un impatto rapidissimo. Un terzo delle competenze che saranno considerate fondamentali nel 2020 oggi sono pochissimo diffuse

Come se ne esce? Per i rispondenti al sondaggio del Wef principalmente in tre modi: formando i lavoratori attuali, attraendo lavoratori dall’estero e collaborando con le istituzioni, a partire dalle scuole. Proprio la mancanza di aggiornamento delle scuole e delle università e lo scarso rapporto di queste con le imprese è stato indicato in mille convegni e incontri pubblici come il grande limite del nostro sistema di istruzione, con qualche eccezione rappresentata da alcuni politecnici e da alcuni istituti tecnici superiori (Its). Per dirla con le parole di Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Miano, nel breve termine impatti occupazionali sono negativi ma nel lungo periodo la partita è tutta aperta. «Per questa ragione – spiega – è fondamentale che le aziende e le istituzioni si concentrino su strumenti di riconversione e di reinserimento professionale, per formare i lavoratori alle competenze digitali necessarie ad affrontare questa evoluzione».

È in un quadro come questo che vanno visti investimenti come quelli di Apple a Napoli, dove l’azienda di Cupertino farà nascere il Centro di Sviluppo App iOS d’Europa. Quando l’ad Tim Cook annuncia: «Siamo entusiasti di aiutare la prossima generazione di imprenditori in Italia ad acquisire le competenze necessarie per avere successo», non bisogna sottovalutare l’importanza dell’annuncio. Così come va dato rilievo al piano di Cisco di investire 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni in Italia, annunciato il 19 gennaio. Una fetta di questi investimenti rientra in un accordo con il ministero dell’Istruzione per potenziare la “Cisco Networking Academy”, che esiste da 15 anni e ha già formato 90mila studenti. «Insegneremo agli studenti degli istituti tecnici e professionali come si costruisce una rete, in un ufficio o in un’impresa – spiega a Linkiesta l’amministratore delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni -. Spiegheremo come si affronta il tema della cybersecurity. E parleremo di Industria 4.0, per favorire la crescita di competenze sull’internet of things». Saranno messi a disposizione personale dell’azienda americana, tecnologia hardware e strumenti come le “virtual classroom”. Il piano prevede anche la formazione per gli universitari e per professionisti delle aziende e della pubblica amministrazione.

«Insegneremo agli studenti degli istituti tecnici e professionali come si costruisce una rete, in un ufficio o in un’impresa. Spiegheremo come si affronta il tema della cybersecurity. E parleremo di Industria 4.0, per favorire la crescita di competenze sull’internet of things».


Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia

Per Santoni l’Italia parte in ritardo ma ha avviato un percorso per una volta positivo. «La Buona Scuola e il piano sulla Scuola Digitale sono allineati con il nostro lavoro sul fronte delle competenze – commenta -. Sia quando prevedono che le scuole siano provviste di wi-fi e hardware, sia quando si preoccupano di ridurre il gap di competenze e di agire sul fronte dell’alternanza scuola-lavoro». Bisogna fare in fretta, aggiunge: «Entro tre anni mancheranno 176mila posti di lavoro, perché non si reperiranno le competenze. L’industria cerca ad esempio dei data scientist ed esperti di sicurezza e cybersecurity. C’è un grande percorso da fare e noi come Cisco vogliamo dare il nostro contributo».

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