Viva la FifaAllons enfants: perché la Francia è la favorita di Euro 2016

Da un Pogba alla ricerca del primo successo internazionale ai piedi niente male di Payet e Griezmann, passando per tabellone più facile e ricorsi storici: sulla carta i transalpini non posso fallire

Ci sono alcuni motivi che ci portano a credere che la nazionale di calcio francese possa vincere il prossimo campionato europeo. Non che si voglia portare alcuna sfortuna ai nostri cugini transalpini: li amiamo così tanto che nei secoli e decenni passati abbiamo regalato loro un potente cardinale, un primo ministro e un numero 10 che amava le punizioni a foglia morta.

Il primo motivo, per chi ama credere nei corsi e ricorsi storici, è dato dal fatto che la Francia ha organizzato fino ad ora tre grandi competizioni calcistiche: due Mondiali nel 1938 e nel 1998 e un Europeo nel 1984. Di questi, due li ha vinti: parliamo della Coppa del mondo più recente e del trofeo Henri Delaunay organizzato dopo il Mundial spagnolo. Il che può essere letto come grande capacità da parte dei francesi di reggere bene alla pressione che può esercitare la responsabilità di giocare un importante torneo che si è pure organizzato. Certo, ogni competizione ha una storia a sé. Se nel 1938 l’Italia era tra le nazioni più forti (e con un movimento ben sostenuto da un regime come quello fascista, che all’inizio preferiva il pugilato e i motori come sport ufficiali ma poi si fece convincere dal pallone), nel 1984 e nel 1998 Les Bleus poterono contare su una generazione di campioni che ruotavano attorno a un perno. Un numero 10, ecco.

E allora si arriva al secondo motivo per il quale la Francia può vincere Euro 2016. Pur avendo un ruolo in campo diverso, dopo Platini e Zidane in patria si aspettano molto da Paul Pogba. Che dopo essersi preso il numero 10 nella Juventus dopo la partenza di Carlos Tevez, può ambire un giorno alla stessa in nazionale. E se così non fosse in tempi brevi, è altamente probabile che attorno al ragazzo si costruisca quell’aura carismatica e tattica che di un 10 in campo ricorda molto. Al di là delle valutazioni, dei paragoni con grandi opere d’arte, delle acconciature frizzanti e dei balletti che spopolano sul web, dopo gli scudetti vinti a ripetizione con la Juventus Pogba è atteso al varco anche in Nazionale.

Nelle selezioni giovanili, Paul ha fatto alzare le sopracciglia degli osservatori che si sorbiscono partite di ragazzini promettenti ma spesso bruciati in giro per il mondo nel 2010. Mentre la nazionale maggiore si faceva notare al Mondiale sudafricano per l’imbarazzante ammutinamento pro-Anelka, la selezione Under 17 vinceva il bronzo agli Europei di categoria. Un risultato bissato con il terzo posto all’Europeo Under 19 del 2012, mentre la Francia dei “grandi” si dissolveva in un campionato continentale francamente anonimo tra Polonia e Ucraina. Nel 2013, l’affermazione definitiva con l’oro al Mondiale under 20 in Turchia, in una competizione che spesso è terra di conquista dei giovani talenti argentini. Al Mondiale brasiliano di due anni fa ha vinto il premio come miglior giovane della competizione. Ora, vista l’esperienza messa nelle gambe, è ora di confermarsi tra i grandi.

Certo il buon Paul non scenderà in campo da solo. La nazionale francese può contare su una rosa di tutto rispetto, che vede i propri uomini chiave giocare nei campionati top europei. Oltre a Pogba, occhio a questi nomi: Payet, Martial, Griezmann e Giroud. Il primo, reduce da una stagione ottima al West Ham, oltre alla nomea di carattere difficile ha mostrato cosa in grado di combinare su punizione: il suo è divenuto ben presto uno stile, che può diventare decisivo in caso di partite difficili da sbloccare. E se non fosse stato chiaro il concetto, Payet ha mostrato di saper calciare bene da fermo anche nella recente amichevole contro il Camerun. Orsù, rifatevi gli occhi:

 https://www.youtube.com/embed/WA88eZxS4Ck/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

 https://www.youtube.com/embed/ZaYqR_mBAiY/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

In Inghilterra si è fatto notare anche Martial: pagato 50 milioni di euro dal Manchester United, che lo ha acquistato dal Monaco, in una stagione difficile per i Red Devils si è comunque fatto vedere per una corsa elegante (una vecchia gloria come Petit lo ha paragonato per modo di correre a Thierry Henry) e una grande compostezza nell’andare a concludere a rete. Martial è anche uomo assist: ha cominciato in nazionale con 3 assist, due dei quali sfruttati da Giroud. Griezmann è reduce da una stagione ancora a grandi livelli nell’Atletico Madrid: 22 gol nell’ultima Liga, tanti quanti la stagione precedente, ben 7 in Champions contro le 2 del torneo continentale precedente. In nazionale l’impianto tattico e di gioco è diverso da quello dell’Atletico, dove regna quel cholismo che non è catenaccio ma difesa ragionata, aggressività e ripartenza letale. Nel 4-3-3 di Deschamps, però, proprio un esterno rapido e veloce come lui può esaltarsi, sfruttando gli spazi aperti per lui da Giroud. La punta centrale dell’Arsenal, meno bomber di razza rispetto a Benzema, è però il classico attaccante che in mezzo all’area fa densità e crea sponda agli inserimenti da dietro.

Hai detto per caso Benzema? Ecco. Un anno fa, il tecnico francese Didier Deschamps avrebbe giocato l’Europeo praticamente ad occhi chiusi, potendo contare su giocatori del calibro di Varane e della punta del Real Madrid. I due però non ci saranno, per motivi molto diversi: il primo ha dovuto rinunciare per un infortunio, mentre il secondo già da tempo sapeva della propria esclusione per la storiaccia del sex tape che ha coinvolto anche il compagno di nazionale Valbuena, anche lui escluso. L’attaccante del Real Madrid ha cercato di metterla sul razzismo, facendo leva su un tema molto sentito in Francia: la nazionale vinse il suo primo e unico finora Mondiale in casa, nel 1998, potendo contare su una selezione di francesi nativi e figli delle colonie che venne subito elevata a simbolo della multiculturalità transalpina. Un aspetto che in realtà verrà mantenuto anche in questa nazionale: Anthony Martial ha origini guadalupesi, Payet è nato nell’isola Reunione, Mangala ha origini congolesi, Umtiti è camerunense naturalizzato francese.

In un girone contro Albania, Romania e Svizzera, i padroni non dovrebbero avere difficoltà. Inoltre, la formula del torneo darà una mano agli organizzatori: se passa prima del girone A, la Francia incontrerà una terza classificata del girone C, D o E

Ecco che dunque il vero punto debole della Francia è nei centrali di difesa. Anche un portiere bravo ed esperto come Lloris rischia di dormire male, sapendo che davanti a sé avrà gente come Rami e Mangala. Il secondo in particolare è quello che desta più dubbi, per la regolarità non mostrata durata tutta la stagione nel Manchester City. A meno che Deschamps non decida di inserire da subito Umtiti. Classe ’93, arrivato al posto dell’infortunato Mathieu, è del Lione e ha come Pogba fatto la trafila nelle giovanili della nazionale, con la quale ha vinto il Mondiale Under 20 e segnando una doppietta alla Spagna nella semifinale degli Europei Under 19. Il Barcellona avrebbe ormai deciso di puntare su di lui e potrebbe farlo anche Deschamps.

Ma il ct può ovviare alla carenza difensiva in altri modi. Davanti alla linea di difesa, la Francia può contare su un centrocampo che oltre a Pogba schiera il miglior centrocampista della Ligue 1 (Blaise Matuidi) ed il migliore della Premier League, la assoluta rivelazione N’Golo Kantè. Il centrale del Leicester campione d’Inghilterra è un autentico rubapalloni, prima di tutto. Per gli amanti delle statistiche, i numeri dicono che Kantè riesce a centrare una media di 4,8 tackle a partita e di 2,9 intercettazioni: tra i francesi, nessuno riesce a rompere il gioco meglio di lui. E a trasformarlo in gioco d’attacco: in quella che viene definita come “transizione”, cioè il passagio dalla difesa al possesso del pallone, Kantè può essere la chiave di volta abile a inserirsi centralmente tra gli spazi. Lo ha dimostrato anche in nazionale, in un gol contro la Russia.

 https://www.youtube.com/embed/dd3-Ph54OX0/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Infine c’è il tabellone a dare tradizionalmente una mano ai padroni di casa. In un girone contro Albania, Romania e Svizzera, i francesi non dovrebbero avere difficoltà. Inoltre, la formula del torneo è una garanzia per gli organizzatori: se passa prima del girone A, la Francia incontrerà una terza classificata del girone C, D o E: il che presumibilmente significa Svezia, Repubblica Ceca o Ucraina/Irlanda del Nord.