Grande fardelloGiulia De Lellis non sa scrivere? Cari Missiroli, Marzano e Gamberale, il suo libro è meglio del vostro

Le corna stanno bene su tutto è una cretinata. Eppure, senza tutù retorici, senza pudori, senza menzogne equivale alla gran parte dei libri sugli scaffali librari, incipriati di letteratura. Il portato letterario della De Lellis è pari a zero. Ma qual è quello di tanti romanzieri laureati?

dalla pagina Facebook di Giulia De Lellis

La circostanza. Un amico mi sveglia dal torpore arcangelico: stavo parlando di Cristina Campo con Maria Antonietta, la cantante. «Hai visto Giulia De Lellis, il suo libro è in cima alle classifiche», mi fa. Non so chi sia Giulia De Lellis, non ho mai sperimentato la vertigine di veleggiare ‘in cima alle classifiche’. Mi informo. Giulia De Lellis sanno tutti chi è tranne me, amen. Mi pare l’Orietta Berti degli influencer, finché la barca va…

La “classifica”. Giulia De Lellis ha scritto un libro dal titolo vigorosamente assurdo – Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza: cosa vuol dire? – pubblicato da Mondadori Electa, marchio del Gruppo Mondadori che pubblica un po’ di tutto, da Sveva Casati Modignani (bravissima) a Steve McCurry, il grande fotografo. In effetti, sfogliando la classifica dei libri più venduti su Amazon, la De Lellis spicca su tutti. Per avere, però, come dicono i giornalisti seri, “uno spaccato sul Paese”, bisogna dire che al numero due della classifica generale c’è il tomo per il concorso aperto a 1052 Assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza bandito dal Mibac (la domanda scade il 23 settembre, oggi, gente!). Al numero tre c’è Il Nuovo Devoto-Oli Junior, il dizionario. Insomma, questo è un Paese di gente che cerca lavoro, che va a scuola. E che cazzeggia.

Apriti cielo… L’indignazione dei pavidi. Continuo a informarmi. L’indignazione monta sovrana. I papaveri del giornalismo e i pavoni della scrittura esplodono: come fa un libro del genere a vendere così tanto? La De Lellis appesta il vestito buono dei letterati di cartongesso. A quel punto sguscia la domanda: ma il libro della De Lellis è davvero così degenerato? Ma gli altri libri sono di diverso genere?

Apro il libro. Perfeziono la ricerca. Entro in libreria, non faccio fatica a trovare il fatidico libro – c’è del demoniaco: gli indignati s’impennano, ma io non ho mai visto pile di Dostoevskij e di Kafka in un hamburgherificio Feltrinelli di libri. Leggo. «E non so cosa darei per farlo tornare da me, e mi sento in contraddizione con me stessa, ed è paradossale aspettare il soccorso di chi ci ha feriti, lo so». Leggo ancora. «Io, però, ho fatto ciò che si fa sempre in questi casi: con il pretesto di non crearmi rimpianti, ho legittimato la cazzata di tornarci insieme. Ho scelto di concedere un’altra possibilità all’amore che provo. Ho preferito pensare che quell’amore valga più del mio ego» . Non è la tragica storia d’amore tra Anna Karenina e il conte Vronskij, ma…

Doverosa considerazione. Le corna stanno bene su tutto è una cretinata. Eppure, senza tutù retorici, senza pudori, senza menzogne equivale alla gran parte dei libri sugli scaffali librari, incipriati di letteratura. Un oggetto da vendere. Francamente, poi, la filosofia amorosa della De Lellis non mi sembra così diversa da quella che trasuda dall’ultimo libro di Chiara Gamberale, L’isola dell’abbandono, non è meno banale dei libri di Selvaggia Lucarelli (mi è bastato Casi umani), non giunge ad altezze sapienziali così diverse da L’animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo. Semplicemente, gli altri libri si presentano imbellettati di belle lettere: la carta regalo è altra, il pacco è lo stesso. Lo scopo, comunque, per tutti, è uno (per altro nobilissimo): vendere.

Il portato letterario della De Lellis è pari a zero. Ma qual è quello di tanti romanzieri laureati?

La dura verità dei fatti (linguistici). Preciso meglio. Il portato letterario della De Lellis è pari a zero. Ma qual è quello di tanti romanzieri laureati? Non mi sembra che Nadia Terranova abbia innovato la lingua italiana, i libri di Michela Marzano (penso a Idda) sono pretestuosi e superficiali, quelli di Teresa Ciabatti (penso a Matrigna) non si elevano sopra la palude dell’ovvio, i mesi & gli anni che Marco Missiroli ha passato per scrivere Fedeltà sono stati inceneriti dalla pia De Lellis: lui non ha scritto un romanzo fondamentale e lei di certo venderà più di lui. Con economia di mezzi ha ottenuto moltissimo, meglio di così!

Conclusione/1 Tranne rarissimi casi – Andrea Tarabbia riconosciuto al Campiello, che bello – i romanzi pubblicati dai grandi gruppi editoriali non vanno oltre l’operetta grigia e il mero compitino, non spostano di un capello l’argine linguistico della letteratura italiana. Nessuno ha partorito un Doctor Faustus, non c’è un William T. Vollmann o un Uwe Johnson nei salotti dell’editoria che conta. Ci sono, invece, frotte di editor atti a togliere un aggettivo lì, a mettere un punto là, a tagliare un capoverso e a semplificare un concetto, falangi di Braghettoni del genio linguistico, così i romanzi si assomigliano tutti, una specie di codice Morse, punto-linea, punto-punto-linea. Come mai? Vogliono vendere. Come la De Lellis (e se la eleggessero a editor della narrativa Mondadori?).

(Appendice alla Conclusione/1). Per altro la De Lellis – speleologia dei significanti, gelsomino etico – non mente. Firma un libro precisando che lo ha scritto “con Stella Pupo”. Come i libri di Alberto Forchielli, scritti insieme a Michele Mengoli, uno scrittore vero, un bukowskiano con la cravatta. La De Lellis non mente, ribadisco. Di ogni romanzo pubblicato dalle major editoriali, a questo punto, gradirei l’etichetta, come per i vini: voglio sapere chi lo ha scritto, oltre al firmatario dell’oggetto, quali e quanti editor vi hanno lavorato, chi ha aggiunto un personaggio lì e tolto un paragrafo là. A garanzia del lettore.

Conclusione/2 Il problema degli editor non è una fissa astratta. Quel genio di Flavio Santi – che ha pubblicato con Rizzoli e Mondadori – cura per le edizioni Unicopli di Milano la prima collana di narrativa “editing free”, specificando che “nessuna parola del testo originale è stata ‘maltrattata’ da un editing troppo invasivo o troppo ‘autoriale’. I testi ospitati corrispondono in toto alla volontà dei rispettivi autori”. In effetti, i grandi libri, i libri belli, in Italia ci sono. Me ne è giunto da poco uno. Si intitola Libro del vento, lo ha scritto Riccardo Corsi. Libro ardito, arioso, complesso, stratificato, inafferrabile. Lo pubblica la bella casa editrice Portatori d’Acqua. Mica Mondadori.

Conclusione/3 C’è chi vende la mer*a con lo Chanel spruzzato sopra. Se devo scegliere, la prendo così com’è, la mer*a.

In exitu. Rientro nel dialogo con Maria Antonietta, la cantante. Emily Dickinson si trincera in casa celando le poesie al mondo; di Marina Cvetaeva non esiste lapide né tomba; Etty Hillesum svanisce in un campo di sterminio dando valore di benedizione allo sterminio; l’opera somma di Cristina Campo si rivela nelle lettere, scrittura dedicata, destinata al privato, elusiva per antonomasia. Il grande scrittore, altro al mercato, pratica la sparizione.

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