Non solo fake newsI russi fuori da tutte le competizioni sportive globali, imbrogliano anche lì

Per quattro anni gli atleti non potranno gareggiare e i funzionari governativi nemmeno presenziare. Proibito alla Russia anche ospitare eventi o fare domanda di partecipazione. Gli atleti puliti, però, potranno disputare le gare sotto una bandiera neutrale

Yuri KADOBNOV / AFP

Fuori per quattro anni. È la decisione definitiva della Wada (World Anti-Doping Agency), la più severa di sempre, che punisce la Russia , responsabile di avere manomesso le analisi dell’antidoping sui suoi atleti nell’ambito di un programma statale durato anni.

Secondo il verdetto, che arriva in risposta alle raccomandazioni della Commissione sulla Compliance delle regole anti-doping (guidata dall’inglese Jonathan Taylor), Mosca non potrà partecipare a nessuna grande competizione internazionale fino al 2023. Niente Olmpiadi di Tokyo e niente Mondiali 2022. Gli organismi sportivi russi avranno 21 giorni per presentare appello (e c’è da scommettere che lo faranno). L’Agenzia, riunita a Losanna, in Svizzera, per l’occasione, comunicherà il suo verdetto in via ufficiale durante la conferenza stampa alle 13:30, ma l’esito è già noto. Ed è una condanna.

L’esclusione riguarderà gli atleti, esclusi dalla partecipazione alle gare, ma anche i funzionari del governo, che non potranno presenziare agli eventi sportivi, oltre che ai board delle organizzazioni che hanno firmato il codice anti-doping. Non solo: in quel periodo la Russia non potrà ospitare nessun evento sportivo (quelli già programmati saranno spostati) e nemmeno sottoporre la sua candidatura per quelli futuri. Fuori significa fuori.

Oltre al bastone, però, c’è anche una carota. Gli atleti russi che riusciranno a dimostrare alla Wada di essere puliti e, soprattutto, di non avere avuto rapporti con il programma di doping messo in piedi dallo Stato, che ha toccato le sue punte più alte durante i Giochi olimpici di Sochi del 2014, potranno partecipare alle gare. Ma a condizione che lo facciano sotto una bandiera neutrale (niente inno né tricolore russo).

Del resto, le prove contro la Russia sono numerose e stringenti. E nonostante le ripetute smentite da parte delle autorità sportive del Paese, ci sono inidicazioni del fatto che abbia falsificato, in più modi, i dati sul doping dei suoi atleti elaborati dala Rusada (l’Agenzia anti-doping russa): le discrepanze tra i rilievi originali e quelli ufficiali sono state attribuite a questioni tecniche dal ministro dello Sport Pavel Kolobkov. Ma nessuno gli ha creduto.

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