ParadossiNel tempo della politica liquida, nessuno è più sardina di Zingaretti

I fondatori del movimento dicono di non volersi strutturare in partito, mentre il leader del Pd pare intenzionato a destrutturare il suo, e pensa a Conte come candidato premier

Ieri i due maggiori quotidiani del paese affidavano l’apertura, rispettivamente, l’uno al leader del Pd, che in una lunga intervista spiegava di considerare Giuseppe Conte «autorevole», «colto», «sagace tatticamente» nonché «un punto di riferimento fortissimo per tutte le forze progressiste» (a domanda sulla possibilità di presentarlo come candidato premier del centrosinistra), l’altro ai quattro fondatori delle sardine, che in una lettera aperta respingevano gli inviti a darsi una struttura organizzativa più definita, sostenendo che sarebbe stato «come mettere confini al mare». Per una volta, dunque, sin dall’edicola (o dovunque oggi acquisti i giornali), il lettore si è trovato così davanti a una scelta chiara: da una parte il documento di un movimento ancora informe, che rivendica orgogliosamente la scelta di non trasformarsi in un partito politico, dall’altra le sardine.

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Linkiesta Paper Estate 2020