732 d.CQuando è nata la parola «europei»

C’entra la battaglia di Poitiers che però non fu così epica come ce la immaginiamo oggi. Un cronista arabo di Toledo definì così l’esercito dei franchi per indicare i popoli occidentali del nord diversi e glaciali

Wikimedia commons

Dopo 70 anni l’Europa è fatta. Ora bisogna fare gli europei. Beh, sappiamo che non è proprio così. L’Europa è ancora da fare. Quanto agli europei, anche lì, c’è molto da lavorare. Ma quella parola, “europei”, quando è nata di preciso? C’è una data: 732 dopo Cristo. Il giorno, o meglio, i giorni, sono sconosciuti. Ma fu proprio quello l’anno della Battaglia di Poitiers, combattuta tra i Franchi e gli Arabi di Spagna.

Uno scontro intorno al quale molto si è scritto e quasi sempre a sproposito. Non fu la battaglia di civiltà sulla quale si è favoleggiato per secoli. E da cui nacquero leggende e favolosi resoconti.

Accadde che lungo l’antica strada romana che collegava Tours a Poitiers i Franchi comandati dal maestro di palazzo Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, respinsero una incursione delle truppe, in maggioranza berbere, del wali di al-Andalus, Abd el-Rahman, governatore della Spagna araba. Gli arabi combattevano a cavallo.

L’esercito franco era invece formato da soldati appiedati, schierati in file serrate, secondo la tattica che già fu degli antichi Romani. I soldati andalusi non riuscirono ad abbattere quella specie di muro di ferro, irto di lance. Il loro capo, Abd el-Rahman, trovò la morte. E i Berberi di Spagna fuggirono in ritirata. I Franchi avrebbero potuto sterminarli ma non li inseguirono.

Niente di epico. Ma i meriti del nemico vanno ingigantiti, soprattutto quando c’è da spiegare una sconfitta inattesa. E così, una ventina di anni dopo, un cronista di Toledo, nella cosiddetta “Cronaca mozaraba” (754) lodò l’esercito «immenso» di Abd el-Rahman che dilagava oltre i Pirenei, «calpestando i monti come se fossero pianura».

Ma l’impeto dei soldati berberi si infranse contro quei nemici spietati, definiti come «europeenses». Non certo nel senso di abitanti dell’Europa, che che fu sì una creazione medievale ma della quale, come dimensione geografica e culturale, si comincerà a parlare soltanto qualche decennio dopo, alla corte di Carlo Magno.

Con «europeenses» gli arabi di Spagna si riferivano ai popoli occidentali: «gentes septentrionales» differenti da loro nei costumi e nella religione. Un’altra fonte, la Cronaca di Sant’Isidoro che insiste su questa glaciale fermezza in battaglia: «Sembravano come il mare del nord che non può essere mosso: essi stavano fermi saldamente, l’uno vicino all’altro formando come una muraglia di ghiaccio e con il grande sibilo delle loro spade colpivano gli arabi».

I soldati di Abd el-Rahman rimasero impressionati da quegli strani soldati dalla natura lenta ma impenetrabile. Viceversa, nelle fonti latine, gli Arabi i «nefandi Agareni», discendenti bastardi della schiava Agar, sono spesso definiti i «perfidi Saraceni». Fatto sta che per gli Arabi di Spagna gli «europei» erano, in modo indefinito, “gli altri”: barbari del nord arretrati e anche crudeli.

Un erudito andaluso in seguito li bollerà come «popoli che Allah forte e potente ha contrassegnato con la violenza e l’ignoranza e, nel loro insieme, con l’ostilità e l’ingiustizia». E li definirà stupidi, come è normale per chi «vive in un clima così ostile, dove il pallore del sole, l’umidità, la neve e il gelo plasmano corpi sproporzionati, modi rozzi e una natura fredda e torpida». «Europeenses».

Europei. Uomini del nord, simili a «un muro di ghiaccio». Ma nel frattempo dovrebbero essere cambiati.

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