Quesiti linguisticiDistanziamento “fisico” o “sociale”? Risponde la Crusca

Nei giornali si riscontra una differenza tra il termine usato per indicare la distanza fisica di sicurezza e quello per definire l’insieme delle misure adottate per limitare il contagio da Covid-19

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni lettori chiedono a questa istituzione se in luogo dell’espressione distanziamento sociale usata per indicare una delle misure di sicurezza raccomandate in tempo di pandemia, non sarebbe più opportuno usare distanziamento (inter)personale, o fisico.

Risposta
Nel pieno dei giorni di confinamento (o lockdown, si veda in proposito la scheda di Matilde Paoli) avevamo analizzato l’ingresso nella lingua comune di distanziamento sociale (cfr. l’articolo di approfondimento su “Italiano Digitale. La rivista della Crusca in rete” e la breve scheda nella sezione Parole nuove), calco dall’inglese social distancing, tecnicismo dell’epidemiologia. La locuzione si è diffusa capillarmente in italiano a partire dalle disposizioni del governo in merito alle misure per la prevenzione e il contenimento dell’epidemia di Covid-19 e subito è stata ripresa e trasmessa dalla stampa nazionale. Fin dalle prime occorrenze l’uso di distanziamento sociale è stato ampiamente criticato, e lo stesso è avvenuto, a livello internazionale, per analoghi calchi di altre lingue, in particolare a causa dell’aggettivo sociale, che secondo molti rimanderebbe a concetti propri della sociologia e soprattutto alla riduzione della socialità tra individui invece che all’aspetto della distanza fisica da tenere tra le persone necessaria per limitare il contagio.

L’ambiguità del termine è stata probabilmente accresciuta dall’uso impreciso che ne è stato fatto sia da parte delle istituzioni sia dei quotidiani. Infatti, distanziamento sociale originariamente, in ambito epidemiologico, si riferisce (seppur impiegato perlopiù in maniera ellittica, con riferimento alla locuzione estesa misure di distanziamento sociale) non solo e non tanto all’obbligo di mantenere una distanza fisica di sicurezza tra le persone, variabile tra uno e due metri, bensì all’insieme delle misure attuate dai governi per limitare il contagio, tra le quali rientrano ad esempio il divieto di assembramenti e la chiusura di attività lavorative e ludiche. Con questa accezione la locuzione è stata inserita tra i Neologismi 2020 di Treccani e adesso anche nel dizionario Devoto-Oli 2021:

distanziamento sociale, complesso di misure volte a prevenire o rallentare la diffusione di un contagio epidemico, fondato sulla limitazione dei contatti personali, la sospensione di attività lavorative e ludiche, il divieto di assembramenti; social distancing.

Come notato nella scheda delle parole nuove dedicata a distanziamento sociale, il significato che da subito è risultato il più comune e diffuso è però quello che identifica lo scopo e il risultato stesso dell’insieme delle misure, ovvero ‘il mettere distanza (fra le persone) all’interno della società al fine di ridurre il rischio di contagio’ e finanche la ‘distanza fisica stessa variabile tra uno e due metri’.

Il dibattito sull’inadeguatezza dell’aggettivo sociale − criticato già nei primi mesi della pandemia, a partire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fino al presidente dell’Accademia Claudio Marazzini e al presidente onorario Francesco Sabatini (per i contributi si rimanda alla precedente scheda su distanziamento sociale) − si è esteso oltre l’ambito puramente linguistico, coinvolgendo questioni di tipo politico e socio-culturale, come è naturale che sia, in particolare nei contesti, come questo, dove la lingua ha un evidente e immediato impatto sulla realtà. Non sono mancate neanche proposte di termini alternativi: distanziamento interpersonale, distanziamento fisico, distanza fisica, distanza di sicurezza, distanza personale, riduzione dei contatti. Tra gli altri, sembrerebbe aver trovato maggiori consensi la locuzione distanziamento fisico, formalmente vicina all’ormai comune distanziamento sociale e nella quale risalta la preferenza per l’aggettivo fisico; distanziamento fisico è stato infatti suggerito in primis dall’OMS, trovando poi discreti consensi anche in Europa e in Italia:

Mentre sempre più paesi si stanno fermando, circa metà del globo sta applicando il distanziamento sociale. L’OMS afferma che è ora di abbandonare questa espressione di uso comune e di sostituirla con «distanziamento fisico». Nonostante venga largamente impiegata, l’espressione «distanziamento sociale» può essere fuorviante. Per combattere il COVID-19, dovremmo incentivare il rafforzamento dei legami sociali, mantenendo contemporaneamente il distanziamento fisico. Questo cambiamento aiuterà a smettere di collegare la «socialità» a un concetto negativo (Tendenze scientifiche: superiamo il distanziamento sociale, è il momento del distanziamento fisico, CORDIS Commissione europea, 9/4/2020).

Il pensiero sotteso è che l’espressione “distanziamento sociale” possa creare equivoci. Quello che va mantenuto, per contrastare il Covid-19, è il “distanziamento fisico […].
Il cambiamento di lessico non è cosa di poco conto perché aiuterà a non associare il termine “sociale” a un concetto negativo. Miriadi di studi scientifici vanno nella direzione dell’influenza positiva delle relazioni sociali per coadiuvare la cura e la guarigione dalle malattie.
[…] La richiesta di transizione all’uso del termine “distanziamento fisico” per fare riferimento alle istruzioni per la sicurezza è stata accolta e caldeggiata da più parti del mondo scientifico e culturale. Gli esperti sostengono che l’uso inappropriato dell’aggettivo “sociale” potrebbe danneggiare la salute mentale di molte persone (Marina Penassi, Distanziamento fisico, contatto sociale, “dors” Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute – Regione Piemonte, 25/5/2020, aggiornato il 24/9/2020).

Alla luce, quindi, del significato [sic] che nell’espressione “distanziamento sociale” l’utilizzo dell’attributo: “sociale” possa essere fonte di equivoci, e visto ed appurato che il termine possiede di per sé una naturale connotazione positiva (quale sinonimo di relazione, interscambio, confronto, associazione, struttura, legame, comunione e contatto), il sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ha firmato una delibera che favorisce il “distanziamento fisico tra le persone” per contrastare la diffusione della pandemia da Covid-19 e non l’isolamento sociale. In questo modo è stato restituito alle parole la loro essenza [sic], utilizzandole in modo consono ed appropriato al contesto a cui si riferiscono (“Distanziamento fisico tra le persone non distanziamento sociale”. La delibera del sindaco Agnelli, “Arezzo Notizie”, 29/8/2020).

In particolare la locuzione distanziamento fisico è stata impiegata, al fianco di distanziamento sociale, anche all’interno degli ultimi decreti che regolano le misure per il contenimento e la riduzione del contagio, a partire dal DPCM dell’11 giugno 2020, e poi nei successivi DPCM del 7 agosto, del 13 ottobre, del 18 ottobre, del 24 ottobre e infine del 4 novembre 2020. Le occorrenze sono sporadiche e spesso i contesti in cui si trova la locuzione sono ripetuti identici nei diversi decreti. Vediamo alcuni esempi:

Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte in presenza o a distanza sulla base della possibilità di garantire il distanziamento fisico e, di conseguenza, la sicurezza del personale convocato (DPCM 18 ottobre 2020, art. 1, comma 6).

L’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie si aggiunge alle altre misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio (come il distanziamento fisico e l’igiene costante e accurata delle mani) che restano invariate e prioritarie (DPCM 24 ottobre 2020, articolo 1, comma 8). [questo paragrafo è presente anche nei DPCM precedenti, a partire dal DPCM del 7 agosto 2020]

[…] le attività delle strutture ricettive sono esercitate a condizione che sia assicurato il mantenimento del distanziamento sociale, garantendo comunque la distanza interpersonale di sicurezza di un metro negli spazi comuni, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio e comunque in coerenza con i criteri di cui all’allegato 10, tenuto conto delle diverse tipologie di strutture ricettive (DPCM 24 ottobre 2020, articolo 1, comma 9, lettera nn).

[…] ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), con la prescrizione che è interdetto l’uso di spogliatoi interni a detti circoli (DPCM 4 novembre 2020, articolo 1, comma 9, lettera f);

Sebbene a un primo sguardo l’alternanza di usi tra locuzioni diverse sembrerebbe incidere sulla trasparenza dei significati, analizzando più attentamente i contesti si può quantomeno intuire la volontà del legislatore di distinguere tra l’uso di distanziamento sociale in senso generale, riferito cioè all’insieme delle misure di contenimento del virus (e in alcuni contesti si ritrova infatti la formula norme di distanziamento sociale), e l’impiego di distanziamento fisico nel significato di ‘distanza fisica di sicurezza da mantenere tra le persone’; in questo significato distanziamento fisico si alterna alla locuzione distanza (di sicurezza) interpersonale, formula ricorrente nei DPCM già a partire dal marzo 2020. In sostanza, non sembra esserci una sostituzione di distanziamento sociale con distanziamento fisico, ma piuttosto una differenziazione dei diversi significati.

CONTINUA A LEGGERE