Catenaccio e contropiedeMeloni punta sulla sicurezza per far dimenticare ai suoi elettori il flop sulle accise

La presidente del Consiglio sa di dover correre ai ripari dopo il suo primo vero autogoal mediatico. Il modo migliore per distogliere l'attenzione è tornare a parlare di migranti, anche perché ne sono arrivati già trentunomila da inizio mandato

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Per la prima volta Giorgia Meloni gioca in difesa. Catenaccio stretto. Il caro-benzina ha mandato in tilt la maggioranza che inciampa su una serie di smentite e retromarcia, costringendo la presidente del Consiglio ad arrampicarsi sugli specchi. L’esempio più eclatante è di non avere mai promesso in campagna elettorale il taglio delle odiate accise. 

Nello sketch per le europee del 2019 si vede la leader di Fratelli d’Italia che si ferma a fare rifornimento con la sua Mini: al momento di pagare 50 euro, sbuca un funzionario del fisco con gli occhiali neri tipo banda Bassotti che le “ruba” 35 euro. «È uno scandalo che tutte queste tasse vadano allo Stato: vanno abolite», diceva. E che volete che sia, era un’era politica fa, mica l’ultima campagna elettorale. E invece nel programma del centrodestra questa promessa c’era (a pagina 26). 

Allora Meloni avrebbe fatto bene a rifinanziare, anche in parte, il taglio delle accise, come le aveva proposto Carlo Calenda, fino a marzo con un costo di 2,2 miliardi. «Il quadernino è molto dolce, però cerchiamo di essere seri», è il sarcasmo del leader di Azione che ironizza sull’Agenda che Giorgia apre per parlare in chat con gli italiani. Anzi, per parlare con i suoi elettori che cominciano a porsi qualche dubbio sulle promesse fatte in campagna elettorale. 

Sia chiaro, finora non si intravede alcun calo di consensi. I sondaggi danno Fratelli d’Italia ancora in crescita; hanno sfondato il tetto di cristallo del 30 per cento, limando progressivamente le percentuali di Lega e Forza Italia. Ma i conti veri si fanno nelle urne e i primi segnali potrebbero vedersi alle regionali se dall’altra parte, nell’opposizione ci fosse del sale in zucca e il Partito democratico non si autoflagellasse con primarie on line.

Il sociologo Giuseppe De Rita sostiene che prima di due anni non si muoverà foglia, nonostante le retromarce su accise, Pos, Europa diventata improvvisamente buona. E presto, aggiungiamo noi, questo esecutivo firmerà l’odiatissimo Meccanismo europeo di stabilità, come ha anticipato il ministro dell’economia Gianluca Giorgetti. 

Insomma per lo storico presidente del Censis la luna di miele non è ancora finita, si rassegnino gli oppositori di tutte le latitudini, perché chi ha votato centrodestra non è ideologico: è «un popolo variegato che ha scelto sull’onda emotiva dei propri interessi». Come era avvenuto con i grillini. Come sempre, del resto. È un popolo che tuttalpiù galleggerà in uno «stato depressivo». Certo che due anni di depressione per quelli che hanno votato a destra, ma anche per gli altri che hanno sperato a sinistra, è roba da uscire di senno, da finire dallo psichiatra impasticcato. Senza contare i danni che farà l’inesperienza al potere.

Intanto, la narrazione del catenaccio. Per Meloni adesso, a differenza del 2019 quando si presentava con gli abiti del comune automobilista, dice che è meglio aiutare chi ha un salario basso e non chi come lei ha «uno stipendio di tutto rispetto». Scivolone doppio: uno sul suo stipendio da fare invidia; due, che a fare rifornimento ci vanno i pendolari, gli autotrasportatori, le autoambulanze, le auto delle forze dell’ordine, chi fa le consegne di generi alimentari, chi ogni mattina all’alba apre un banco al mercato, i turisti, i tassisti, già, gli amati tassisti che tradizionalmente votato destra. Certo, si arrampica Meloni, bisogna fare delle scelte in un «mondo che è cambiato» da quando stava all’opposizione e mieteva consensi con uscire populiste. 

Adesso il debito pubblico è un macigno e con i 10 miliardi che sarebbero serviti a tagliare le accuse è stato finanziato il fondo nazionale sanitario, è stato tagliato il costo del lavoro e aumento del 50 per cento l’assegno unico per le famiglie. Si giustifica così Meloni. A parte il fatto che i 2 miliardi per il fondo sanitario sono serviti per coprire i maggiori costi energetici: niente per assunzioni di medici e infermieri, per tagliare le lunghe e scandalose liste d’attesa. 

Il discorso della presidente del Consiglio vuole avere il sapore del bagno di realtà di chi entra nella famosa stanza dei botti e non li trova. Ma attenzione, promette, «prima o poi faremo un taglio strutturale e non temporaneo delle accise». La classica toppa a colori. 

Meloni, che ha smentito il frettoloso Matteo Salvini pronto a ritogliere le accise facendosi ridere dietro da tutto il mondo, sa che deve correre ai ripari. Non c’è il rischio dei gilet gialli che si scatenarono nelle piazze francesi proprio a causa del prezzo dei carburanti. Non c’è questo rischio, a proposito di ansia depressiva. Bisogna però dare la carota che per l’elettorato di destra si coniuga con le parole sicurezza e legalità. Anche perché il governo dovrà pure giustificare il fatto che da ottobre a oggi sono arrivati 31 mila migranti (dati del Viminale). 

Forse una spiegazione l’hanno chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha partecipato a un vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio e i due vicepremier Tajani e Salvini, guarda caso proprio su immigrazione e sicurezza. Agli elettori delusi bisogna dare in pasto una reazione su legge e ordine.

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