Camillo di Christian RoccaIl Nobel per la Pace che vuole espellere l'Iran dalle Nazioni Unite

New York. Se soltanto l’Onu applicasse la sua Carta fondamentale, l’Iran verrebbe cacciato dalle Nazioni Unite ed espulso dal consesso delle nazioni civili per il continuo incitamento a commettere genocidio e a cancellare lo stato di Israele. Invece il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, sarà ricevuto con tutti gli onori dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, come se non avesse mai predicato la distruzione di un altro stato membro per motivi razziali. Un gruppo di intellettuali guidati dal premio Nobel per la Pace, Elie Wiesel, e dall’avvocato liberal e professore ad Harvard, Alan Dershowitz, ha preparato una campagna legale, un appello e una manifestazione per il 20 settembre davanti al Palazzo di vetro, nel giorno in cui è previsto l’arrivo di Ahmadinejad. “Sono una settantina le persone, provenienti da molti paesi, ad aver firmato l’appello –  spiega Eli Wiesel al Foglio – Chiediamo che Ahmadinejad sia dichiarato persona non grata e, inoltre, l’espulsione dell’Iran dall’Onu. Il giorno in cui il presidente iraniano parlerà all’Assemblea io sarò seduto tra il pubblico, se farà discorsi antisemiti ci sarà un’immediata reazione”.
Comincia maluccio la settimana che porta alla riapertura dello screditato tempio del dialogo e della diplomazia. Il fallimento della riforma interna, gli scandali di corruzione, la successione di Kofi Annan, e finanche il rilancio della missione Unifil in Libano, restano in secondo piano rispetto all’argomento principale che è, ovviamente, il piano nucleare iraniano che il mondo libero non riesce a fermare. Scaduto l’ultimatum fissato dal Consiglio di sicurezza, ieri Ahmadinejad ha detto che vorrebbe riprendere il dialogo purché ci siano non meglio specificate “nuove condizioni”. Il punto è che l’Iran, fin qui, non ha rispettato le precedenti condizioni né tutti gli inviti al dialogo e alla soluzione diplomatica. Mercoledì, l’agenzia atomica dell’Onu, l’Aiea, ha accusato il Congresso degli Stati Uniti di aver preparato un dossier “disonesto” sullo stato d’avanzamento del progetto atomico degli ayatollah, sicché è già partito il carnevale di critiche all’Amministrazione Bush, accusata questa volta di enfatizzare le capacità iraniane esattamente come fece anni fa con le armi non convenzionali irachene. La Casa Bianca, però, si deve difendere anche dalle accuse opposte, avanzate sul Washington Post dalla comunità liberal, cioè di essere troppo accondiscendente con i giochetti di Teheran.
La situazione oggi non sembra far intravedere sbocchi: la Casa Bianca non ha una strategia definita, l’Iran non molla di un centimetro, gli alleati europei non sembrano disposti a far la voce grossa e il Consiglio di sicurezza, come al solito, è bloccato dai veti incrociati. In questo quadro è previsto l’arrivo di Ahmadinejad a New York (ieri è andato a Cuba per partecipare alla riunione organizzata dai paesi non allineati) e l’accoglienza preparata da Wiesel e dagli altri.
Venerdì scorso, l’Onu ha presentato la sua “Strategia globale contro il terrorismo” che, ancora una volta, non definisce che cosa sia il terrorismo, anzi invita a distinguerlo dalle legittime battaglie dei movimenti di liberazione nazionale. Non c’è nemmeno traccia di rimprovero agli Stati che sostengono, finanziano e aiutano il jihad. Anne Bayefsky, fondatrice di EyeontheUn.org, ha ricordato a una conferenza dell’Hudson Institute che la strategia dell’Onu non comincia con l’appello a sconfiggere il terrorismo, ma con l’invito ad adottare “misure che affrontino le cause della diffusione del terrorismo”. Queste cause, in linea con le rivendicazioni di al Qaida, sarebbero le continue offese alla religione e la povertà. Sull’argomento l’Onu non ha un record positivo: l’istituzione creata subito dopo l’11 settembre per rispodere alle minacce terroriste, il Comitato antiterrorismo del Consiglio di sicurezza, in cinque anni non è riuscito a individuare né un’organizzazione terrorista né uno stato che le sostiene né un singolo jihadista. D’altro canto, secondo le statistiche del nuovo Consiglio dei diritti umani Onu di Ginevra, su 192 paesi il primo violatore dei diritti dell’uomo risulta essere Israele, con gli Stati Uniti al terzo posto. L’Iran, per dirne una, l’anno scorso era solo diciottesimo.

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