Camillo di Christian Rocca300 milioni

New York. Questa mattina, alle 7 e 46, nascerà il 300 milionesimo cittadino americano, trentanove anni dopo la nascita del 200 milionesimo, novantuno anni dopo il 100 milionesimo, duecentotrenta anni dopo la Dichiarazione di indipendenza del 1776. Nessuno conoscerà il nome del neonato, perché il dato è soltanto una proiezione statistica basata su un modello matematico. Il Census Bureau, l’ufficio federale che censisce la popolazione, ha stimato che ogni 7 secondi nasce un bambino, ogni 13 muore una persona e ogni 31 secondi arriva negli Stati Uniti un nuovo immigrato. Il risultato, stando alle medie, è una crescita della popolazione americana di una persona ogni 11 secondi.
Un tasso sbalorditivo che in America continua ininterrottamente dal 1947, l’anno del baby boom successivo alla Seconda guerra mondiale. La crescita attuale è dovuta al tasso di nascita, alla maggiore durata della vita e, per il 40 per cento, all’arrivo di nuovi immigrati. In media nascono 2,07 bambini per ogni donna americana, contro l’1,1 delle italiane (cifre simili nel resto dell’occidente). Nel 2050, in Italia è prevista una diminuzione del 22 per cento della popolazione, contro un aumento di quasi 120 milioni di persone previsto in America nella stessa data.
Nel 1967 il settimanale Life ha scelto un neonato di origine asiatica, nato ad Atlanta da genitori emigrati in America da 7 anni, per marcare la nascita del 200 milionesimo bambino e segnalare il cambiamento nella società statunitense. Oggi il 39enne Robert Ken Woo è avvocato, dopo aver conseguito una laurea con lode a Harvard. Secondo il demografo della Brookings Institution, William Frey, è molto probabile che il 300 milionesimo bimbo sarà un maschio di origine latina, figlio di madre immigrata, probabilmente nella contea di Los Angeles. Mark Mather, del Population Reference Bureau, dice invece che è più probabile che il bimbo nasca da una famiglia bianca in un sobborgo del Midwest, perché oggi in America nascono più figli da donne bianche che da mamme latine, anche se il tasso di nascita è maggiore tra le donne di origine sudamericana. Le statistiche dicono che ci sono due possibilità su cinque che il 300 milionesimo americano possa essere invece un immigrato, entrato legalmente o clandestinamente.
Quest’anno non ci sarà nessuna celebrazione ufficiale, al contrario di quanto fece nel 1967 il presidente Lyndon B. Johnson alla nascita di Robert Ken Woo. La crescita demografica non è più unanimemente considerata una buona cosa, anzi preoccupa sia la sinistra sia la destra. I liberal e gli ambientalisti temono per le risorse energetiche e per la qualità della vita, mentre i conservatori più tradizionali credono che il flusso migratorio possa minacciare l’americanità del paese. I demografi sostengono il contrario e spiegano che, invece, la continua crescita è l’elemento fondamentale di un’economia robusta. Gli immigrati, poi, sono giovani, lavorano, pagano le tasse e contribuiscono in modo decisivo a non far andare in bancarotta il sistema pensionistico e sanitario. In America gli immigrati diventano americani, in Europa si integrano molto meno.
Il dibattito politico
La questione demografica è al centro del dibattito politico, sia in vista delle elezioni di metà mandato sia rispetto alla lotta contro il fondamentalismo jihadista. Nel breve termine c’è la vicenda dell’immigrazione clandestina, quegli 11 milioni di “alien” che lavorano illegalmente in America. George Bush e i repubblicani alla John McCain hanno provato, con l’aiuto dei democratici, a far passare una legge che concedesse ai clandestini visti temporanei per farli rientrare nella legalità. La maggioranza conservatrice alla Camera ha detto di no e ha convinto il Congresso ad approvare una dura legge antimmigrazione che, tra le altre cose, prevede la costruzione di un muro lungo il confine meridionale. Questa posizione è molto popolare e ora Bush prova a sfruttarne l’effetto sulle elezioni di metà mandato, in occasione della prossima cerimonia di firma della legge alla Casa Bianca.
Ma è il tasso di nascita – ha scritto il polemista Mark Steyn nel suo nuovo libro “America Alone” – l’arma decisiva per vincere la guerra contro il jihad. Oggi la popolazione di religione islamica cresce a un ritmo superiore di quella europea-occidentale e prima o poi prenderà il sopravvento in Europa. “It’s the demography, stupid”, ha scritto Steyn parafrasando lo slogan “it’s the economy, stupid” con cui i consiglieri di Bill Clinton spiegavano quale fosse, allora, la questione cruciale degli anni 90. “L’occidente sta demograficamente morendo”, ha scritto Steyn. Resiste soltanto l’America, anche se non tutta. Demografia e politica sono legate, secondo Steyn. Alle elezioni del 2004, il candidato democratico John Kerry ha vinto nei 16 stati con il più basso tasso di nascita d’America, mentre Bush ha vinto in 25 dei 26 stati con la natalità più alta. Nel 2050, conclude Steyn, ci saranno cento milioni di europei in meno e cento milioni di americani in più, nati in grande maggioranza negli stati conservatori.

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