Camillo di Christian RoccaGiampiero Gramaglia, il giornalista italiano che più di ogni altro ha influenzato la percezione italiana dell'America

Milano. Il nuovo direttore dell’Ansa, Giampiero Gramaglia (molti auguri), è il giornalista italiano che più di ogni altro ha influenzato l’informazione italiana sull’America dall’11 settembre a oggi. Cinquantaseienne, piemontese, il neo direttore ha diretto per sei anni l’ufficio Ansa di Washington, da dove ha raccontato l’America, la guerra al terrorismo e la presidenza Bush. L’Ansa è uno strumento importante nella confezione quotidiana dei giornali. Quando batte una notizia, nelle redazioni quel lancio diventa la verità assoluta, come se l’avesse dettata il Signore onnipotente direttamente a Mosè. L’Ansa gode di una grande e riconosciuta rispettabilità, ogni sua riga è fonte primaria come se la provenisse direttamente dallo scrittoio dello studio ovale o di Palazzo Chigi. La cosa che sfugge è che dietro a quei dispacci ci sono persone normali, giornalisti con le proprie opinioni e i propri pregiudizi. Di Gramaglia non si può dire che abbia avuto un pregiudizio, semmai un’infatuazione nei confronti di Bush. Basta scorrere i titoli delle sue notizie per rendersene conto. Bush è sempre al centro dei suoi pensieri. Il presidente americano non ne azzecca mai una (“Bush non si scusa” e il giorno dopo “Bush si scusa”) ed è sempre implicato in scandali che lo stanno per abbattere o in complotti per bombardare con argomenti falsi e vergognose bugie un qualche paese nemico o solo antipatico. Il Bush raccontato da Gramaglia è un personaggio fumettistico (“abbigliato in modo vagamente cimiteriale, abito scuro e cravatta blu…, su uno sfondo tetro…”), ignorante (“studente pessimo, pilota bocciato, imprenditore mediocre”), cialtrone (“l’imboscato della guerra del Vietnam prova a disertare i dibattiti”), sempre sul punto di perdere le elezioni (“umori della gente alimentano il rovello del mille e non più mille come recita una profezia biblica”). Non importa, poi, che la gran parte di quegli scandali (il Ciagate ha fatto plaf), di quelle informazioni (Bush è laureato a Yale e ha conseguito un master ad Harvard), di quelle accuse (lo scoop sulla diserzione era un falso costruito a tavolino) e di quelle previsioni (Bush ha stravinto le elezioni 2002 e 2004) siano state poi ridimensionate o demolite alla prova dei fatti, l’Ansa washingtoniana poi li ha liquidati con un’alzata di spalle in un successivo dispaccio centrato su qualche altro disastro commesso dal comandante in capo. Ogni tanto le bastonate arrivano anche su Cheney (“è pelato come una palla da biliardo”) e su Wolfowitz (“i morti americani, gente che lui ha contribuito a mandare a farsi ammazzare”), ma l’obiettivo primario resta sempre il presidente (“Bush il ricco piange miseria”, “le menzogne di Bush sono pericolose”). Le poche volte che Bush non parla della guerra in Iraq “forse non sa che dire, il presidente”, e anche quando fa qualcosa di buono inevitabilmente “nessuno gli crede”. L’avvio tipico di una notizia gramagliana è il seguente: “Nonostante le bandiere a lutto per i soldati in Iraq che cadono a decine la settimana, Bush alza il gran pavese dell’economia al ranch di Crawford, dove trascorre le sue vacanze”.
L’altra sua grande ossessione è il ritiro delle truppe americane. Quasi ogni settimana c’è un dispaccio di Gramaglia che segnala piani segreti per ritirarsi dall’Iraq, poi incomprensibilmente smentiti da Bush medesimo. Bush, ovviamente, ha perso i dibattiti con lo sfidante John Kerry (“il risultato è ormai fissato sul 3 a 0”) anche a causa del modo diverso di prendere appunti, che sono “precisi e utili quelli di Kerry, il quale li consulta nelle risposte come fanno in aula i pubblici ministeri, forse confusi quelli di Bush, il quale poi non li guarda perché tanto, segue la sua traccia semplice”). Si deve anche alla sua Ansa l’impazzimento italiano del 2 novembre 2004 per la (non) vittoria di Kerry: le tv americane non presero in considerazione un exit poll parziale da un sito di gossip che, invece, l’Ansa rilanciò facendo in modo che anche nella notte del trionfo Bush potesse perdere qualcosina.

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