Camillo di Christian RoccaLa solita domanda a Cobolli

Un vecchio adagio dice che domandare è lecito, rispondere è cortesia. Dopo quasi due mesi di silenzio da parte del presidente Giovanni Cobolli Gigli, mi sa che la cortesia di rispondere a una domanda semplice semplice – “quanti scudetti ha vinto la Juventus, 29 o 27?” – evidentemente non rientra nell’operazione simpatia avviata con successo dalla nuova dirigenza juventina. Nemmeno ora che tutti – tranne la Pravda rosa che si trova sui banconi del gelato nei bar dello sport – provano imbarazzo per chi, oltre allo scudetto, si è appropriato anche del titolo di Squadra Immacolata, naturalmente anche questo conquistato a tavolino, visto che sul campo si ricordano piuttosto una patente ricettata, un passaporto falsificato, una condanna penale patteggiata, pedinamenti commissionati a un dirigente Telecom oggi in attesa di giudizio, ipotesi di reati finanziari e anche la vendita fittizia del proprio marchio a una società di comodo. Tra l’altro, gli Immacolati non si sarebbero potuti iscrivere al torneo aziendale di quest’anno se, come ha scritto il Sole-24 Ore, non fosse arrivato uno sconto di 60 milioni di euro accordatogli da un ex membro del consiglio di amministrazione, diventato nel frattempo Commissario della Federcalcio, e poi tornato in Telecom, ma solo dopo aver consegnato lo scudetto vinto regolarmente sul campo dalla Juventus.
Continuo a sostenere che le procure debbano restare fuori dal calcio, anche nel paradossale caso degli onesti indossatori di scudetti altrui. Pensate al povero Ibrahimovic: a causa di inchieste di ogni tipo non sa se è stato campione d’Italia, non sa se lo è, non sa se lo sarà mai.
Meglio restare sul calcio giocato, proprio per questo ripeto al presidente della Juventus la domanda calcistica che gli posi su queste colonne il 28 novembre scorso: “Signor Cobolli Gigli, quanti scudetti ha vinto la Juventus: 29 o 27?”. E’ così difficile rispondere? A me pare di una semplicità e di una linearità pari all’azione con cui l’anno scorso, a San Siro, Mauro German Camoranesi fece fesso uno dei 18 argentini di Mancini e mise al centro la meravigliosa palla con cui poi Ibra si inghiottì altri tre sudamericani per il gol dell’uno a zero.
Mi chiedo come mai Cobolli non risponda e, inoltre, perché non abbia sentito il dovere di smentire il giornale di famiglia, La Stampa, che lo avrebbe visto applaudire, in Lega, la consegna della Coppa dello scudetto a Massimo Moratti. Mi chiedo, ancora, perché non rivendichi gli scudetti sottratti. Mi chiedo, insomma, di che cosa si occupi Cobolli se non di questo?
Ripeto ancora una volta la domanda: ventinove o ventisette, signor presidente?
Se la risposta fosse ancora il silenzio, aumenterebbe il sospetto che sia vero quanto si dice a Torino e altrove riguardo alla farsa chiamata calciopoli con cui è stata condannata soltanto la Juve, e un po’ la Fiorentina, malgrado i giudici non avessero trovato né una partita truccata né un arbitro colpevole di aver aiutato i campioni d’Italia (quelli veri).
Il dubbio di cui parlo sappiamo tutti qual è. Abbiamo visto tutti che la Juve non s’è difesa. Abbiamo visto tutti la liquidazione degli uomini di Umberto Agnelli. Abbiamo visto tutti che la Juve ha chiesto di essere condannata, malgrado non ci fosse “uno straccio” di prova come aveva scritto la procura di Torino. Abbiamo visto tutti come è stata fatta cassa, smantellando la migliore squadra degli ultimi 15 anni. Abbiamo visto tutti che non è stato detto nulla al momento dello scippo degli scudetti. Abbiamo visto tutti la rinuncia al Tar e poi anche al Tas e poi a qualsiasi altra cosa potesse servire a ristabilire la verità sportiva, cioè che la Juventus quegli scudetti li aveva vinti regolarmente e meritatamente sul campo. Insomma c’è il sospetto concreto che il ruolo della Juve in calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri. Fino a prova contraria non è così, ovviamente. Ma per smentire queste voci, acquisire un minimo di credibilità per il futuro e fidarsi degli ottimi progetti industriali di Jean Claude Blanc, basterebbe che il presidente Cobolli rispondesse “29 scudetti” alla mia domandina facile facile. E che poi li rivendicasse uno per uno, mostrandoli sulla divisa, in sede e allo stadio.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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