Camillo di Christian RoccaBush vince su Guantanamo e mette in imbarazzo il Congresso democratico

Milano. Dopo settimane e mesi di cattive notizie, finalmente ne è arrivata una positiva per la Casa Bianca di George W. Bush. La Corte federale d’appello del Distretto di Columbia ha confermato la validità costituzionale del Military Commissions Act, la legge approvata l’anno scorso dal Congresso repubblicano per regolamentare i processi ai nemici-combattenti detenuti a Guantanamo. I giudici federali hanno stabilito che i prigionieri di nazionalità straniera detenuti fuori dai confini nazionali non hanno alcun diritto costituzionale di ricorrere alle corti ordinarie americane.
Questa, dal principio della guerra al terrorismo, è la posizione dell’Amministrazione Bush, contestata da buona parte dei democratici. In un primo momento i consiglieri giuridici della Casa Bianca non avevano previsto alcun tipo di revisione giudiziaria per i prigionieri, ma una prima sentenza della Corte suprema aveva imposto di procedere con l’organizzazione dei processi ai detenuti. L’Amministrazione aveva previsto un sistema di commissioni militari speciali, anch’esso finito l’anno scorso sotto l’osservazione dei giudici costituzionali. In quel caso, la Corte suprema impose al Pentagono di processare i prigionieri di Guantanamo con procedure conformi a quelle previste dalle Corti marziali ordinarie, specie riguardo alla formulazione dei capi d’imputazione e alla raccolta delle prove, oppure con commissioni militari e procedure ad hoc, purché autorizzate dal Congresso. Tenendo conto di queste indicazioni, a ottobre è stato approvato il Military Commissions Act. La Corte federale d’appello di Washington, interrogata dai legali di buona parte dei 400 detenuti di Guantanamo, ha ritenuto costituzionalmente legittima l’architettura giuridica di questi processi militari speciali per i prigionieri di Guantanamo. Gli avvocati difensori hanno già annunciato ricorso alla Corte suprema, ma la possibilità che i giudici costituzionali diano ragione ai detenuti è scarsa, proprio perché il Congresso, chiamato in causa dalla precedente sentenza della Corte, s’è già espresso autorizzando le commissioni militari e le sue procedure.
Qui, però, si apre un altro fronte, potenzialmente più pericoloso per le decisioni prese in questi anni da Bush. Rispetto al giorno in cui è stato approvato il Military Commissions Act, al Congresso è cambiata la maggioranza, dopo la vittoria del Partito democratico alle elezioni di metà mandato di novembre. I democratici ora hanno lo strumento principe e definitivo per contestare la dottrina giuridica bushiana sullo status speciale dei nemici-combattenti catturati in battaglia in Afghanistan: il potere legislativo. Il nuovo Congresso, infatti, potrebbe approvare una nuova legge per garantire ai talebani e ai militanti di al Qaida gli stessi diritti di habeas corpus previsti per i cittadini americani. Un gruppo di senatori democratici, Patrick Leahy, Christopher Dodd, Russell Feingold e Robert Menendez hanno già proposto un testo di legge che, se approvato, consentirebbe ai detenuti di Guantanamo di adire alle corti ordinarie americane. Il capo dell’opposizione repubblicana alla commissione Giustizia, Arlen Specter, ha già fatto sapere di essere d’accordo ad approvare un ribaltamento di questo tipo. Nessuno dei leader democratici, però, tantomeno i presidenziabili Hillary Clinton e Barack Obama, ha fatto conoscere il suo pensiero sul progetto di legge che, se approvato, diventerebbe uno dei principali argomenti della campagna elettorale 2008.

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