Camillo di Christian RoccaL'eroe di Altman dice "una cosa ovvia"

Garrison Keillor in America è un mito, uno dei personaggi più amati dagli intellettuali di sinistra della east coast. In questi giorni, però, ha messo in imbarazzo i suoi più fedeli ammiratori liberal. Sulla rivista Salon ha scritto un articolo per demolire con ironia il fondamento del matrimonio gay e della famiglia allargata. In Italia, Garrison Keillor è conosciuto per essere stato il protagonista, sia nella realtà sia nella finzione, dell’ultimo splendido film di Robert Altman, “Radio America”, la storia di una fortunatissima trasmissione radiofonica della Npr che va in onda live tutti i sabati da un teatro del Minnesota e talvolta da altre città americane. Il programma “A Prairie Home Companion” – celebrato da Altman e di cui Keillor è creatore, produttore e conduttore – propone musica country, sketch umoristici e buoni sentimenti, ed è considerato dall’America liberal uno degli ultimi bastioni di difesa dei valori tradizionali e genuini contro l’involgarimento del pianeta, la dittatura del consumismo e il disprezzo per la cultura.
Keillor è un convinto elettore del partito democratico, il suo ultimo libro si intitola “A homegrown democrat”, scrive per le più aristocratiche riviste liberal del paese, dal New Yorker all’Atlantic Monthly, e negli ultimi mesi ha chiesto pubblicamente l’impeachment per George W. Bush, secondo lui la peggior sciagura politica mai capitata agli Stati Uniti. Keillor, per dirne un’altra, è talmente distante dall’attuale Casa Bianca da essere riuscito a vedere in John Kerry, lo sfidante di Bush nel 2004, nientemeno che una specie di reincarnazione congiunta di John Kennedy e di Winston Churchill (“basta ascoltarlo e ti rassicura che a casa c’è qualcuno, le luci sono accese e l’ascensore funziona”).
Il titolo del suo articolo su Salon era “dire una cosa ovvia”, un formidabile atto d’accusa contro i “guerrieri culturali” di sinistra. Secondo Keillor, la cosa ovvia è che “la natura non è interessata al benessere emotivo delle persone adulte, ma alla continuazione della specie, in altre parole: ai bambini”. I figli, secondo Keillor, crescono bene in una famiglia tradizionale: “Con il vecchio sistema monogamo non c’era il problema di dividersi Thanksgiving e Natale tra la madre-e-il-patrigno e il padre-e-la-sua-terza-moglie, né tra la suocera-e-il-suo-ragazzo-Hal e tra il suocero-e-il-suo-compagno-Chuck”. Keillor crede che “oggi la famiglia allargata si sia estesa fino al punto di rottura, perché un bambino può crescere con 8 o 9 o 10 parenti – nonno, nonnina, nonnetto, nonnetta, papi, mami, paparino, mammino e Chuck – e necessita di un programma per tenere il conto”.
Sono stati i commenti sul matrimonio gay a scatenare le proteste infuocate di editorialisti e bloggers omosessuali, da Andrew Sullivan a Dan Savage. Quest’ultimo, dopo aver semplicemente risposto con un “Keillor vaffanculo”, ha chiesto alla comunità gay newyorchese – in questi giorni impegnata a pretendere dai candidati democratici alla Casa Bianca sostegno e supporto alle proprie battaglie – di organizzare per protesta l’interruzione dello show di Keillor, in diretta questo pomeriggio dalla Town Hall di New York. Altri ricordano che Keillor non è un esempio, visto che si è sposato tre volte. Su Slate, Keillor ha scritto che “ora il matrimonio gay produrrà una nuova serie di parenti per legge. Oltre all’ex-figliastro, all’ex-patrigno, alla seconda-moglie-del-primo-marito-di-vostra-moglie, ci saranno anche Bruce e l’ex marito-di-Kevin, insieme con l’ex-compagno-di-Bruce, che si chiama Mark, e l’attuale-partner-di-Mark”.
Keillor crede che ci abitueremo a tutto questo, anche perché “il paese è già arrivato ad accettare lo stereotipo dei maschi omossessuali – ragazzi sprezzanti con capelli arruffati che vivono in appartamenti iperdecorati con divani a strisce e un piccolo e bizzarro cane e che adorano artisti effeminati e loro stessi si presentano con ostentazione. Però, se vogliono essere accettati come coppie e papà devono portare questo esibizionismo sotto controllo. Ai genitori si chiede di stare un passo indietro, non di vestirsi con pantaloni giallini e camicie a pois neri”.

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