Camillo di Christian RoccaTutti (tranne McCain) al gran ballo della destra americana

Milano. Cpac. La sigla è poco nota, anche in America. Sta per Conservative Political Action Conference ed è l’annuale riunione familiare del movimento conservatore americano ormai da 37 anni. Ogni anno, per tre giorni, migliaia di politici, dirigenti e militanti affollano le sale di un grande albergo di Washington per discutere lo stato del conservatorismo e ricordare a se stessi la pericolosità delle politiche degli avversari liberal. Ronald Reagan era di casa e fu durante la primissima riunione del Cpac, nel 1974, che il futuro presidente pronunciò il celebre discorso della “city upon a hill”, dell’America considerata come la città sopra la collina, illuminata da Dio e guida sicura del mondo libero.
Sono pochi i luoghi dove si può misurare il polso della destra americana con più precisione della riunione del Cpac. L’edizione di quest’anno, cominciata ieri mattina, è particolarmente interessante perché si tiene a un anno esatto dalle primarie presidenziali, in un ciclo elettorale dove la Right Nation sembra essere priva di una leadership consolidata e riconosciuta. George W. Bush non si potrà ricandidare per il limite posto dalla Costituzione, il suo vice Dick Cheney non cercherà la presidenza, mentre i principali candidati – Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney – per un motivo o per l’altro non vantano curriculum da perfetto conservatore. Giuliani, sposato tre volte, è favorevole all’aborto, pro gay e per il controllo delle armi. McCain si è spesso scontrato con l’ortodossia del partito sui finanziamenti politici, sul surriscaldamento terrestre, sulla ricerca embrionale. Romney è mormone, cambia spesso idea sulle questioni etiche e ultimamente gli è rimasta addosso la definizione di The Politico: “E’ un Bill Clinton con i pantaloni allacciati”.
L’ultimissimo sondaggio tra gli elettori repubblicani, pubblicato su Time, dà 14 punti di vantaggio all’ex sindaco di New York su John McCain e conferma la previsione secondo cui Giuliani batterebbe Hillary Clinton di 3 punti percentuali. La candidatura di un repubblicano liberal come Giuliani potrebbe aprire al Grand Old Party spazi elettorali sulle due coste, a cominciare da New York e California, ma il dubbio degli analisti – oltre alla ruvidità caratteriale dell’ex sindaco – resta il suo appeal tra i conservatori duri e puri, in particolare tra la base evangelica antiabortista.
L’American Conservative Union, l’organizzazione che gestisce il Cpac, nel 2005 rifiutò di invitare Giuliani e, ancora adesso, non lo considera uno buono per la Casa Bianca. Giuliani può vantare il precedente di Reagan, ex democratico di Hollywood, ex governatore abortista della California, trasformatosi nell’icona del movimento conservatore. L’ex sindaco giura che nominerà giudici federali che si atterranno strettamente alla Costituzione, invece che interpretarla legiferando dalle aule di un tribunale. E’ la frase in codice per annunciare ai conservatori che da presidente nominerà giudici antiabortisti. Ma, proprio ieri, una ricerca sui 75 magistrati nominati ai tempi in cui era sindaco di New York ha svelato che i suoi giudici sono stati, a larghissima maggioranza, liberal, laici e sostenitori dei diritti gay.
Una prima risposta dell’accoglienza conservatrice si avrà oggi a mezzogiorno, nel momento in cui Giuliani salirà sul palco del Cpac per conquistare i militanti della Right Nation. Nel corso dei tre giorni, si alterneranno sul podio anche gli altri candidati, da Romney all’ex speaker Newt Gingrich e poi l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee e il beniamino della destra religiosa Sam Brownback. Con loro anche Cheney, John Bolton, Grover Norquist, i leader al Congresso e molti opinionisti. L’unico big assente sarà John McCain, il quale ha rifiutato l’invito ed è andato allo show di David Letterman per dire che ad aprile, di ritorno dall’Iraq, annuncerà ufficialmente la candidatura alla Casa Bianca. C’è chi dice che la scelta di non partecipare al Cpac sia un suicidio politico, ma il suo portavoce spiega che il senatore non ha alcun bisogno di mostrare le proprie credenziali politiche e fa intuire che, se si fosse fatto vedere intento a corteggiare l’ala più radicale della destra, avrebbe rovinato la sua immagine di politico indipendente.

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