Camillo di Christian RoccaMiliardi & bioetica, torna a Washington il dibattito sull'embrione

New York. Il dibattito sulle cellule staminali embrionali è tornato al Congresso. Ieri mattina il Senato di Washington ha cominciato a discutere la proposta di legge del partito democratico favorevole a ripristinare i finanziamenti federali alla ricerca sugli embrioni, dopo mesi di audizioni e campagne politiche senza sosta. Nel 2001, George W. Bush, aveva deciso di finanziare coi soldi federali soltanto la ricerca sugli embrioni già esistenti, cioè su quelli già creati in laboratorio ma non più utilizzabili a scopo riproduttivo. Contemporaneamente aveva vietato i soldi federali per la ricerca sugli embrioni creati dopo l’agosto del 2001, mentre non ha imposto nulla alla ricerca privata e a quella finanziata con i soldi pubblici non federali. L’anno scorso il Congresso, ancora a maggioranza repubblicana, aveva votato per far ripartire il finanziamento federale alla ricerca sulle staminali embrionali, ma a luglio Bush aveva posto il primo e unico veto della sua presidenza. Ora, con un nuovo Congresso democratico, i favorevoli alla ricerca embrionale ci riprovano. La settimana prossima il testo sarà approvato dal Senato, ma non è ancora sicuro se la maggioranza sarà qualificata oppure no. La quota da raggiungere per superare il veto di Bush è di 66 voti, ma oggi le previsioni più favorevoli ne contano soltanto 65, anche perché uno dei neoeletti senatori democratici, Bob Casey della Pennsylvania, è un convinto sostenitore dei temi pro life e voterà contro il ripristino dei finanziamenti federali alla ricerca sugli embrioni. Tra i repubblicani voterà a favore l’altro senatore della Pennsylvania, Arlen Specter, così come il senatore del New Hampshire e di simpatie libertarie John Sununu, mentre Norm Coleman ha presentato una proposta di mediazione che consente i finanziamenti alla ricerca sulle staminali a patto che non vengano distrutti gli embrioni. I democratici hanno già in mente il passo successivo, nel caso Bush ponesse il veto: attaccare un provvedimento pro ricerca a una legge di spesa a cui Bush non potrà dire di no, come hanno fatto sull’Iraq finanziando l’aumento delle truppe richiesto dalla Casa Bianca, ma ponendo anche una data per il ritiro. Sull’Iraq però è andata male, visto che Bush ha già promesso il veto.
La questione etica non è l’unica a tenere banco, ci sono anche i 23 miliardi di dollari federali destinati alla ricerca, sicché i vari gruppi di pressione, quelli a favore e quelli contro, si sono organizzati in modo straordinario per influenzare i membri del Congresso. L’anno scorso, in occasione del referendum del Missouri sull’ampliamento della ricerca sulle staminali, sono stati spesi 35 milioni di dollari, a stragrande maggioranza a favore della posizione pro ricerca (31 milioni a 4). La Coalizione per l’avanzamento della ricerca medica ha addestrato quasi mille persone di aziende biotech, di università e di vari gruppi di pazienti perché potessero spiegare al meglio le loro ragioni a deputati e senatori.
Sul fronte opposto, le più tenaci oppositrici del progetto di legge sono le ragazze di Hands Off Our Ovaries – Nessuno tocchi le nostre ovaie, guidate dalla fondatrice Jennifer Lahl, che ha raccontato ai consiglieri dei deputati e dei senatori i pericoli che corrono le donne dal cui utero viene estratto un ovocita. E ieri, giorno dell’avvio del dibattito in aula, ha organizzato una conferenza stampa: “Non sono una lobbista – ha detto a The Politico – Non sono qui per dire alla gente come votare. Sono una militante. Voglio che la gente abbia tutte le informazioni necessarie per votare in tutta coscienza”.
Il caso americano è più complicato di quello italiano. Negli Stati Uniti non ci sono limiti alla produzione di embrioni, come previsto dalla legge 40 in Italia. Le cliniche della fertilità, quindi, dispongono di un numero di embrioni in sovrannumero non più utilizzabili a fini riproduttivi. L’alternativa è distruggerli oppure destinarli alla ricerca. Le associazioni anti aborto e pro life sono contrarie perché la ricerca distrugge gli embrioni e Bush ha scelto di non finanziarla con i soldi dei contribuenti. Il progetto di legge del Senato, così come quello della Camera, esclude finanziamenti federali alla clonazione umana ma, se riuscisse a superare il veto della Casa Bianca, secondo i suoi sostenitori potrebbe aiutare a trovare una via per curare il Parkinson e l’Alzheimer. Gli oppositori dicono il contrario: le aziende biotech vogliono i soldi del governo perché la ricerca sugli embrioni non sta funzionando, mentre la ricerca sul liquido amniotico e sulle cellule staminali adulte sembra più promettente. Una tesi smentita dal direttore dell’Istituto nazionale della sanità.

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