Camillo di Christian RoccaI tre giorni del Pio Condor

Avete un parente all’estero o un conoscente che da mesi non legge i giornali e non guarda la tv? Bene. E’ la persona adatta al seguente esperimento: provate a spiegargli di che cosa parlano le nostre cronache quando si accalorano sul caso Sismi, sui servizi segreti di Niccolò Pollari e sulle mirabolanti avventure dell’agente Pio Pompa. Non sapete da dove cominciare, vero? Le uniche cose chiare, in effetti, sono che il Sismi è il nostro servizio segreto militare con un passato non proprio limpidissimo, che Niccolò Pollari è il generale della Finanza chiamato alla fine del 2001 da Silvio Berlusconi, e poi confermato dal governo Prodi, a guidare la nostra intelligence e, infine, che Pio Pompa è stato uno dei suoi collaboratori più stretti. Il resto è misterioso, ma solo in apparenza. Al succo la vicenda è questa: ci sono due procure della repubblica, una con sede a Milano e una a Largo Fochetti, convinte da tempo che i nostri servizi di intelligence abbiano commesso le più svariate infamie per conto del governo Berlusconi, a cominciare dall’aver costruito le prove false per aiutare George Bush e Tony Blair a dichiarare guerra all’Iraq (Nigergate), continuando col sostegno alle azioni coperte della Cia (cattura dell’imam fondamentalista Abu Omar a Milano), fino a una pianificata strategia della paura per aiutare il governo di centrodestra (con i risultati noti) e alle attività di “dossieraggio” compiute nell’ufficio coperto di Via Nazionale gestito da Pompa. A questo punto è previsto che il parente all’estero e il conoscente ignaro sgranino gli occhi ad apprendere che esiste qualcuno convinto che la politica di sicurezza e di difesa nazionale debba essere affidata a un magistrato e non ai servizi e al governo. Il parente o il conoscente comincia anche a preoccuparsi e a chiedersi se davvero ci siano settori politici e giornalistici che considerano il terrorismo islamista una carta fasulla e non una minaccia reale. Arriva anche il momento delle risate di gusto, quando gli si racconta che Bush e Blair avrebbero avuto bisogno dell’apporto di Pollari e Pompa per dichiarare guerra a Saddam. Ma, finite le barzellette, il parente e il conoscente vorrano sapere qualcosa di più dei dossier segreti contro magistrati e oppositori del governo preparati, secondo l’accusa, da Pio Pompa nelle segrete stanze di via Nazionale. Le attività di Pompa possono essere giudicate sospette e le azioni di Pollari non piacere, ma dalle indagini non risultano dossier segreti, né pericoli per la democrazia, meno che mai tentativi di golpe. C’è soltanto un episodio di illegalità accertata giudiziariamente, come ha ammesso ieri Carlo Bonini su Repubblica: l’arruolamento contra legem di un giornalista, Renato Farina, per “sollecitare risposte sul caso Abu Omar” ai magistrati milanesi che indagavano sui vertici del Sismi. Secondo Repubblica queste risposte non erano destinate a “un articolo di cronaca o a un commento, ma a un appunto riservato che Nicolò Pollari e Pio Pompa attendono a Roma per anticipare le verosimili mosse istruttorie della Procura”. In realtà quelle risposte sono comparse l’indomani, una dietro l’altra, in un’intervista firmata da Farina e pubblicata su Libero. In Via Nazionale, Pompa scriveva appunti e analisi con notizie tratte da internet e dai giornali, dalle cosiddette fonti aperte, cioè quelle pubbliche e disponibili a tutti. Memorabile, ma poco segreto, l’appunto in cui Pompa avverte il governo Berlusconi che una parte della sua stessa maggioranza avrebbe voluto fargli le scarpe. Tutta la vicenda, a guardarla bene, sembra un remake dei “Tre giorni del Condor” con Franco Franchi al posto di Robert Redford, più che la nuova P2. Ora il teatrino s’è spostato su Pollari e sulla sua offerta di svelare i misteri dei suoi anni alla guida del Sismi. Di nuovo: potranno non piacere i toni minacciosi e i modi irrituali di Pollari, e soprattutto i personaggi di cui si circonda, ma consentirgli di dire la sua verità sui misteri di questi anni rientra nel più elementare diritto di difesa. Il direttore della Cia George Tenet, per dire di un protagonista non meno importante di Pollari o Pompa, ha preso 5 milioni di dollari per scrivere il libro in cui racconta la sua verità.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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