Camillo di Christian RoccaClinton, Obama ed Edwards contro il matrimonio gay

New York. Hillary Clinton è contraria, Barack Obama anche, così come John Edwards. I tre frontrunner, cioè i favoriti, alle primarie del Partito democratico hanno detto di essere contrari al matrimonio gay, anche se non sono riusciti a spiegare perché. Giovedì sera, a Hollywood, i pretendenti liberal alla Casa Bianca hanno partecipato a un forum sui diritti gay, il terzo appuntamento in pochi giorni – dopo i blogger sabato e i sindacati mercoledì – di confronto con le principali componenti della base democratica. I candidati minori, Dennis Kucinich e Mike Gravel, sono stati gli unici ad accontentare in pieno il pubblico composto da “lgbt people” ovvero da “lesbiche, gay, bisex e transessuali”, ma le loro speranze di successo alle elezioni primarie di inizio 2008 sono pari a zero. Bill Richardson, invece, è sprofondato nella poltrona quando si è reso conto di aver compiuto una gaffe clamorosa agli occhi della comunità gay, per aver detto che l’omosessualità è “una scelta, non una questione biologica”. Gli altri candidati di seconda fascia, Joe Biden e Chris Dodd, non hanno partecipato, per strategici impegni precedenti. L’attenzione, ovviamente, era sui tre big e la curiosità degli analisti politici su come Hillary, Obama ed Edwards se la sarebbero cavata a corteggiare la comunità omosessuale, senza perdere consensi al centro. Il più a suo agio è sembrato Obama, perché è naturalmente più bravo a parlare di diritti (“sono uno speranza-fondaio”, ha detto), ma anche perché è generazionalmente più in sintonia con questi temi rispetto agli altri e soprattutto perché la sua breve esperienza politica non lo ha costretto, come è successo a Hillary e a Edwards, a giustificare precedenti posizioni non proprio gay-friendly. Obama ha giocato la carta semantica per giustificare il suo no al matrimonio gay: togliamo di mezzo la parola “matrimonio” che per molte persone ha una connotazione religiosa e concentriamoci invece sui diritti civili da garantire alle coppie. Così come Hillary e Edwards, però non è riuscito a spiegare in linea di principio la sua opposizione, limitandosi a segnalare una questione di opportunità strategica. Nato nel 1961 da padre nero e madre bianca, Obama ha citato il suo caso personale per dire che negli anni Sessanta non avrebbe consigliato al movimento dei diritti civili di puntare come priorità all’abolizione delle leggi sui matrimoni interrazziali. A Hillary è stato contestato il “tradimento” dell’Amministrazione Clinton: “I nostri cuori sono stati spezzati – le ha detto la cantante rock Melissa Etheridge – Siamo stati gettati sotto l’autobus e messi da parte. Tutte quelle promesse che ci avete fatto non sono state rispettate”. Alla comunità gay non sono mai andate giù la pilatesca politica clintoniana del “don’t ask, don’t tell” (“non chiedere, non dire”) sugli orientamenti sessuali dei soldati, tantomeno il sostegno alla “legge sulla difesa del matrimonio” che ha permesso agli stati contrari alle nozze gay di non considerare validi i matrimoni eventualmente autorizzati da altri stati. Hillary ha difeso le scelte di Bill, pur prendendone le distanze in linea di principio. Sono state decisioni tattiche, ha detto Hillary spiegando che la politica del “don’t ask, don’t tell” era la migliore che si potesse prendere al momento e che la legge sulla difesa del matrimonio ha avuto l’effetto di bloccare soluzioni peggiori. “Se non avessimo avuto quella legge, non so se saremmo stati capaci di fermare l’emendamento costituzionale anti matrimonio gay”, ha detto la senatrice. Ora Hillary è favorevole all’arruolamento dei soldati gay e ricorda che l’icona dei conservatori Barry Goldwater era solito dire “you don’t have to be straight to shoot straight”, non devi essere eterosessuale (“straight”) per sparare dritto (“straight”). A Edwards è stato contestato per aver detto che la sua contrarietà al matrimonio gay fosse una diretta conseguenza delle sue convinzioni religiose. L’ex senatore della Carolina del nord – un tempo centrista, ora iper progressista – ha chiesto scusa e ha anche smentito, in modo non del tutto convincente, il guru elettorale dei democratici Bob Shrum, il quale nel suo splendido libro di memorie politiche, “No excuses”, ha raccontato che durante la campagna presidenziale 2004 Edwards gli disse di trovarsi “a disagio” con gli omosessuali.

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