Camillo di Christian RoccaVia Gonzales

New York. George W. Bush ieri mattina ha perso un altro dei suoi fedelissimi: Alberto Gonzales, l’Attorney General, l’avvocato del popolo, uno degli architetti giuridici della guerra al terrorismo post 11 settembre. Il ministro della Giustizia americano s’è dimesso dopo mesi di polemiche, accuse e critiche provenienti dai democratici, ma anche da parecchi repubblicani. Gonzales si era dimesso venerdì, ma Bush aveva rifiutato. Domenica, in Texas, i due si sono incontrati al ranch del presidente e di fronte all’insistenza di Gonzales, Bush ha accettato “con rammarico” la sua decisione. Lo schema, fatto trapelare dagli uomini della Casa Bianca, è identico a quello che ha accompagnato le dimissioni di Karl Rove, una decina di giorni fa. Bush ha accusato Washington di aver “infangato, per motivi politici, la reputazione di un uomo integro e di sani principi” come Gonzales, suo consulente legale fin dalla prima elezione a governatore del Texas. Il presidente ha elogiato il ruolo decisivo di Gonzales nell’elaborazione giuridica della guerra ad al Qaida e ha ricordato che le “impronte” di Gonzales sono ben visibili sul Patriot Act e su altre leggi antiterrorismo. Gonzales ha costruito la cornice legale post 11 settembre, secondo cui i terroristi di al Qaida non sono paragonabili ai prigionieri di guerra regolati dalla Convenzione di Ginevra del 1949, perché non hanno un’uniforme, non esiste uno stato a cui riconsegnarli e, a differenza dei soldati di una guerra tradizionale, dispongono di informazioni utili a sventare altri attentati. I suoi critici gli contestano il memorandum giuridico scritto il 29 gennaio del 2002, tagliato e ricucito male l’11 novembre 2004 dal New York Times. Nell’articolo del quotidiano newyorchese, il memo di Gonzales suggeriva di non applicare la Convenzione di Ginevra perché “alcune sue previsioni sono curiose”, come a far intuire un lasciapassare giuridico alla tortura. In realtà, come è stato costretto ad ammettere il Times il giorno dopo nella rubrica “correzioni”, “le curiose previsioni” di cui scriveva Gonzales erano ben specificate e riguardavano “gli anticipi sulla paga mensile”, le “uniformi sportive” e gli “strumenti scientifici”, roba effettivamente curiosa da fornire ai “nemici combattenti” catturati in Afghanistan.
La macchia di autorizzatore di torture però gli è rimasta e quando, due anni e mezzo fa, è stato nominato Attorney General, al Senato ha ricevuto pochissimi voti di conferma da parte dei democratici, malgrado fosse il primo ispanico chiamato a occupare una poltrona così importante nel governo americano. Al dipartimento della Giustizia è incappato nella vicenda del licenziamento di 8 dei 93 procuratori locali, tutti repubblicani. Gonzales ha agito in modo confuso e con modalità sospette, ipotesi confermata dalle sue contradditorie audizioni al Senato, ma secondo la Costituzione i procuratori sono nominati e rimossi a discrezione del presidente. Bill Clinton, per esempio, in un solo giorno li aveva sostituiti tutti e 93, compreso uno che in Arkansas stava indagando su una vicenda che lo riguardava. Gonzales ha fornito migliaia di documenti al Congresso per dimostrare che non c’è stato nessun complotto contro gli otto e, malgrado contro di lui non sia emerso nulla, la gestione politica del caso è stata disastrosa.
I “fardelli” Karl e Alberto
L’uscita di scena di Gonzales è stata accolta con un sospiro di sollievo dentro l’Amministrazione. Bush ha detto che “questi mesi di trattamento ingiusto” avevano impedito a Gonzales di guidare con la necessaria concentrazione il Dipartimento della Giustizia, ma da tempo la sua gestione del dicastero era giudicata con imbarazzo da gran parte dei repubblicani. Fonti interne alla Casa Bianca sostengono che ora Bush possa ricominciare il confronto con il Congresso con nuovi consiglieri (Josh Bolten e Ed Gillespie) e con i due principali target degli avversari, Alberto Gonzales e Karl Rove, tolti di mezzo. Così potrà affrontare le battaglie sul bilancio e sull’Iraq con una tattica ferma, ma meno aggressiva, puntando sui cambiamenti e non sulla strenua difesa del passato. I democratici hanno accolto con soddisfazione le dimissioni e promesso che le inchieste congressuali continueranno, ma sanno anche che l’uscita di scena di Rove e Gonzales dal governo le renderanno meno interessanti. Bush ha scelto Paul Clement, il Solicitor General (una specie di avvocato dello stato), per assumere ad interim, e in attesa di una nuova nomina, la carica che Gonzales lascerà il 17 settembre. Circolano già parecchi nomi per la scelta definitiva, a cominciare dal segretario della Homeland Security, Michael Chertoff.

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