Camillo di Christian Rocca"La missione dell'America è Viva Cuba Libre"

Bush e il regime change all'Avana

New York. “Una nuova era per Cuba”. L’ultima tappa del freedom agenda tour di George W. Bush tocca l’isola di Cuba, “il paradiso socialista trasformato in gulag tropicale”, l’unico paese latinoamericano che in questi decenni non ha conosciuto né progresso economico né libertà politica. Ieri pomeriggio, rifacendosi all’antica battaglia anticastrista di John Kennedy, Bush ha delineato una nuova strategia pacifica (al contrario di quella kennediana) per ottenere il cambio di regime all’Avana e avvertire che Washington non accetta la transizione familiare da Fidèl a Raùl Castro e non allenterà l’embargo finché il regime si prolungherà sotto altre forme.
La linea su Cuba, forgiata dalle analisi della Cia, è sempre stata quella di aspettare la morte di Fidèl nella convinzione che con la fine del dittatore si sarebbe avviato il processo democratico. La previsione della Cia si è rivelata sbagliata. Raùl Castro, al comando per i problemi di salute di Fidèl, ha ulteriormente consolidato il regime dittatoriale che ormai dura da 48 anni. Bush è stato chiaro nello spiegare che la linea della Casa Bianca non è quella dello status quo (“la nostra missione è Viva Cuba Libre”), perché è ormai appurato che la vita dei cubani non potrà migliorare con un altro dittatore al posto di Castro. La nuova strategia politica americana è centrata sulla libertà e sull’idea che soltanto il riconoscimento dei diritti fondamentali potrà garantire una vera stabilità.
Di fronte a un pubblico di dissidenti cubani, riuniti al Dipartimento di stato, Bush ha presentato i parenti di quattro prigionieri politici detenuti nelle carceri castriste per mostrare il volto umano dell’assalto cubano alle libertà personali e per non limitarsi a un astratto discorso di politica estera. Bush ha invitato i cubani alla resistenza nonviolenta, assicurando che per loro prima o poi “ci sarà finalmente spazio nella nuova Cuba”. Per tre volte, in spagnolo e inglese, Bush ha detto al popolo cubano di avere fiducia perché “il vostro giorno sta arrivando”. Bush ha raccontato nel dettaglio l’ordinaria follia della morsa di potere castrista, sottolineando la quotidiana negazione dei diritti minimi, gli aspetti totalitari del regime, il fallimento economico, il controllo dell’informazione, la mancanza di rispetto dei diritti umani. Al popolo cubano ha prospettato una serie di incentivi economici, politici e culturali al cambiamento. Ogni possibilità di collaborazione con il regime, ha ribadito però Bush, è legata alla dimostrazione reale che Cuba voglia chiudere con la sua lunga stagione totalitaria.
La strategia di “regime change” elaborata da Bush prevede l’espansione degli scambi culturali e l’autorizzazione ad associazioni religiose e nonprofit americane a fornire computer e borse di studio ai giovani cubani. In cambio Bush si aspetta vere elezioni, il rilascio dei prigionieri politici e l’accesso libero a Internet. Alla comunità internazionale, il presidente ha chiesto di impegnarsi a sostenere i movimenti democratici, magari invitando i dissidenti a usare Internet nelle proprie ambasciate e collaborando con la società civile, così come stanno già facendo la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia, tre paesi da poco usciti dal comunismo e per questo più attenti ad aiutare chi non se ne è ancora liberato. Bush ha annunciato, inoltre, di aver dato mandato al segretario di stato, Condoleezza Rice, di lavorare con i paesi alleati per far nascere un multimiliardario Fondo internazionale per la libertà a Cuba. Il punto chiave di questo nuovo impegno americano resta la presenza di un vero governo di transizione democratica che rispetti le libertà fondamentali, scarceri i dissidenti e convochi elezioni libere. Bush si è rivolto anche ai capi militari e dei servizi di sicurezza dell’Avana, approfittando del fatto che il suo discorso è stato trasmesso da tv e radio che raggiungono Cuba. Bush gli ha spiegato che dovranno scegliere e che la scelta sarà se sostenere le ragioni dei cubani che chiedono libertà o se usare le ultime forze di un regime morente per continuare a far morire il loro stesso popolo. “Gli incubi, anche i più terribili, non durano per sempre. A un certo punto, anche a Cuba arriverà una vera rivoluzione, quella della libertà e della giustizia”.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter