Camillo di Christian RoccaAl Franken per Beppe Grillo

Modelli Americani

Beppe Grillo non è l’unico comico occidentale a essere entrato, in un modo o nell’altro, in politica. C’è il precedente di “Uomo dell’anno”, il film di Barry Levinson uscito in Italia pochi mesi fa, dove il protagonista, Robin Williams, è un comico televisivo che, a causa della disaffezione popolare nei confronti della casta di Washington, decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. Si tratta di un film, ok. Ma la sceneggiatura offre un modello di comportamento e un percorso politico alternativi per chi, come Grillo, sente il bisogno di gridare il suo beffardo vaffa contro i potenti. Il modello e il percorso sono la candidatura e le elezioni.
D’accordo, “Uomo dell’anno” è un film. Ma quelle che noi europei consideriamo “americanate” di Hollywood, molto spesso sono espressione di un incredibile neorealismo americano. Alle elezioni del 2008, infatti, per il seggio del Minnesota al Senato di Washington si candida Al Franken, uno dei comici più famosi d’America. Già storico conduttore di Saturday Night Live, la trasmissione del sabato sera che può essere considerata una parente lontana dei Fantastico di Beppe Grillo, Al Franken è noto anche in Italia per il suo libro “Balle! – E tutti i ballisti che ce le stanno raccontando” (Mondadori), un pamphlet simil grillesco che in America è stato in testa nelle classifiche.
Il comico genovese urla i suoi politicissimi vaffa antipolitici e si entusiasma per i contatti quotidiani sul suo blog, ma si guarda bene dal farsi giudicare dagli elettori veri. Il comico americano, paladino dell’antipolitica come Grillo, usa invece gli strumenti tipici della politica. E si è candidato alle primarie del Partito democratico del Minnesota. Se Grillo avesse scelto il  modello Franken, invece che la strada qualunquista di questi mesi, sarebbe stato un avversario di Walter Veltroni alle primarie del Partito democratico e un protagonista credibile. La controprova viene ancora dall’America, dove c’è Michael Moore. Il regista di Sicko, acclamato dalle folle italiane ed europee, non ha fatto la stessa scelta di Franken, benché i due siano grandi amici. Non è sceso in politica, sicché resta un documentarista radical, un comico irriverente e come tale viene considerato da giornali e televisioni. Nessuno a Washington lo considera un interlocutore, le sue denunce non fanno titolo di giornale, i talk show non organizzano gogne mediatiche sulla base delle sue sfuriate. Ma gli Stati Uniti sono un paese serio. E Al Franken, cioè il loro Beppe Grillo, ne è perfettamente consapevole.
Di Christian Rocca

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