Camillo di Christian RoccaL'anti war Murtha va in Iraq e scopre che la strategia Bush funziona

New York. Il principale esponente “anti war” del partito democratico , John Murtha, è andato in Iraq e, di ritorno a Pittsburgh, ha raccontato ai cronisti che la nuova strategia di George W. Bush “funziona”. La notizia è clamorosa e rischia di compromettere la politica del partito democratico al Congresso.
Due anni fa John Murtha è stato il personaggio chiave del cambio di rotta dei democratici sulla guerra in Iraq. Murtha è un deputato della Pennsylvania, ex marine, eroe del Vietnam, noto per le sue posizioni moderatamente conservatrici e per i suoi solidi rapporti con l’apparato militare. Come la gran parte dei senatori e dei deputati democratici, nel 2002 Murtha aveva autorizzato l’uso della forza in Iraq, ma quando nel 2005 le cose sul campo sono peggiorate è diventato il più rumoroso sostenitore del ritiro delle truppe americane. Il passaggio di Murtha al fronte anti war aveva cancellato quel minimo di consenso che la politica irachena di Bush continuava ad avere nel modno liberal.
Murtha è diventato una star dei media e dei talk show, è stato il primo firmatario di numerose proposte di legge per ritirare le truppe e, dopo le vittoriose elezioni di metà mandato del 2006, ha sfidato la leadership del partito, giudicata troppo tenera nei confronti della strategia irachena di Bush.
Quando la Casa Bianca ha annunciato il “surge”, cioè l’aumento delle truppe guidate dal generale David Petraeus, Murtha ha detto che la decisione di Bush non avrebbe funzionato, anzi che avrebbe costretto gli Stati Uniti a un disastro militare. Anche quando sono cominciate ad arrivare le prime notizie positive dall’Iraq, Murtha le ha giudicate “illusorie” e ben diverse dalla realtà sul campo, dove invece secondo lui non si avvertiva alcun miglioramento. Nel corso di una recente conferenza stampa, Murtha ha urlato contro un giornalista che gli chiedeva di commentare le notizie positive diffuse dal Pentagono: “E lei ci crede solo perché lo dice il Pentagono? – ha detto – Si ricordi di ‘missione compiuta’, dei legami con al Qaida, delle armi di distruzione di massa e cosi via, lei crede ancora al Pentagono?”.
Con questo spirito, nel lungo weekend di Thanksgiving, Murtha è andato in Iraq, ma una volta tornato a casa ha spiegato ai cronisti di essere rimasto profondamente colpito dai progressi sul piano militare e, soprattutto, dalla svolta politica nella provincia di Anbar, un tempo il rifugio dei terroristi di Al Qaida e dei nostalgici del dittatore.
La svolta di Murtha potrebbe già avere effetti immediati al Congresso. Ieri Bush ha chiesto di approvare senza ulteriori perdite di tempo i fondi necessari per portare a termine la missione. La presa di posizione di Murtha, infatti, complica l’ennesima battaglia che i leader democratici erano già pronti a ingaggiare. Tanto più che dall’Iraq continuano ad arrivare notizie positive, sia da fonti ufficiali sia da resoconti indipendenti. Il cambiamento di clima, secondo i sondaggi di opinione, è ben percepito dagli americani. Secondo Pew, il 48 per cento crede che le ooperazioni militari stiano andando bene, diciotto per cento in più rispetto al febbraio di quest’anno quando i leader democratici dicevano che “guerra è persa”. Secondo Rasmussen, il 47 per cento degli americani anzi ora è convinto che Bush sta vincendo la guerra globale al terrorismo.
La Casa Bianca ha fornito ulteriori dati di miglioramento della sicurezza, con una costante diminuzione degli attacchi terroristici e delle vittime civili. Il Pentagono ha fatto sapere che novembre è il sesto mese consecutivo in cui diminuisce il numero dei caduti americani. Il New York Times ieri aveva un lungo reportage sul fenomeno del ritorno in Iraq dei profughi che erano scappati a metà del 2006 per il deterioramento delle condizioni di sicurezza. Per loro Baghdad è tornata sicura, anche se rischiano di trovare le loro case occupate. Potenzialmente si tratta di un problema serio, ma di quelli che nascono da circostanze favorevoli. Anche il Washington Post aveva una lunga inchiesta sui miglioramenti della condizione di vita a Baghdad, oltre che sul grande lavoro che resta da fare per tornare alla piena normalità. Gli unici ancora a non riconoscere che a Baghdad qualcosa sia cambiato è l’iper liberal pagina degli editoriali del New York Times che ieri titolava: “Ancora senza via d’uscita”.
La rivista Politico ha raccolto le impressioni di alcuni deputati democratici, stupiti perché gli elettori non chiedono più dell’Iraq. Il capo della maggioranza alla Camera, Steny Hoyer, ha riconosciuto che è la conseguenza delle buone notizie e, come ha detto il deputato Jim Cooper, “noi democratici non dovremmo essere contro le buone notizie”.

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