Camillo di Christian RoccaLa ripresina e lo show

New York. I sondaggi segnalano una ripresina di John McCain a livello nazionale, ma il senatore repubblicano resta dietro a Barack Obama in tutti o quasi gli otto o dieci stati in bilico che il 4 novembre decideranno le elezioni presidenziali. Il vantaggio politico, finanziario, organizzativo e mediatico di Obama resta solido, ma la piccola inversione di tendenza c’è, anche se tardiva. La domanda di queste ore è se si tratta di un riavvicinamento fisiologico, come accade sempre alla vigilia del voto, o se davvero John McCain infine ha trovato una chiave per convincere gli indecisi a non fidarsi delle parole di Obama. McCain sta puntando tutto sulle tasse e sull’economia, fin qui i due temi che hanno garantito il vantaggio del candidato democratico. La crisi di Wall Street è passata improvvisamente in secondo piano e l’attenzione dei due candidati si è concentrata sui piani fiscali. Entrambi promettono una riduzione delle tasse, ma McCain è riuscito in qualche modo a sollevare dubbi sulla vera natura del piano Obama, sintetizzata dalla risposta via e-mail del liberista Edward Prescott, premio Nobel per l’economia 2004, a un gruppo di “economisti per Obama” che gli avevano chiesto di aderire al gruppo: “Sapete perché l’Europa occidentale è così depressa rispetto agli Stati Uniti? Perché segue le politiche che Obama sta proponendo”. Prescott alla fine ha firmato un appello per McCain.
Tutto è cominciato con Joe the Plumber, l’idraulico dell’Ohio che qualche settimana fa ha detto a Obama che col suo piano fiscale avrebbe pagato più tasse, nel caso avesse comprato l’azienda per cui lavora. Obama ha risposto che le tasse non piacciono a nessuno, anche se il suo vice Joe Biden aveva sostenuto che “pagare tasse più alte è patriottico”. Inoltre ha spiegato all’idraulico che “diffondendo in giro la ricchezza” ci avrebbero guadagnato tutti.
La campagna McCain ha fatto di Joe the Plumber il simbolo del tentativo di riscossa, una mossa derisa dai giornali e considerata disperata dai più. Ora l’idraulico Joe gira l’Ohio con un autobus del Partito repubblicano, con cui si candiderà al Congresso nel 2010, per spiegare che le ricette di Obama sono socialiste e per dire che “il voto per Obama è un voto per la morte di Israele”. Su Israele, ieri McCain ha aperto un altro fronte, accusando il Los Angeles Times di non voler rendere pubblica la registrazione del discorso che Obama ha fatto cinque anni fa in onore di Rashid Khalidi, un professore universitario noto per la sua militanza pro-palestinese. Il Times ha risposto che si tratta di una promessa fatta alla sua fonte.
Ma il punto di questi ultimi giorni di campagna elettorale è quello delle tasse, su cui Obama sembrava avere un vantaggio. Dopo aver blindato la tradizionale base conservatrice grazie alla popolarità di Sarah Palin, McCain è riuscito a spostare il dibattito sulle ricette “socialiste” di Obama, agitando lo spettro di una Casa Bianca e di un Congresso entrambi dominati dai democratici e approfittando di una rara incertezza del team Obama.

Le ambiguità del piano fiscale
Il candidato democratico sostiene da mesi che abbasserà le tasse al 95 per cento degli americani, cioè a tutti quelli che guadagnano meno di 250 mila dollari, ma il 30 per cento degli americani già non paga tasse sul reddito, per cui un “tax credit” a chi non paga tasse vuol dire “spread the wealth around”, diffondere in giro la ricchezza. Su questo McCain sta puntando le sue ultime carte. Ma anche sul fatto che nel giro di poche settimane, Obama e Biden hanno fatto un po’ di confusione con le cifre, prima confermando che i tagli fiscali della loro Amministrazione sono rivolti a chi guadagna meno di 250 mila dollari all’anno, poi correggendo la cifra a 200 mila, infine a 150 mila. Un regalo inaspettato per McCain, pronto a sfruttare la definizione al ribasso dei ricchi e a chiedere agli elettori di guardare bene che cosa c’è dietro i bei discorsi del suo avversario. In realtà Obama non ha cambiato in corsa il suo piano fiscale, è stato soltanto consapevolmente ambiguo: la prima cifra, 250 mila dollari, era riferita ai nuclei familiari, la seconda, 200 mila, a quelli che non avranno aumenti alle tasse, la terza, 150 mila, a chi effettivamente avrà un beneficio fiscale sotto la presidenza Obama. McCain non molla e sa che c’è una fascia di indecisi e di elettori obamiani non ancora sicura al cento per cento di dargli il voto. Obama si è rivolto proprio a loro, ieri, con uno show di mezz’ora in prima serata e a reti quasi unificate, tranne Abc, e pagato un milione di dollari a ciascuno dei network.

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